Attualità

Il ’68 a Sanremo

Oggi inizia il Festival ma cosa succedeva sul palco dell'Ariston e nel mondo 50 anni fa, nell'anno della contestazione?

di Luca D'Ammando

Sergio Endrigo e Roberto Carlos mostrano il premio dopo la vittoria.

Rileggendo le cronache di cinquant’anni fa, emerge chiaramente come il Sessantotto, a Sanremo, non fosse ancora arrivato. Nel Salone delle cerimonie del Casinò si respirava ancora aria di tradizione, bel canto e rime cuore/amore. Proprio in quei tre giorni di spettacoli, intanto, il mondo cambiava violentemente. Si combatteva per le strade di Saigon, gli Stati Uniti bombardavano il Nord Vietnam e nelle grandi città europee sfilava la protesta antiamericana. Da noi la contestazione s’infiammava alla Sapienza di Roma. Arriverà a Sanremo solo l’anno successivo, portata insieme dal Pci, dai movimenti di estrema sinistra e da Dario Fo e Franca Rame con il loro controfestival. Nel 1968  tutto è ancora calmo nella Città dei fiori. Ma qual è in fondo la differenza con la manifestazione di oggi, affidata al cantautore disimpegnato per eccellenza, Claudio Baglioni? In gara, come nel ’68, troviamo Ornella Vanoni. Negli spot c’è sempre Pippo Baudo. Perché, alla fine, «tutto finisce in canzonetta», come diceva Beaumarchais nel XVIII secolo.

1 febbraio 1968

La camera 219 dell’hotel Savoy dove Luigi Tenco s’è sparato un colpo di pistola un anno prima è l’unica stanza di tutti gli alberghi di Sanremo rimasta vuota. Dodici mesi dopo, nessuno ha voglia di ricordare il suicidio del cantante. La diciottesima edizione del Festival della Canzone italiana, organizzata da Gianni Ravera, è presentata per la prima volta da Pippo Baudo, trentaduenne in ascesa (è in quota dc andreottiana) e già conduttore per 8 volte del festival della canzone napoletana. Accanto a lui l’attrice Luisa Rivelli. Un’unica orchestra per 25 diversi direttori. 24 le canzoni in gara e 48 cantanti, italiani e stranieri. Alla commissione (tra i cui membri un giovane Renzo Arbore) sono arrivati 227 brani. Tra le canzoni scartate “Meraviglioso” di Domenico Modugno: alla commissione è sembrato inopportuno quel testo che parla di un aspirante suicida. Modugno partecipa comunque con il brano scritto da Tony Renis Il posto mio.

A Saigon, l’offensiva del Têt è in pieno corso, con l’offensiva dei vietcong appoggiati dalle trippe regolari del Nord. In una strada della capitale del Vietnam del Sud il fotografo dell’agenzia Associated Press Eddie Adams riprende il capo della polizia sudvietnamita Nguyen Ngoc Loan che giustizia con un colpo di pistola alla tempia il guerrigliero vietcong Nguyen Van Lem. L’immagine del volto del vietcong storpiato dalla violenza dello sparo diventa presto una delle icone della guerra nel Vietnam.

Nelle stesse ore a New York, con una lettera aperta ai cittadini del New Hampshire, Richard Nixon annuncia la sua nuova candidatura alle primarie per la presidenza. Otto anni prima, quando era stato sconfitto da John F. Kennedy, molti osservatori avevano dato per finita la sua carriera politica. Ma il senatore repubblicano non si era dato per vinto e nel 1962 aveva tentato la carta della California: battuto anche in quell’occasione.

Con tre voti di fiducia al governo Moro, la Camera respinge la proposta di un’inchiesta parlamentare sul caso Sifar, respinge la mozione liberale con cui si intendeva affidare alla commissione Difesa un’inchiesta sul servizio di sicurezza, respinge l’ordine del giorno Anderlini per il reintegro dei passi omessi nel rapporto Manes.

A Sanremo tra le star straniere, il già leggendario Louis Armstrong, il soulman americano Wilson Pickett e l’inglese Shirley Bassey, oltre agli habitué Paul Anka e Dionne Warwick. Tra i cantanti al debutto: Al Bano, ventiquattrenne pugliese che in estate ha avuto il suo primo successo con Nel sole e che da alcune settimane frequenta Romina Power, figlia del divo hollywoodiano Tyrone Power e dell’attrice Linda Christian; il diciassettenne napoletano Giovanni Calone, che si presenta con il nome di Massimo Ranieri; il bresciano Fausto Leali, che interpreta un pezzo scritto da Paolo Conte, Deborah.

Due tra i brani favoriti sono firmati da Don Backy – Casa bianca e Canzone – ma il cantautore pisano non può interpretarle per il veto imposto da Celentano (editore dei due brani) dopo che Don Backy gli ha chiesto 200 milioni di danni accusandolo di tenere una doppia contabilità, sancendo una spaccatura definitiva nel Clan. Casa bianca viene data a Ornella Vanoni e a Marisa Sannia, mentre lo stesso Celentano si prende Canzone. Sergio Endrigo, che Sorrisi e Canzoni definisce «il cantautore che pensa ma che detesta passare per un intellettuale», è in coppia con il brasiliano Roberto Carlos con un brano che inizia così: «La festa appena cominciata / è già finita». La classifica della prima serata vede al primo posto Marisa Sannia e Ornella Vanoni con Casa bianca davanti a Gli occhi miei di Wilma Goich e Dino. Tra i bocciati, Peppino Gagliardi e Pino Donaggio.

2 febbraio 1968

Dopo Torino, Milano, Pisa, Firenze, Trento, la contestazione studentesca arriva alla Sapienza di Roma. Gli studenti occupano le facoltà di Medicina, per protestare contro la riforma ospedaliera all’esame della Camera, di Lettere e di Architettura per solidarietà con i colleghi degli altri atenei, alcuni dei quali sono stati incriminati dalla magistratura in seguito alle proteste. Nelle aule occupate si tengono gruppi di studio su diversi temi, il più affollato quello sull’autoritarismo.

Nella seconda serata del Festival di Sanremo è il momento di Louis Armstrong, portato in Italia dall’impresario Pier Quinto Carriaggi per un cachet di 32 milioni di lire. Interpreta in un italiano molto stentato Mi va di cantare, motivetto in stile dixieland, modesto ma orecchiabile. Il jazzista sessantasettenne tiene sempre lo sguardo basso, legge il testo da un foglietto attaccato con lo scotch al pavimento. Alla fine del brano attacca subito con un altro pezzo, invitando l’orchestra a seguirlo: pensa di avere spazio per un mini concerto, ma il regolamento non lo permette. Dietro le quinte è il panico fino a quando Pippo Baudo non entra in scena sventolando un fazzoletto bianco e, scusandosi, interrompe l’esibizione. «Tutto qui? Mi avete pagato troppo per una sola canzone», commenta Armstrong.

La serata si conclude con Canzone per te di Endrigo al primo posto davanti a Canzone di Celentano e a La tramontana di Gianni Pettenati e Antoine. Alle giurie piace molto anche l’orecchiabile Quando m’innamoro di Anna Identici, ex valletta di Mike Bongiorno nel programma La fiera dei sogni. Tra i bocciati Tony Renis, Domenico Modugno, Johnny Dorelli (in gara con La farfalla impazzita di Lucio Battisti), Shirley Bassey e Iva Zanicchi.

Violenti combattimenti per tutto il giorno a Saigon, i vietcong continuano a occupare alcuni quartieri della città. Hué è in gran parte nelle mani dei guerriglieri, la controffensiva degli americani e dei governativi non ha ancora avuto successo. I guerriglieri controllano tre importanti capitali provinciali: Ban Me Thout, Kontum, Vinh Long, ma hanno subito perdite molto pesanti. In serata a Saigon strade deserte, presidiate nei punti nevralgici dai carri armati, percorse soltanto dalle pattuglie militari. I viveri scarseggiano. Ovunque rovine, incendi, cadaveri. 

Scrive Remo Lugli sulla Stampa: «È l’anno dei cantanti negri: una partecipazione decisamente positiva per la nostra musica leggera, per il nostro pubblico. Ci hanno portato una ventata di brio, di forza musicale, della carica che è nel loro rhythm and blues il quale, già da molti anni di moda negli Stati Uniti, prende soltanto ora i primi faticosi contatti con l’Europa».

3 febbraio 1968

Oltre a Medicina, alla Sapienza di Roma vengono occupate anche le facoltà di Fisica e Magistero. Dopo quattro giorni di violentissimi combattimenti, che hanno investito le più grandi città sudvietnamite e le basi militari americane, i vietcong cominciano a ritirarsi. Hanno attaccato, e in alcuni casi occupato, più di trenta città, ma le perdite sono pesantissime: si calcola che abbiano lasciato sul terreno 12 mila uomini dei 36 mila che hanno partecipato all’offensiva. A Saigon, tornata quasi del tutto sotto il controllo delle forze sudvietnamite e americane, 15 mila i senza tetto. E migliaia di profughi si stanno riversando verso la capitale.

Per la serata finale del Festival ci sono 20 milioni di telespettatori. Adriano Celentano dà spettacolo sul palco offendo una mancia al tecnico che gli sistema l’asta del microfono, per poi accendersi un sigaro. In attesa dell’annuncio dei risultati, Louis Armstrong e Lionel Hampton danno vita a una breve jam session. Pippo Baudo, prima del verdetto, ringrazia il pubblico: «Il Festival per noi presentatori è un po’ come le Olimpiadi per un atleta. Si arriva qui dopo un anno di lavoro. Avevo pensato che sarebbe stato il primo e l’ultimo Festival. Invece credo che se mi chiameranno tornerò molto volentieri».

Vincono Sergio Endrigo e Roberto Carlos con Canzone per te. Al secondo posto Ornella Vanoni e Marisa Sannia con Casa bianca, al terzo Celentano e Milva, interpreti di Canzone. Al momento del verdetto, Celentano lascia per protesta la sala: «Non posso accettare che la vittoria sia andata a Endrigo e ho voluto farlo sapere al mio pubblico non facendomi vedere. Endrigo è un anacronismo, un cow-boy in una metropoli del 2000».

Su Paese Sera Dacia Maraini: «“Ora sto pensando ai miei domani / sono bagnate le mie mani / sono lagrime d’amore”; “Era tanto tempo fa / ero un bambino e di dolore / io piangevo nel mio cuore”; “Vedi queste lagrime che scendono / vogliono piano piano carezzarti… Forse un bimbo piange perché ha fame, una madre piange quando prega / un uomo piange solo per amore” ecc. ecc. Ma è vero che gli italiani piangono tanto? […] E chi è che tiene a mostrare un’immagine così melensa e sentimentale degli italiani? I cantanti? I librettisti? I musicisti? O, attraverso le case discografiche, gli industriali della canzone e con loro una gran parte della classe dirigente italiana? Mi pare chiaro che solo quest’ultima può avere interesse a offrire agli italiani un’immagine deformata di sé, perché vi si riconoscano e vi si compiacciano, in modo da indirizzarli verso la dolcezza, la malinconia, gli amori infelici, i pianti e il dolore del crepuscolarismo industriale. Lo scopo di tutto questo poi è la rassegnazione. Ecco perché le canzoni di Sanremo sono insopportabili. Non perché sono brutte, stupide, melense (come in realtà sono), ma perché cercano di insinuare nelle orecchie maleducate degli italiani i ritmi di quella che giustamente è stata chiamata “la cattiva coscienza”».

 

Immagine in evidenza: Sergio Endrigo e Roberto Carlos festeggiano la vittoria al 18º Festival di Sanremo con Canzone per te.

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