Quattrocento agenti hanno allontanato 334 persone dall’accampamento nato dopo lo sfratto e la morte di Maricarmen Abascal. La protesta contro la crisi abitativa, però, continua.
Le proteste in Francia continuano e adesso agli studenti si sono aggiunti lavoratori di praticamente tutti i settori
Lavoratori degli ospedali, degli aeroporti, delle poste, delle scuole, delle ferrovie e molti molti altri: questo fine settimana sono attesi in piazza centinaia di migliaia di persone.
Gli studenti delle superiori francesi continuano a bloccare le scuole per protestare contro le classi sovraffollate e gli edifici che cadono a pezzi, e oggi alle loro barricate si aggiunge uno sciopero nazionale. Lo hanno convocato contro il carovita sindacati di tutti gli orientamenti politici, e dovrebbe coinvolgere ospedali, controllo del traffico aereo, poste, scuole e ferrovie, con centinaia di migliaia di persone attese nei cortei. La SNCF, l’azienda ferroviaria nazionale, prevede disagi sulle linee regionali e su parte della rete della regione di Parigi, e i portuali hanno annunciato blocchi nei porti. Secondo il Ministero dell’Istruzione sciopererà quasi il 18 per cento degli insegnanti di materne ed elementari, e i sindacati si aspettano l’adesione anche dei professori delle superiori e di quelli delle scuole private. Gli universitari, intanto, bloccano le facoltà.
Le ragioni sono le stesse che ogni settimana portano in piazza i lavoratori francesi: il costo della vita e un bilancio di austerità che il governo fatica a far approvare da un parlamento diviso, con un debito pubblico vicino al 120 per cento del pil. Secondo i quattro principali sindacati dei ferrovieri, i tagli previsti aggraverebbero la povertà, ridurrebbero la protezione sociale, congelerebbero gli stipendi dei dipendenti pubblici e prosciugherebbero gli investimenti per l’ambiente. Anche sulla scuola gli studenti giudicano insufficienti le proposte del governo: un tetto al numero di alunni in alcune classi e prestiti alle regioni per sistemare gli edifici. È il clima in cui si consumano gli ultimi mesi di Emmanuel Macron all’Eliseo, con Marine Le Pen molto forte nei sondaggi per le presidenziali della prossima primavera.
Questa volta, però, come scrive il Guardian, a far discutere è anche il modo in cui le autorità gestiscono le proteste in Francia. La Lega francese per i diritti umani denuncia una «svolta autoritaria» per soffocare il dissenso, fatta di un forte dispiegamento di polizia (lo scorso fine settimana, tra il 31 ottobre e l’1 novembre, solo a Parigi erano stati schierati circa 70 mila agenti), di divieti di manifestare nei centri cittadini e di coprifuoco in alcune zone. A Rennes, Tolosa e Lione i cortei sono stati spinti fuori dal centro, e Sophie Binet, segretaria della CGT, il principale sindacato di sinistra, ha parlato di una deriva autoritaria molto pericolosa. Anche la leader del sindacato moderato CFDT, Marylise Léon, ha ricordato al governo che «il principio di una manifestazione è la sua visibilità».