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13:27 giovedì 19 marzo 2026
Tulsi Gabbard, la Direttrice dell’Intelligence Usa, ha detto che non c’è nessuna prova che l’Iran stesse costruendo una bomba atomica Contraddicendo apertamente Trump, che il 4 marzo aveva detto che «se non avessimo attaccato entro due settimane, avrebbero avuto l'atomica».
Elio Germano si è fatto un profilo Instagram solo per far campagna per il No al referendum sulla giustizia La “canzone” che Germano canticchia nel video riprende quella che cantava Gigi Proietti in uno spot per il no al referendum sul divorzio.
Una ragazza ha trovato la discarica in cui è stato buttato il tappeto rosso degli Oscar, ci è entrata, ha strappato un pezzo del tappeto, se l’è portato a casa e ne ha fatto un tappeto da salotto La ragazza, Paige Thalia, ha documentato tutto su TikTok e ha precisato che con la stoffa avanzata ha fatto una copertina per il suo cane.
Per la prima volta verrà trasmesso in tv il documentario sul concerto dei Pink Floyd a Pompei Stasera, dalle 23:35 su Rai5 verrà mandato in onda per la prima volta Pink Floyd: Live at Pompei MCMLXXII.
Vogue ha fatto causa a un giornale di moda per cani perché si chiama Dogue Secondo la casa editrice Condé Nast, il magazine, che ha una circolazione di 100 copie, «potrebbe danneggiare in maniera irreparabile la reputazione di Vogue».
Hans Zimmer ha confermato che la persona che canta nel trailer di Dune 3 è proprio Timothée Chalamet Alcuni fan avevano riconosciuto subito la voce dell'attore, ma adesso è arrivata anche la conferma del compositore della colonna sonora del film.
L’annuncio di Meloni ospite del podcast di Fedez sembrava la cosa più assurda della campagna referendaria. Poi abbiamo visto il trailer della puntata La puntata verrà pubblicata giovedì 19 marzo alle 13. Nel frattempo, abbiamo un trailer che ha già raggiunto altissime vette di surrealismo.
Il fatto che continui a chiedere alla Nato di intervenire nello Stretto di Hormuz dimostra che Trump non ha capito cos’è la Nato La Nato non può fare nulla perché è un'alleanza difensiva, che tra l'altro non è neanche stata interpellata prima degli attacchi Usa e Israele contro l'Iran.

Contro il mito del southworking (se viviamo a Milano ci sarà un perché)

Emigranti di ritorno e cacciatori dell'esotico uniti nel sogno di lavorare a distanza dal Sud, che però non è quello che si immaginano.

07 Settembre 2020

Qui con dieci euro ho birra, caffè e mangio pure la migliore pizza/burrata/pasta alla norma del mondo, mentre a Milano con la stessa cifra mi tocca una fettina secca e semibiscottata di una torta con le erbacce raccolte in un’aiuola pubblica e, al massimo, una bottiglietta d’acqua. È una frase che ricorre puntualissima ogni inizio settembre, tenera come le pubblicità dei diari o degli zaini per i bambini, ma che quest’anno, complice lo smartworking, poi presto convertito in southworking, ha assunto nuovi significati e realismo. Per molti, addirittura, la scoperta del diverso potere d’acquisto a seconda delle diverse aree d’Italia si rivela come una vera e propria novità, un’epifania simile a quella di Fantozzi quando conosce il giovane Folagra, studia la complessità della lotta di classe, il plusvalore, la sua condizione impiegatizia e non può che esclamare: «ma allora mi hanno sempre preso per il culo!».

Ovviamente il discorso economico, lo scontro tra città e campagna e le polemiche che poi sono ancora le stesse polemiche che faceva vent’anni fa la Lega Nord e tornano sempre identiche solo cambiando le casacche, sono talmente complesse che trascendono completamente le mie capacità per cui vorrei concentrarmi su alcuni aspetti secondari del dibattito. Innanzitutto, il protrarsi dell’esotismo ottocentesco per il Sud-Italia, per cui ancora in molti parlano di Campania, Calabria o Sicilia come se si potesse incontrare Rosso Malpelo dietro l’angolo di un muretto a secco. Si viaggia ancora a Marzamemi o Pizzo Calabro come fossero viaggi alla ricerca di un’autenticità perduta. Si sorride di chi cerca la spiritualità a Bali, ma non abbastanza di chi la cerca sul Gargano con la profondità di DiCaprio in The Beach. Qualcuno dirà che è una delle chiavi del successo di Camilleri o perfino Gomorra, certo, senza dubbio. Ma fa specie che il milanese provi la smarginatura descritta dalla Ferrante non per un incontro o per la bellezza di una baia a Procida, ma per il fatto che sdraio e lettino costino solo 12 euro.

Al Sud sono abituati da molto a questo sguardo coloniale e credono di sapere come manipolarlo, che poi spesso è ancora come le maschere hanno codificato, nel bene e nel male. Perciò la novità che più colpisce adesso è invece la metamorfosi dell’autoctono. Uno dei numi tutelari dell’expat campano, Massimo Troisi, aveva condensato in una scena ricorrente di Ricomincio da tre la difficoltà di crearsi un’identità trasferendosi. Lungo tutto il film, ogni volta che Troisi, dopo essersi spostato a Firenze, incontra qualcuno quando spiega che arriva da Napoli si sente domandare “emigrante?”. E lui risponde sempre che “no, a Napoli aveva pure un lavoro, ma volevo viaggiare”. Finché, alla decima volta, esausto, ammette controvoglia che sì, è emigrato. Perché secondo il luogo comune il napoletano, e per estensione chiunque arrivi dal Sud, non può viaggiare o conoscere o fare esperienze altrove, può solo emigrare. Ecco, adesso sembra che Troisi avesse torto e i suoi avversari ragione. Sento e leggo continuamente persone che parlano del proprio trasferimento come di una scelta obbligata, come fossero andati a lavorare alla Fiat negli anni ’50, e tutto ciò mi pare contrasti fortemente con la realtà. Perché ci si dimentica che la maggior parte di chi ha scelto di andare via dalla provincia lo ha fatto anche per scelta, perché la provincia avvilisce, mortifica culturalmente, paralizza. Ti fa pensare che Tenet al cinema sia il massimo della freschezza a disposizione.

Torni sì d’estate o a Natale e, oltre al cibo a buon mercato, vedi i tuoi compagni che non sono mai andati via e in loro riconosci i tuoi futuri non realizzati. E per ogni persona che in qualche modo si è realizzata (vorresti abbracciarla e esprimergli la tua stima imperitura) ce ne sono altri cinque che sono diventati complottisti di Qanon, distruttori di antenne del 5g, odiatori di immigrati. Ed è questa la provincia, ce ne sono prove ovunque, basta ricordarselo. Quindi va bene chiedere che i prezzi vengano calmierati, va bene polemizzare con Sala che pensa che il suo lavoro sia salvare i bar del centro, mentre per gli affitti di altre trecentomila persone, beh, per quello c’è il mercato e non si può fare nulla. Ma non rinunciamo all’onestà e ammettiamo che abbiamo lasciato le province con delle speranze e, spesso, pur in mezzo alle difficoltà di ogni tipo, la città ha potuto offrire le opportunità che altrove mancavano. Oltretutto se qualcosa di buono è stato realizzato negli ultimi anni in Italia, soprattutto dal punto di vista dei diritti, non solo come leggi ma anche come coscienza del problema, è un merito delle città in cui si è creata la concentrazione adatta a irradiarle nel resto del paese. Ho il sospetto che, separati, ognuno dalla sua Scicli possiamo sì mangiare la migliore arancina del mondo, ma forse perderemmo l’efficacia che ci pare, almeno nei momenti buoni, di avere conquistato.

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