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03:37 domenica 5 luglio 2026
I produttori del film di Il mio anno di riposo e oblio hanno dovuto trovare una nuova regista perché Yorgos Lanthimos è stanco e non vuole più girarlo L'adattamento del romanzo di Ottessa Moshfegh sarà diretto da Rose Glass, la regista di Saint Maud e Love Lies Bleeding.
Per l’80esimo compleanno di Syd Barret uscirà un doppio album celebrativo in cui suoneranno anche David Gilmour e Nick Mason dei Pink Floyd Uscirà il il 9 ottobre e si intitolerà Clowns And Jugglers: The Songs Of Syd Barrett, parte di una grande festa in programma a Cambridge, la sua città natale.
In Cisgiordania è stato costruito un “archivio indistruttibile” per conservare, proteggere e tramandare in tutto il mondo la storia della Palestina È un progetto del Museo Palestinese di Birzeit: dentro ci sono mezzo milione di foto, documenti, diari, mappe, filmati e lettere, scaricabili da chiunque ed esponibili ovunque.
C’è un sito che usa le opere di Rothko per le previsioni del tempo Basta digitare il nome di una località qualsiasi del mondo perché un apposito algoritmo selezioni il dipinto dell’artista che meglio corrisponde alla luce e alla temperatura di quel momento.
In Cina è in vendita il primo robot per il supporto emotivo Si chiama U1, ha 88 motori per far sembrare reali i suoi movimenti, AI per imparare a conoscerti ed è progettato per diventare un compagno di vita.
A Hollywood sono convinti di aver già trovato (tra Reddit e YouTube, ovviamente) il prossimo Backrooms e il prossimo Obsession Due fenomeni internettiani come Siren Head e The Mandela Catalogue diventeranno film, confermando che YouTube è ormai per Hollywood un vivaio di registi
Un prete ortodosso greco ha fatto un album doom metal e Pitchfork gli ha dato un voto più alto di quelli dati ad Aphex Twin e Daft Punk Lui si chiama padre Dionysios Tabakis e l'album si intitola Paradise Metal. Voto su Pitchfork: 7.6, più di Discovery e Drukqs.
Una ricerca scientifica ha dimostrato che «nessun bambino sotto i due anni dovrebbe trascorrere regolarmente del tempo davanti allo schermo» È il dato, abbastanza inequivocabile, che emerge da una raccolta di 120 studi sulla questione in cui sono stati coinvolti 424 mila bambini.

L’epidemia di Ebola in Repubblica Democratica del Congo è dovuta anche al fatto che i primi contagiati risultavano negativi perché sono stati testati per la variante di Ebola sbagliata

I sanitari hanno sottoposto tutti al test per rilevare la variante Zaire. Si è poi scoperto che le infezioni erano dovute a quella Bundibugyo.

20 Maggio 2026

Un mese di cecità logistica e test fallati ha trasformato l’ultimo focolaio nella Repubblica Democratica del Congo in un’emergenza sanitaria internazionale. Quando le autorità hanno confermato le infezioni nella provincia dell’Ituri, il virus aveva già viaggiato indisturbato nelle aree controllate dai ribelli e oltre il confine con l’Uganda, arrivando fino alla capitale Kampala. Il ritardo accumulato rischia ora di vanificare gli sforzi di contenimento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha dovuto decretare d’urgenza lo stato di massima allerta globale.

A ricostruire il “buco nero” di quattro settimane che ha preceduto l’allarme sono le fonti ufficiali raccolte da Reuters. Tutto ha inizio il 24 aprile a Bunia, con la morte di un operatore sanitario che presentava sintomi inequivocabili: febbre, vomito ed emorragie. Trattandosi di un medico, lo spettro dei contagiati precedenti era già ampio. Ma a far esplodere i numeri sono stati i rituali funebri locali: parenti, amici e conoscenti hanno partecipato in massa alle esequie, toccando il corpo altamente contagioso della vittima. Nella sola cittadina di Mongbwalu si sono registrati tra i 60 e gli 80 decessi sospetti, con una media drammatica tra i sei e gli otto morti al giorno. Quando il 5 maggio l’OMS è stata finalmente allertata ed è scattato il protocollo d’emergenza, la macchina dei soccorsi si è inceppata nei laboratori. La struttura diagnostica di Bunia ha utilizzato cartucce di test calibrate esclusivamente per il ceppo Zaire, responsabile della precedente epidemia del 2018-2020. Questo focolaio è invece causato dal ceppo Bundibugyo, che non compariva nel Paese dal 2012 e che ha un tasso di mortalità stimato tra il 25 per cento e il 40 per cento. Non avendo macchinari per il sequenziamento genetico, Bunia ha ottenuto solo esiti negativi e, anziché lanciare l’allarme a Kinshasa, ha archiviato i campioni.

Il viaggio verso il centro di riferimento nazionale (INRB) diretto da Jean-Jacques Muyembe è stato l’ultimo capitolo del disastro logistico-sanitario. I campioni sono arrivati a Kinshasa a una temperatura di 17 gradi invece dei 4 previsti per la corretta conservazione, e in quantità minime, limitando la capacità di analisi. L’annuncio ufficiale del contagio è arrivato solo il 15 maggio. Il giorno successivo, il Direttore Generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato l’emergenza internazionale scavalcando per la prima volta nella storia il comitato di esperti, consapevole del divario temporale insostenibile. A pesare sul collasso dei sistemi di sorveglianza sono stati anche i drastici tagli ai fondi internazionali per gli aiuti umanitari nell’est del Congo. Oggi in Ituri, denunciano le ONG sul campo, le strutture sanitarie si trovano a combattere il virus praticamente senza kit di protezione individuale.

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Per i marocchini della diaspora, la Nazionale è diventata molto più di una questione di tifo: rivalsa, identità, appartenenza, l'idea di un Paese diversa da quelle che viene solitamente raccontata. Ne abbiamo parlato con ragazzi e ragazze milanesi, di discendenza marocchina.

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