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C’è un gioco da tavolo in cui la missione è organizzare e compiere un attentato contro Mussolini Si intitola Attento al dvce! ed è un racconto delle «gesta di poche persone, spesso sole e mal organizzate ma colme di rabbia, coraggio e soprattutto di speranza in un mondo nuovo libero dal fascismo».
Si è scoperto che Peter Thiel ha fondato una società segreta in cui le persone più ricche e potenti del mondo si ritrovano per parlare di argomenti piuttosto strani Tra gli incontri organizzati da questo curioso club figurano "Fondiamo una setta" e "Come va la tua vita sessuale?".
Per combattere l’ondata di caldo, i cinema indipendenti di Parigi hanno lanciato il Cine-clim, cioè proiezioni gratuite nelle sale con l’aria condizionata nelle ore più calde della giornata Dalle 13 alle 16, un film gratis, in una sala fresca, con precedenza a under 25, over 65, donne e persone disabili.
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L’ultimo, ridicolo risultato del sovranismo italiano è Emma, l’AI che dà solo risposte sbagliate e deliranti E stata chiusa cinque giorni dopo il lancio e dopo aver sbagliato a rispondere a letteralmente tutte le domande che le sono state fatte.
C’è un mobile game che ti fa “collezionare” i gatti randagi che incontri per strada come i Pokémon in Pokémon Go Si chiama CatchCat e ha anche un archivio, molto simile a un Pokedex, in cui i gatti vengono classificati con statistiche e punti esperienza.
Quello che sta investendo l’Europa è un evento climatico estremo chiamato omega block Si tratta di un fronte di alta pressione intrappolato tra due di bassa pressione. In sostanza, di una "cupola" di aria calda schiacciata sul continente.

I corpi di Spyros Rennt

Il fotografo rinomato per una rappresentazione senza tabù della sessualità queer e per documentare il mondo Lgbtq+ ci ha raccontato Body Heat, la prima mostra personale in Italia da Spazio Martin a Milano.

12 Novembre 2021

Un anno fa sfogliavo per la prima volta i due libri di Spyros Rennt, Another Excess e Lust Surrender, arrivati con il corriere agli esordi della seconda ondata di Covid. Se di per sé il lavoro di questo giovane fotografo greco, che vive a Berlino da diversi anni, può colpire solo nell’osservare il suo profilo Instagram, una costellazione di visi e di corpi, spesso nudi e sudati, nella bolla pandemica la socialità e la libertà mi sconvolsero. Salotti disordinati, club bui, baci, sesso, le vie deserte di Kreuzberg di notte, spiagge esotiche, tavole imbandite e decine di ragazzi immortalati mentre ballano, bevono, si amano. 

Beach stretch

«Sono profondamente legato alle immagini che creo. Quando si tratta di lavoro personale, mi interessa solo documentare le persone che mi sono vicine o che in qualche modo apprezzo. Sono grato per il fatto che persone interessanti entrino costantemente nella mia vita», ci ha detto Rennt, parlando del rapporto con le sue opere. La prima mostra personale di Rennt in Italia inaugurata ieri presso Spazio Martin a Milano, rappresenta appunto il lavoro d’archivio del fotografo, in cui documenta le proprie esperienze elevando le immagini a potenti messaggi di inclusione e rappresentazione della comunità Lgbtq+ .

“Claudio pulls Mihael up”, Spyros Rennt

“Judy at Adrian’s”, Spyros Rennt

“Lefty’s chest (desire)”

Rennt ha prodotto una serie impressionante di immagini che documentano le sue esperienze personali, un reportage su pellicola di un mondo libero, dei corpi dei suoi amanti, di amici e sconosciuti, ritratti in privato o in pubblico, spessissimo frammenti della scena rave e underground di Berlino. Il cosmo di Rennt viene rappresentato senza il tabù della sessualità queer, in un’attestazione della scena Lgbtq+ con una lente limpida, in cui l’intimità tra i soggetti e lo sguardo dell’autore traspare dalla carta e dallo schermo. Una rappresentazione mai più necessaria di ora in Italia, dove l’esposizione Body Heat sembra un segnale di lotta, un atto di presenza. Se Pasolini definiva il corpo come «una terra non ancora colonizzata dal potere», i corpi di Spyros lo dimostrano. Il concetto di intimità, a cui il sesso e la nudità sono spesso relegati in un fraintendimento che diventa tabù, assume un senso di celebrazione: i corpi celebrano l’identità e la sessualità di chi è fotografato, che sia all’interno di una discoteca gremita, in un bosco umido o tra le mura di una appartamento. «La tolleranza non è ciò a cui miriamo, meritiamo di essere accettati e celebrati» ci ha raccontato il fotografo parlando di come il suo lavoro sia estremamente politico e consapevolmente volto a elevare la comunità, «La comunità Lgbtq+, o almeno i personaggi che documento, si stanno muovendo in mondi invisibili all’occhio del mainstream. Credo nella bellezza e nell’onestà dei miei soggetti». 

Nel 2018 Rennt raccontava infatti a Dazed come la fotografia sia fondamentale nel fisiologico progresso di acquisizione dei diritti Lgbtq+ e parlando del suo paese d’origine, la Grecia, poneva l’accento sulla forza delle immagini per i più giovani: «Tutti sono online, in particolare i giovani queer, che hanno accesso a contenuti visivi prodotti da loro coetanei in tutto il mondo, questo serve da riferimento e ispirazione. La fotografia è, nel bene e nel male, il mezzo artistico più accessibile (tutti hanno una fotocamera sul cellulare) quindi è un ottimo sfogo creativo».

“Andy & Keenen in Harlem”

“Self portrait I”

«Nello spazio nebuloso della sessualità contemporanea, i comportamenti che escono dai margini delle norme sociali sono raramente tabù oggi, eppure continuano a essere riconosciuti come estranei, oscuri e, per troppi, intrinsecamente sbagliati. Il gioioso abbandono della nudità è stato represso dagli standard universali di decenza, per diventare uno stato così spesso riservato alla vita privata delle coppie o agli incontri casuali con estranei nell’oscurità», la premessa di Dan Thawley del libro Another Excess, cristallizza la forza del lavoro del fotografo: con una grazia innata, «né voyeuristica né egocentrica», Rennt cattura un senso di comunità con una sensibilità realistica che fa pensare a Tillmans, nelle tavole sfatte e nelle camere arrabattate, come nelle braccia e nei muscoli che si attorcigliano, o a Nan Goldin, negli after party a casa di chissà chi e negli sguardi intimi dritti in camera. «L’ultima immagine che mostro alla mostra Body Heat a Milano è “Camila at dawn”» ci ha detto Rennt parlando della relazione tra lui e le sue opere, «un ritratto di una donna che ho incontrato a una festa in casa a Berlino la scorsa estate. Ha posato per me con il sole mattutino che le colpiva il viso e il risultato mostra una connessione molto più profonda del tempo in cui ci conoscevamo davvero». 

Body Heat è visibile presso Spazio Martín in Via Alfredo Catalani 35 a Milano fino al 5 dicembre. 

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