C'erano dirigenti, non leader. C'era una visione del mondo a cui si potevano sacrificare le visioni di vittoria. Massimo D'Alema ha scritto un memoir su sé stesso e sul Pci con una nostalgia che cerca di trasmettere anche a noi.
Gli Stati Uniti vogliono la Luna e anche tutto lo spazio che c’è tra la Terra e la Luna
Il Pentagono definisce lo spazio tra la Terra e la Luna un «dominio di combattimento» e prepara fino a cinque satelliti per il 2029. A preoccupare Washington sono i piani lunari della Cina.
Non si parla ancora di guerre stellari, ma poco ci manca, vista la tendenza americana a esportare la democrazia. Un’esportazione che sembra voler superare sempre di più i confini del nostro globo terracqueo. Fino a gennaio il generale di divisione Stephen Purdy, che nella Space Force americana segue i programmi di acquisizione più avanzati, aveva l’ordine di non parlare dei piani militari per lo spazio cislunare, cioè la regione che si trova tra la Terra e la Luna. Ora i vertici del Pentagono la definiscono un «dominio di combattimento». A inizio novembre la Space Force ha comunicato alle aziende del settore di essere «in linea di principio interessata» a lanciare fino a cinque satelliti, pronti per la fine del 2029 e operativi dal 2031. Serviranno a definire la strategia per una futura costellazione militare cislunare, e la Space Force chiede alle aziende soluzioni rapide e a basso rischio: potrebbe assegnare fino a cinque contratti e finanziare i primi progetti già nel 2027.
La corsa con la Cina verso la Luna
Come scrive Futurism, a spingere il Pentagono è soprattutto la Cina, che vuole atterrare sulla Luna entro il 2030 e ha in programma una presenza militare, una stazione di ricerca lunare internazionale e, entro dieci anni, un sistema per la navigazione nello spazio intorno alla Luna. Secondo Purdy, i documenti strategici di Pechino non prevedono un’operazione isolata ma un’attività continua, con investimenti in ricerca e operazioni già avviati. Per questo gli Stati Uniti vogliono muoversi in fretta, con tecnologie commerciali già disponibili, hardware collaudato e software che non richieda anni di lavoro, invece di avviare progetti di ricerca dai tempi lunghi. «Non è un progetto scientifico di quattro o cinque anni», ha detto Purdy.
Perché lo spazio cislunare è così difficile
Lo spazio cislunare, però, è un ambiente molto più difficile delle orbite intorno alla Terra. Si estende per centinaia di migliaia di chilometri e ha un volume 1.728 volte quello dell’orbita terrestre. Chi ci opera deve fare i conti con la gravità combinata della Terra e della Luna e con orbite imprevedibili, da correggere di continuo. Manca anche un sistema di posizionamento e navigazione, a cui sta lavorando la National Geospatial-Intelligence Agency, l’agenzia statunitense che si occupa di raccogliere, analizzare e distribuire informazioni di intelligence geospaziale. Il bando non dice cosa porteranno i satelliti, ma la Space Force ha spiegato di essere interessata soprattutto alla sorveglianza dello spazio, alla navigazione e alle comunicazioni. Chiede veicoli con una propulsione capace di mantenerli in posizione e di spostarli da un’orbita all’altra, e sistemi di intelligenza artificiale in grado di gestirli in autonomia per lunghi periodi.