L'appartamento fu acquistato nel 2024 dal produttore Pietro Valsecchi, che lo ha poi donato al Ministero della Cultura.
Diecimila scrittori hanno pubblicato un libro vuoto per protestare contro le aziende che “rubano” le loro opere per addestrare le AI
Si intitola Don't steal this book e tra i firmatari ci sono anche Kazuo Ishiguro e Mick Herron, l'autore di Slow Horses.
Se molti prodotti editoriali possono ormai essere ideati a partire da un prompt è grazie a una zona grigia – grigia scura, più nera che grigia, in realtà – che permette alle intelligenze artificiali di usare come preferiscono tutto ciò che trovano su internet, anche materiale protetto dal diritto d’autore. Tra i tanti a opporsi a questa situazione ci sono 10 mila scrittori da tutto il mondo che hanno deciso di partecipare a un’iniziativa piuttosto plateale per far sapere a tutti cosa ne pensano delle industrie AI che usano le loro opere per arricchirsi, senza corrispondere loro neanche un centesimo, senza nemmeno chiedere il permesso.
Questi diecimila, tra cui figurano Kazuo Ishiguro, Philippa Gregory e Richard Osman, Mick Herron (autore di Slow Horses), la scrittrice Marian Keyes, lo storico David Olusoga e Malorie Blackman (autrice di Noughts and Crosses), hanno pubblicato un libro “vuoto”, cioè senza una parola scritta dentro, per protestare contro le aziende di intelligenza artificiale che utilizzano le loro opere senza consenso. Si chiama Don’t Steal This Book – una esplicita citazione a Steal This Book, testo sacro della controcultura americana degli anni ’60 scritto da Abbie Hoffman nel 1971 – e l’unico contenuto al suo interno è un elenco degli autori e autrici che hanno preso parte alla protesta. Le prime copie dell’opera sono state distribuite ai partecipanti alla fiera del libro di Londra martedì 10 marzo, una data tutt’altro che casuale.
Sul retro di Don’t steal this book si legge: «Il governo britannico non deve legalizzare il furto di libri per favorire le aziende di AI». E non è una frase messa a caso: entro il 18 marzo, infatti, il governo inglese dovrà presentare una valutazione dell’impatto economico che la riforma della legge sul copyright potrebbe avere sull’industria editoriale e creativa in generale. Per il momento, come scrive il Guardian, la proposta di legge consentirebbe «alle aziende di AI di utilizzare opere protette da copyright senza il permesso del detentore del diritto d’autore, a meno che quest’ultimo non abbia esplicitamente espresso la sua contrarietà all’operazione», una dichiarazione che ha fatto infuriare proprio tutti (quando fu presentata per la prima volta la riforma, Elton John definì il governo come un branco di «sfigati totali»).
Oltre alla proposta principale, il governo ha proposto anche tre alternative. La prima: lasciare la situazione invariata. La seconda: imporre alle aziende di AI di ottenere licenze prima di utilizzare opere protette da copyright. La terza: consentire alle aziende di AI di utilizzare opere protette da copyright senza dare ai detentori del copyright neanche la possibilità di impedire l’operazione esplicitando la loro contrarietà (che è quello che si può definire come furto di proprietà intellettuale, a tutti gli effetti). Il governo inglese ha anche rifiutato di cancellare la possibilità di concedere una deroga al diritto d’autore per le aziende AI che utilizzano materiale coperto da copyright a fini di “ricerca commerciale”, cosa che i lavoratori dell’industria creativa temono possa diventare un altro scappatoia attraverso la quale le aziende di AI si appropriano del lavoro degli artisti senza autorizzazione.
Il film racconta con un misto di cinismo e rassegnazione la realtà di chi oggi prova a intraprendere una qualsiasi carriera artistica, tra illusioni di radicalità, privilegi, soldi e tempo che non bastano mai. Ne abbiamo parlato con la regista.