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Polymarket è stata costretta a chiudere la pagina in cui faceva scommettere sull’imminente apocalisse nucleare Si poteva fare una di due scelte: la bomba esploderà entro la fine di marzo? Oppure entro giugno dell'anno prossimo?
Ars Technica ha cancellato un articolo che condannava l’uso dell’AI dopo che si è scoperto che conteneva citazioni inventate dall’AI L'autore del pezzo si è scusato e ha detto che da ora in poi non si fiderà più delle citazioni suggerite da ChatGPT.
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L’agenzia meteorologica giapponese fa delle previsioni esclusivamente dedicate alla fioritura dei ciliegi Quelle di quest'anno dicono che i fiori sbocceranno con un certo anticipo rispetto al solito: i primi arriveranno tra meno di due settimane.
C’è una proposta di legge per inserire la gentilezza tra i parametri con cui l’Istat misura la qualità della vita Proposta che è arrivata in Parlamento e che sostiene che una società più gentile sia non solo moralmente migliore ma anche più ricca economicamente.
L’invito per la sfilata di Dior alla settimana della moda di Parigi è una sedia In miniatura ma pur sempre una sedia che rimanda alle Sénat, quelle utilizzate all'interno del Jardin de Tuilleries, location della sfilata.
In Artificial, il prossimo film di Luca Guadagnino, ci sarà la prima colonna sonora composta da Damon Albarn E ha spiegato che lavorare a questo film gli ha fatto capire che le intelligenze artificiali non saranno mai capaci di fare musica vera.
Il favorito per diventare il prossimo Presidente del Consiglio del Nepal è un ex rapper che non si toglie mai gli occhiali da sole Si chiama Balen Shah e la sua immagine è così legata a quel modello di occhiali da sole che nei negozi hanno preso a chiamarli "occhiali Balen Shah".

I corpi di Spyros Rennt

Il fotografo rinomato per una rappresentazione senza tabù della sessualità queer e per documentare il mondo Lgbtq+ ci ha raccontato Body Heat, la prima mostra personale in Italia da Spazio Martin a Milano.

12 Novembre 2021

Un anno fa sfogliavo per la prima volta i due libri di Spyros Rennt, Another Excess e Lust Surrender, arrivati con il corriere agli esordi della seconda ondata di Covid. Se di per sé il lavoro di questo giovane fotografo greco, che vive a Berlino da diversi anni, può colpire solo nell’osservare il suo profilo Instagram, una costellazione di visi e di corpi, spesso nudi e sudati, nella bolla pandemica la socialità e la libertà mi sconvolsero. Salotti disordinati, club bui, baci, sesso, le vie deserte di Kreuzberg di notte, spiagge esotiche, tavole imbandite e decine di ragazzi immortalati mentre ballano, bevono, si amano. 

Beach stretch

«Sono profondamente legato alle immagini che creo. Quando si tratta di lavoro personale, mi interessa solo documentare le persone che mi sono vicine o che in qualche modo apprezzo. Sono grato per il fatto che persone interessanti entrino costantemente nella mia vita», ci ha detto Rennt, parlando del rapporto con le sue opere. La prima mostra personale di Rennt in Italia inaugurata ieri presso Spazio Martin a Milano, rappresenta appunto il lavoro d’archivio del fotografo, in cui documenta le proprie esperienze elevando le immagini a potenti messaggi di inclusione e rappresentazione della comunità Lgbtq+ .

“Claudio pulls Mihael up”, Spyros Rennt

“Judy at Adrian’s”, Spyros Rennt

“Lefty’s chest (desire)”

Rennt ha prodotto una serie impressionante di immagini che documentano le sue esperienze personali, un reportage su pellicola di un mondo libero, dei corpi dei suoi amanti, di amici e sconosciuti, ritratti in privato o in pubblico, spessissimo frammenti della scena rave e underground di Berlino. Il cosmo di Rennt viene rappresentato senza il tabù della sessualità queer, in un’attestazione della scena Lgbtq+ con una lente limpida, in cui l’intimità tra i soggetti e lo sguardo dell’autore traspare dalla carta e dallo schermo. Una rappresentazione mai più necessaria di ora in Italia, dove l’esposizione Body Heat sembra un segnale di lotta, un atto di presenza. Se Pasolini definiva il corpo come «una terra non ancora colonizzata dal potere», i corpi di Spyros lo dimostrano. Il concetto di intimità, a cui il sesso e la nudità sono spesso relegati in un fraintendimento che diventa tabù, assume un senso di celebrazione: i corpi celebrano l’identità e la sessualità di chi è fotografato, che sia all’interno di una discoteca gremita, in un bosco umido o tra le mura di una appartamento. «La tolleranza non è ciò a cui miriamo, meritiamo di essere accettati e celebrati» ci ha raccontato il fotografo parlando di come il suo lavoro sia estremamente politico e consapevolmente volto a elevare la comunità, «La comunità Lgbtq+, o almeno i personaggi che documento, si stanno muovendo in mondi invisibili all’occhio del mainstream. Credo nella bellezza e nell’onestà dei miei soggetti». 

Nel 2018 Rennt raccontava infatti a Dazed come la fotografia sia fondamentale nel fisiologico progresso di acquisizione dei diritti Lgbtq+ e parlando del suo paese d’origine, la Grecia, poneva l’accento sulla forza delle immagini per i più giovani: «Tutti sono online, in particolare i giovani queer, che hanno accesso a contenuti visivi prodotti da loro coetanei in tutto il mondo, questo serve da riferimento e ispirazione. La fotografia è, nel bene e nel male, il mezzo artistico più accessibile (tutti hanno una fotocamera sul cellulare) quindi è un ottimo sfogo creativo».

“Andy & Keenen in Harlem”

“Self portrait I”

«Nello spazio nebuloso della sessualità contemporanea, i comportamenti che escono dai margini delle norme sociali sono raramente tabù oggi, eppure continuano a essere riconosciuti come estranei, oscuri e, per troppi, intrinsecamente sbagliati. Il gioioso abbandono della nudità è stato represso dagli standard universali di decenza, per diventare uno stato così spesso riservato alla vita privata delle coppie o agli incontri casuali con estranei nell’oscurità», la premessa di Dan Thawley del libro Another Excess, cristallizza la forza del lavoro del fotografo: con una grazia innata, «né voyeuristica né egocentrica», Rennt cattura un senso di comunità con una sensibilità realistica che fa pensare a Tillmans, nelle tavole sfatte e nelle camere arrabattate, come nelle braccia e nei muscoli che si attorcigliano, o a Nan Goldin, negli after party a casa di chissà chi e negli sguardi intimi dritti in camera. «L’ultima immagine che mostro alla mostra Body Heat a Milano è “Camila at dawn”» ci ha detto Rennt parlando della relazione tra lui e le sue opere, «un ritratto di una donna che ho incontrato a una festa in casa a Berlino la scorsa estate. Ha posato per me con il sole mattutino che le colpiva il viso e il risultato mostra una connessione molto più profonda del tempo in cui ci conoscevamo davvero». 

Body Heat è visibile presso Spazio Martín in Via Alfredo Catalani 35 a Milano fino al 5 dicembre. 

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