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09:53 mercoledì 9 settembre 2026
Presto potremo ascoltare l’ultimo brano inedito di Gino Paoli: l’avrebbe dovuto cantare con Ornella Vanoni Si chiama "Quando ti rivedrò", farà parte della nuova edizione di Appunti di un lungo viaggio, nel catalogo Sugar, e uscirà il 23 settembre nella notte tra i compleanni di Ornella Vanoni e Gino Paoli.
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Siccome a Sandra Huller piacciono solo i ruoli difficili, nel suo prossimo film interpreterà un maschio, scrittore, morto di cancro al cervello Il film si chiama Arbeit und Struktur ed è ispirato al diario di Wolfgang Herrndorf, morto prematuramente a causa di un tumore al cervello.
In Polonia c’è stato un certo panico per una violazione dello spazio aereo da parte della Russia, ma poi si è scoperto che la colpa era di uno stormo di uccelli Un grosso stormo di uccelli, come hanno confermato gli stessi militari inviati sul luogo per accertarsi del fatti. Non è escluso che fossero uccelli russi.
Sarà un caso, ma le nuove uniformi della Space Force presentate da Trump somigliano molto a quelle di un certo regime di estrema destra che governò la Germania dal ’33 al ’45… La Casa Bianca, in un comunicato ufficiale, ha detto che l'ispirazione sono le divise di Starship Troopers. Ma le divise di Starship Troopers erano ispirate proprio a quelle delle SS.
Jeff Bezos continua a investire miliardi nella moda nella speranza che prima o poi qualcuno lo trovi simpatico Lauren Sánchez e Jeff Bezos continuano a investire milioni in tessuti ecologici e giovani designer. Ma di simpatia, per il momento, ancora nessuna traccia.
Si è scoperto che Van Gogh ha firmato solo il 15 per cento della sue opere perché tutte le altre le considerava troppo brutte per firmarle Lo ha rivelato una ricerca del Van Gogh Museum di Amsterdam, la prima dedicata esclusivamente alla firma "Vincent".
Il governo inglese ha esortato la popolazione a iniziare a far scorte di cibo e acqua per prepararsi agli eventi climatici estremi causati dal Super El Niño «Chi avrà delle scorte se la caverà molto meglio di chi non ne ha», ha detto la Ministra dell'Ambiente Angela Eagle.

Il jazz del futuro a Milano

Perché non bisogna perdersi i Sons of Kemet, tra i protagonisti della serata Stone Island Presents al Fabrique, frutto della collaborazione tra Stone Island e Club to Club.

di Studio
10 Novembre 2021

La musica che riempirà il Fabrique di Milano nella serata del 10 novembre è la dimostrazione che, come sostiene il dj, conduttore radiofonico, giornalista e discografico Gilles Peterson, citato in questo articolo che traccia un ottimo ritratto della nuova scena jazz londinese, «il confine tra la club culture e il jazz sta finalmente scomparendo». A precedere i Sons Of Kemet, protagonisti della serata Stone Island Presents, frutto della collaborazione tra Stone Island e C2C, sarà Arooj Aftab, fresca di un album – Vulture Prince, uscito nell’aprile 2021– che unisce tradizione pakistana, canti sufi, canzone tradizionale araba, musica classica persiana, ambient, folk e new age. A chiudere l’evento sarà il dj e producer Kode9, uno dei protagonisti della scena elettronica indipendente degli ultimi 10 anni e fondatore dell’etichetta Hyperdub Records.

Quello che ci interessa di più, però, è il ritmo forsennato dei Sons Of Kemet, la formazione guidata da Shabaka Hutchings, sassofonista e clarinettista britannico originario di Barbados che da qualche anno ha riportato Londra al centro della scena new jazz internazionale. Hutchings è uno dei talenti più conosciuti e luminosi di una nuova e vivacissima scena musicale nata anche grazie allo sforzo politico di creare uno spazio sociale che ancora mancava, quello del progetto Tomorrow’s Warriors del contrabbassista jazz Gary Crosby, che dal 1991 si occupa di fornire istruzione musicale gratuita e di alta qualità a giovani di tutte le estrazioni sociali e culturali, con un occhio di riguardo verso i discendenti della diaspora afro-caraibica, seconde e terze generazioni di figli di immigrati dalle ex colonie inglesi.

A 37 anni, Hutchings è a capo di ben 3 formazioni jazz con nomi bellissimi. I Sons of Kemet (dal termine egizio che vuol dire “terra nera”, cioè ricca del limo del Nilo, e indica l’Egitto), i The Comet is Coming e i Shabaka and The Ancestors. L’ultimo album dei Sons, il loro quarto, è Black to the Future, uscito a maggio del 2021. Accolto con entusiasmo, segue il già osannato Your Queen is a Reptile del 2018, composto da 9 canzoni che si chiamano tutte “My Queen Is…” e poi il nome di una grande attivista, come Albertina Sisulu o Angela Davis, o una figura femminile cruciale, come quella della bisnonna di Hutchings, Ada Eastman.

I Sons Of Kemet mescolano soca e calypso, nyabinghi giamaicano e afrofuturismo, dando forma a un ritmo super energico, così frenetico che in certi momenti diventa difficile distinguere tra il vigore e la rabbia, due energie che coesistono perfettamente nella loro musica. L’esempio perfetto di questa coesistenza di celebrazione e sfogo è il bellissimo video di “Hustle”, il singolo realizzato con Kojey Radical, poeta spoken word figlio di immigrati del Ghana, che ha per protagoniste due giovani ballerine che «rappresentano la dualità presente in ogni lotta per trascendere i limiti interni».

Ma Black to the Future non è soltanto un album che è impossibile ascoltare stando fermi (soprattutto dal vivo: è lì che la forza percussiva del gruppo raggiunge il massimo livello), è molto di più: lo stesso Shabaka, l’ha definito un poema sonoro frutto di «rabbia, frustrazione e percezione emerse dopo la morte di George Floyd e le proteste di Black lives matter». I titoli delle singole canzoni compongono un poema sull’identità nera e ad aprire e chiudere l’album ci sono due poemi veri e propri “Field Negus” e “Black”, entrambi declamati dal poeta Joshua Idehen. Da “Black”: «Queste preghiere dei neri sono danza, questa lotta dei neri è danza, questo dolore dei neri è danza, questa lotta dei neri è danza, questo scoppio d’ira dei neri è danza, lasciate solo che i neri esistano, voi avete già il mondo, lasciate che i neri esistano, lasciateci in pace».

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