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08:49 lunedì 2 marzo 2026
Oltre al nuovo disco i Gorillaz hanno fatto uscire un film d’animazione che si può vedere gratis su YouTube Il film si intitola The Mountain, The Moon Cave and The Sad God ed esce nello stesso giorno del loro nuovo disco, The Mountain.
Ai Cèsar, il più importante premio cinematografico francese, il pubblico ha subissato di fischi il video tributo a Brigitte Bardot Pochi applausi, moltissimi fischi e anche un grido, che si è sentito distintamente durante la diretta: «Razzista!».
Una racconto distopico in cui l’AI distrugge l’economia mondiale pubblicato su un blog ha causato una perdita di 200 miliardi sul mercato azionario Secondo alcuni si è trattato di una coincidenza. Secondo altri, il racconto ha mandato nel panico gli investitori e stravolto i mercati per un giorno intero.
Mastro Lindo è andato in pensione dopo 68 anni di onorata carriera nell’industria delle pulizie La multinazionale P&G ha deciso di ritirare il logo e ha dato l'annuncio con una conferenza stampa tenuta dallo stesso Mastro Lindo su Instagram.
Paramount è riuscita a prendersi Warner, ma adesso dovrà pagare quasi tre miliardi di penale a Netflix Che si vanno ad aggiungere ai 77 che spenderà per completare l'acquisizione. Che comunque potrebbe non completarsi, se l'Antitrust non darà il via libera. E in questo caso, Paramount dovrà pagare altri 7 miliardi di multa.
Il ministro della Difesa pakistano ha dichiarato guerra all’Afghanistan con un post su X Per il diritto internazionale, ovviamente, non si può dichiarare guerra a un Paese via social, ma a Khawaja Mohammad Asif sembra non importare.
Non si è capito se è stato Morgan a non voler duettare con Chiello o Chiello a non voler duettare con Morgan nella serata delle cover di Sanremo Morgan ha detto che è stato lui a decidere di non esibirsi con Chiello, Chiello ha detto che la scelta di fare da solo è tutta sua.
I prezzi dei club di Berlino sono aumentati così tanto che è stato necessario inventarsi il termine technoinflazione Tutto è partito dal Berghain, ovviamente, che negli ultimi tre anni ha aumentato il costo del biglietto del 20 per cento. E tutti gli altri hanno seguito.

Le recensioni dei libri scritti da donne sono piene di cliché sessisti?

12 Aprile 2016

Quella del sessismo nel mondo letterario, l’idea insomma che le scrittrici siano prese meno sul serio degli scrittori, è una questione molto discussa e polarizzante in America. Basti pensare alle reazioni che ci sono state quando Gay Talese ha detto di non essere stato influenzato da alcuna collega donna (sì, qualcuno gli ha fatto il nome di Joan Didion, pare lui abbia fatto spallucce). Oppure al dibattito intorno alla lista degli «ottanta libri che ogni uomo dovrebbe leggere» pubblicata da Esquire, dove ce n’è solo uno scritto da una donna. O, ancora, al caso della donna che si è fatta pagare per leggere Franzen, una provocazione che prendeva l’autore di Purity per indicare un sistema dove sono soprattutto gli scrittori maschi ad avere successo.

C’è chi sostiene che la forma di discriminazione più diffusa nei confronti delle scrittrici rispetto agli scrittori consista proprio nel fatto di avere minore visibilità: i libri di autrici donne, in altre parole, sarebbero meno recensiti e avrebbero meno possibilità di finire in liste di testi consigliati. Altri però dicono che esiste anche una forma di discriminazione più subdola: i libri scritti da donne sarebbero considerati più sentimentali anche quando non lo sono. Recentemente un pezzo di The New Republic ha confrontato due progetti, chiamati “the count” e “Culture after computation”, che partono da questi due approcci diversi.

NYReview

Dal 2009 il progetto “the count” analizza il numero di recensioni di libri che appaiono in alcune testate considerate particolarmente rivelanti e rappresentative, come la New York Times Review of Books, la Paris Review e la London Review of Books. L’obiettivo del progetto è stimare se davvero, e in che ordine di grandezza, i media penalizzino le autrici. Il quadro dipinto da VIDA segnala una visibilità maggiore data agli autori maschi, ma varia molto da testata a testata e, soprattutto, sembra indicare che la situazione stia lentamente migliorando.  Nella New York Times Review of Books, per esempio, c’è un gender-gap relativamente ridotto: gli uomini rappresentano circa il 66 per cento degli autori recensiti. La Paris Review, sempre per i canoni di VIDA, è decisamente più sessista ma lo è sempre meno nel tempo: nel 2010 le donne erano appena il 32 per cento degli autori recensiti, nel 2014 erano il quaranta.

L’altro progetto non si basa invece sull’idea di paragonare il numero di recensioni dedicate ad autori e autrici, ma in che termini i libri di autori donne e uomini vengono descritti. In altre parole: quali sono le parole che si usano più frequentemente quando si recensisce un libro scritto da una donna? E quali invece sono le parole che si usano più frequentemente quando si recensisce un libro scritto da un uomo?

Paris review

Andrew Piper e Jean So, docenti di Letteratura alla McGill University e all’Università di Chicago rispettivamente, hanno analizzato 10,287 recensioni apparse sulla New York Times Review of Books negli ultimi 15 anni. Hanno scoperto che i recensori, quando il soggetto del loro articolo era un libro scritto da una donna, tendevano a utilizzare parole come «marito», «madre» e «matrimonio» con una frequenza di tre volte superiore a quella utilizzata quando invece si parla di libri scritti da uomini. Termini come «amore», «sesso» e «bellezza» sono due volti più comini nelle recensioni di libri scritti da donne. Al contrario le parole «presidente», «leader», «argomentazione» e «teoria» sono due volti più comini nelle recensioni di libri scritti da uomini.

«La presenza di stereotipi sulle autrici nelle recensioni dei loro libri è un fatto triste, che segue schemi molto prevedibili», scrivono i due autori sulla TNR. «Gli uomini ancora scrivono di politica e hanno “idee” mentre le donne scrivono di “famiglia” e sono ossessionate dall’amore e dal proprio ombelico». Piper e So lasciano intendere che la maggiore frequenza di termini come «matrimonio», «amore» e «sesso» nelle recensioni di libri scritti da donne abbia più a che vedere con i pregiudizi, magari inconsci, di chi li recensisce, che con i contenuti dei libri stessi.

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Il problema secondo gli autori, insomma, non è che le donne sono relegate a scrivere di argomenti più frivoli (né tanto meno, come farebbe notare qualche critico, che è forse sbagliato e sessista considerare frivoli argomenti come sesso e amore), ma piuttosto che alcuni recensori partirebbero dal presupposto che le scrittrici sono più frivole degli scrittori e di conseguenza tendono a sottolineare questi aspetti.

Nell’immagine: una bambina che legge, Iowa 2016 (foto di Justin Sullivan/Getty Images)
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