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I Gorillaz e i Kneecap hanno portato sul palco del Primavera Aarab Barghouti, il figlio di Marwan Barghouti, il più importante leader politico palestinese imprigionato da Israele «Continuate a lottare per la Palestina, per Gaza e per la giustizia», ha detto alla folla, ricordando suo padre e tutti i prigionieri palestinesi.
Grazie al fotovoltaico l’Europa ha risparmiato quasi 13 miliardi di spesa energetica nonostante la crisi nello Stretto di Hormuz In media, sono 136 milioni di euro risparmiati ogni giorno, per ogni giorno dall'inizio della guerra in Iran a oggi.
In uno dei videogiochi più popolari del momento interpreti il proprietario di una biblioteca disordinatissima che deve rimettere a posto 3072 volumi Si intitola Librarian: Tidy Up The Arcane Library, giocarci è molto rilassante, basta avere la consapevolezza che la missione è impossibile.
Nelle università americane è nato un nuovo trend: subissare di fischi chiunque faccia l’elogio dell’AI È successo in almeno una decina di occasioni nelle ultime settimane. Gli studenti, appena sentono le parole intelligenza e artificiale, iniziano a fischiare.
In Albania ci sono delle enormi proteste per impedire a Jared Kushner, il genero di Trump, di costruire un resort di lusso in un’area naturale protetta Sono tre giorni che le strade di Tirana sono piene di manifestanti che vogliono fermare a tutti i costi la prosecuzione del progetto.
In realtà, mancano ancora almeno altri dieci anni prima che i lavori alla Sagrada Familia siano davvero finiti Il 10 giugno, alla presenza di Pedro Sanchez e del Papa, si festeggerà la fine dei lavori. Almeno di quelli più grossi, perché mancano ancora una facciata intera, una scalinata e un parco.
La notizia di Martin Scorsese che decide di usare l’AI per disegnare gli storyboard dei suoi film non poteva essere accolta peggio Il regista ha annunciato una collaborazione con una start up AI tedesca. La reazione è stata notevolmente negativa.

Esiste un serial killer di Twitter

15 Novembre 2017

Le tv giapponesi lo chiamano “Twitter killer”: adescava le persone sul social network e le invitava a casa sua per poi ucciderle. Le vittime che sceglieva, tutte tra i 15 e i 26 anni (lui ne ha 27) erano contraddistinte da una caratteristica comune: esprimevano su Twitter espliciti desideri suicidiari. Volevano uccidersi e in alcuni casi cercavano qualcuno che li aiutasse, o che lo facesse insieme a loro. La storia raccontata da Quartz non è un film dell’orrore, ma è quello che Takahiro Shiraishi ha messo in atto fino a un mese fa, quando è stato arrestato grazie a una infiltrata della polizia, che si è fatta adescare sul social. A casa sua sono stati trovati i resti dei corpi di nove vittime.

Il Ceo di Twitter Jack Dorsey, che questa settimana si trovava proprio in Giappone per la sua campagna di prevenzione delle fake news e dei cosiddetti “hate speech” (le conversazioni piene di odio e insulti che spesso, anzi il più delle volte, si svolgono tra sconosciuti), ha commentato l’orribile storia come «estremamente triste». E ha continuato promettendo che d’ora in poi si assicurerà che il social venga usato in modo più sano e positivo.

Ma come fare a controllare i post e impedire, ad esempio, la diffusione di tweet che esprimono le intenzioni suicide degli utenti? Secondo Dorsey l’unica via è la prevenzione: recentemente Twitter ha aggiornato le sue regole sull’autolesionismo: «Vietato promuovere o incoraggiare il suicidio o l’autolesionismo. Quando riceveremo l’avvertimento che una persona sta minacciando di compiere gesti di questo tipo, prenderemo una serie di provvedimenti, tra i quali fare in modo di contattare la persona e fornire le informazioni di uno dei nostri centri partner per la salute mentale».

Il numero di suicidi in Giappone è diminuito dal 2003 (resta comunque uno dei più alti del mondo), ma aumenta tra i giovani, secondo molti anche per colpa del bullismo sui social network. Il Giappone è uno dei mercati in cui Twitter sta crescendo più rapidamente: il Paese ha il più alto numero di utenti dopo gli Stati Uniti. Ma il social è fortemente contestato per il modo in cui fomenta le discussioni: a settembre un gruppo di protesta chiamato Tokyo No Hate ha organizzato un sit-in fuori dagli uffici di Twitter, chiedendo alla compagnia di assumersi le proprie responsabilità e trovare un modo per tutelare gli utenti dall’odio e dalla disperazione che circola sul social.

Foto Getty
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