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ChatGPT è “indagato” nel caso di uno school shooting in Florida perché secondo gli inquirenti avrebbe contribuito all’organizzazione della strage Secondo l'accusa, l'imputato Phoenix Ikner avrebbe utilizzato il chatbot non solo come fonte di informazioni ma come un vero e proprio "consulente stragista".
Il Regno Unito vieterà la vendita di qualsiasi prodotto contenente nicotina ai nati dopo il 2009 per creare la prima generazione smoke free della storia Niente sigarette vere e proprie, niente sigarette elettroniche, niente nicotine pouch, niente di niente sarà accessibile a chi è nato dall'1 gennaio 2009 in poi.
Nel Diavolo Veste Prada 2 c’era anche Sydney Sweeney ma la sua parte è stata tagliata per una “scelta creativa” Il cameo dell'attrice, che doveva apparire nei panni di sé stessa, è stato cancellato. E, secondo molti, in questa decisione c'entrano gli scandali e la politica.
La giunta militare del Myanmar ha messo al bando gli assorbenti perché convinta che i ribelli li usino per fasciarsi le ferite Secondo le organizzazioni umanitarie, i militari pensano davvero che gli assorbenti vengano usati così perché probabilmente non ne hanno mai visto uno.
Pedro Pascal ha fatto causa a un liquore perché si chiama Pedro Piscal Il liquore in questione è un pisco, la più popolare bevanda alcolica del Cile, paese Natale di Pascal.
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La Cnn ha scoperto una vera e propria “accademia dello stupro” su internet, ma nonostante la denuncia nessuno l’ha chiusa Il sito contiene migliaia di video e foto di violenze, oltre a consigli e tutorial su come eseguirle e nasconderle. Ma, a quanto pare, le autorità non possono chiuderlo a causa di un cavillo.
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Sex Education è molto più di un teen drama

La serie di Netflix è brillante, delicata e divertente. E non parla solo agli adolescenti.

24 Gennaio 2019

Otis ha paura di toccarsi, emette addirittura strani (adorabili) versi quando lo toccano gli altri, eppure questa sua inettitudine non gli impedisce di dispensare consigli di sesso ai suoi compagni di scuola. Se riesce a farlo, d’altronde, è grazie a una sorta di bizzarro imprinting genitoriale: sua madre è una psicoterapeuta specializzata in disturbi sessuali, la casa in cui l’ha cresciuto è piena di ninnoli a forma di peni e vagine, stampe che riguardano pratiche sessuali e manuali di psicologia, e sebbene lui non riesca a masturbarsi, ha un certo talento nel districare le prime vicissitudini erotiche dei suoi coetanei. Otis è Asa Butterfield, il bambino con gli occhioni blu di Hugo Cabret e Merlin che non ha mai smesso di fare film e nel frattempo è diventato una sorta di ambasciatore degli eSports (ovvero, dei videogiochi), mentre sua madre è una splendida Gillian Anderson ossigenata. L’inedita coppia dà il via alle vicende di Sex Education, la serie che sta contribuendo al gennaio record di Netflix.

Scritta da Laurie Nunn e diretta per una metà da Ben Taylor e per l’altra da Kate Herron, Sex Education rientra a tutti gli effetti nella categoria del teen-drama, un genere che da qualche anno ha riconquistato un posto centrale nella serialità televisiva grazie al successo di SKAM, 13 Reasons Why e Riverdale fra le altre cose. Una categoria allargata che mai come oggi, un momento in cui le piattaforme di streaming hanno stravolto il modo in cui guardiamo la tv e tutte le industrie creative giocano sulla nostalgia culturale, non riguarda più solo gli adolescenti in senso stretto. I Millennial saranno anche gli adulti più indefinibili della storia recente, e sarà che comprendere gli algoritmi di Netflix e affini è ancora più difficile di quanto non fosse dissezionare l’Auditel, ma Sex Education è l’esempio perfetto di un prodotto televisivo universale, che attraversa e supera il suo genere di riferimento. E lo fa grazie a un mix furbo di citazioni e incastri di livelli narrativi. A partire da costumi, colonna sonora e ambientazioni, che ammiccano ai classici film sull’adolescenza di John Hughes (lo show è girato in un Galles dalla natura verdeggiante e selvaggia, il liceo sembra più americano che britannico, i ragazzi vestono anni Ottanta ma hanno gli smartphone), mentre lo spirito comedy ricorda quello ampiamente sperimentato da Judd Apatow. Eppure Sex Education non potrebbe che essere uscito all’alba del 2019.

Ncuti Gatwa (Eric) e Asa Butterfield (Otis) in una scena di “Sex Education”

Per la modernità con cui affronta certe tematiche, ad esempio, in primis l’approccio positivo nei confronti del sesso, del piacere femminile e di tutte le sue, spesso imprevedibili, declinazioni. Attraverso il gesticolare di Otis, che diventa calmo e sicuro di sé solo quando si tratta di gestire casi di vaginismo, errata somministrazione di Viagra o complicate prime volte fra lesbiche, Sex Education naviga con una leggerezza e una stramberia tutta sua quella foresta di disinformazione che spesso circonda gli esseri umani quando scoprono i loro corpi. La riscrittura dei personaggi-cliché del genere, come il miglior amico gay o la cattiva ragazza cool, è l’operazione probabilmente più riuscita, complice un cast giovane e diverso, dove spiccano lo straordinario Eric Effiong (interpretato dall’attore Ncuti Gatwa, ruandese naturalizzato britannico), che Dazed & Confused ha definito «un ritratto complesso e vitale di cosa significa essere adolescenti, neri e queer», e la Manic Pixie Dream Girl Maeve (la brava Emma Mackey), quella che in passato avete sempre odiato e che qui invece adorerete. Lo stesso Otis è la versione aggiornata del nerd bianco ed eterosessuale: femminista convinto, raffinato nei gusti letterari e musicali, sempre empatico con i suoi “clienti” ma a volte brutalmente insensibile nei confronti degli amici, tutto senza tener conto della sua patologia sessuale, il chiaro prezzo da pagare per essere il figlio di due che saranno anche esperti nel giudicare i rapporti altrui, ma che hanno fatto un gran casino con il loro.

Sex Education poi (e per fortuna) fa molto ridere: Liz Shannon Miller ha scritto su IndieWire che «ricorda 13 Reason Why per le atmosfere e la familiarità, ma al contrario [di quella serie, nda] nessuno è triste tutto il tempo», mentre James Poniewozik sul New York Times ne ha lodato la dolcezza e l’empatia, che però non scade mai in stucchevolezza. Perché ci sono delle cose gravi che accadono a questa banda di teenager cazzoni e sovraeccitati: a Maeve, che abortisce, e a Eric, che viene attaccato da un gruppo di omofobi proprio quando il suo migliore amico gli dà buca. Come la serie affronta questi argomenti e come riesce a inserirli nella più generale crescita individuale dei suoi personaggi è ammirevole: senza sofismi o artifici retorici, e senza rinunciare alla sua positività di fondo. Se avete superato i trenta, vi farà invidiare gli adolescenti di oggi una volta di più.

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