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21:47 mercoledì 7 ottobre 2026
Un rarissimo uccello che vive solo sull’Himalaya è stato costretto a cambiare cinguettio perché non riusciva più a farsi sentire dai suoi simili per colpa del rumore causato dai turisti L'uccello si chiama monal, detto anche fagiano himalayano, e i turisti gli stanno rovinando la vita: per colpa loro si è dovuto pure trasferire in alta quota.
La Svezia ha fatto uno spot per invitare tutti gli introversi del mondo a fare le vacanze in Svezia, promettendo che lì nessuno li disturberà mai per nessuna ragione Tanto che l'Agenzia Nazionale del Turismo svedese ha fatto uno spot rivolto esclusivamente a loro.
L’associazione delle biblioteche americane ha stilato una lista dei libri più censurati di questo millennio e dentro ci sono dei titoli piuttosto sorprendenti Accanto alle prevedibili Harper Lee e Maya Angelou ci sono anche graphic novel, libri per bambini, Sarah J. Maas e Gossip Girl.
Il sindaco di Saint-Denis Bally Bagayoko è sceso in piazza con gli studenti francesi e li ha protetti dalle cariche della polizia Ma non è un caso isolato, il suo: vista la violenta repressione, sono tanti gli adulti che stanno proteggendo, con il loro corpo, i manifestanti.
Una ricerca internazionale ha dimostrato che c’è un sensibile aumento dei tumori in età giovanile In questo aumento c'entrano obesità, alimentazione scorretta, poca attività fisica, alcol, fumo e inquinamento, ma anche l'aumento di prevenzione ed esami specialistici.
C’è una base della RAF in Inghilterra che potrebbe come non potrebbe essere sotto attacco dell’Iran Dalla scorsa settimana stanno succedendo strani fatti attorno alla base di Fairford. Adesso, ad aggiungere stranezza a stranezza, c'è anche un'insolita decisione degli Usa.
A vent’anni dall’uscita ci sarà una nuova edizione di King Kong Theory, il manifesto del femminismo brutto, sporco e cattivo di Virginie Despentes Lo riporta in Italia Fandango, esattamente venti anni dopo la scandalosissima uscita in Francia.
Persino i petrolieri ammettono apertamente che con le scorte di petrolio siamo messi malissimo Lo ha detto Amin Nasser, Ceo di Aramco. Che ha definito le attuali scorte «spaventosamente scarse».

Il ministro della Sanità Usa vuole che i social abbiano avvertenze come sigarette e alcol

18 Giugno 2024

«Una delle lezioni più importanti che ho imparato alla facoltà di Medicina è stata che in caso di emergenza non puoi permetterti il ​​lusso di aspettare informazioni perfette. Valuti i fatti disponibili, eserciti al meglio le tue capacità di valutazione e agisci rapidamente. La crisi della salute mentale tra i giovani è un’emergenza e i social media sono emersi come un importante contributo. Gli adolescenti che trascorrono più di tre ore al giorno sui social media corrono il doppio del rischio di mostrare sintomi di ansia e depressione e l’utilizzo quotidiano medio in questa fascia di età, nell’estate del 2023, era di 4,8 ore. Inoltre, quasi la metà degli adolescenti afferma che i social media li portano a sentirsi a disagio con il proprio corpo»: così inizia l’editoriale di Vivek H. Murthy pubblicato dal New York Times, dal titolo “Surgeon General: Why I’m Calling for a Warning Label on Social Media Platforms”.

Parole che confermano le teorie a cui Jonathan Haidt ha dedicato il suo bestseller, Anxious Generation, non ancora tradotto in Italia, di cui abbiamo parlato nel nuovo numero di Rivista Studio, che trovate in edicola e nel nostro store, tutto dedicato agli adolescenti di oggi. Riassumendo moltissimo, nel suo libro Haidt sostiene che la responsabilità dell’epidemia di ansia e depressione che ha colpito e continua a colpire gli adolescenti (soprattutto le femmine) è da imputare al fatto che sono la prima generazione cresciuta tra iPad, smartphone e social media, a cui hanno avuto accesso già da piccolissimi. Haidt propone delle soluzioni pratiche che andrebbero adottate da tutti i genitori: vietare l’uso dello smartphone prima dei 14 anni, vietare di aprire account sui social media prima dei 16 anni, vietare del tutto lo smartphone a scuola (anche durante le pause), concedere ai propri figli più indipendenza e libertà di giocare senza supervisione e affidare loro maggiori responsabilità.

Al suo appello adesso si aggiunge quello di Vivek H. Murthy, che sul New York Times sottolinea la gravissima assenza di misure per proteggere i più giovani, e propone di apporre sui social delle etichette come quelle che ci sono sul fumo e sugli alcolici, delle “warning label”, delle avvertenze, che avvisino i genitori dei rischi che corrono sottoponendo i loro figli all’uso precoce di dispositivi e piattaforme.

«La legislazione del Congresso», scrive Murthy, «dovrebbe proteggere i giovani dalle molestie, dagli abusi e dallo sfruttamento online e dall’esposizione alla violenza estrema e ai contenuti sessuali che troppo spesso appaiono nei feed guidati da algoritmi. Le misure dovrebbero impedire alle piattaforme di raccogliere i dati sensibili dei bambini e dovrebbero limitare l’uso di funzionalità come le notifiche push, la riproduzione automatica e lo scorrimento infinito, che sfruttano lo sviluppo del cervello e contribuiscono a un uso eccessivo. Inoltre, le aziende devono essere obbligate a condividere tutti i loro dati sugli effetti sulla salute con scienziati indipendenti e con i cittadini – attualmente non lo fanno – e consentire controlli di sicurezza indipendenti. Mentre le piattaforme sostengono che stanno rendendo i loro prodotti più sicuri, gli americani hanno bisogno di qualcosa di più delle sole parole. Abbiamo bisogno di prove».

Già a maggio, Murthy, che ricopre il ruolo di Surgeon General degli Stati Uniti (il responsabile del governo federale americano in fatto di salute pubblica), aveva lanciato l’allarme sui rischi che i giovanissimi corrono sui social. Un tipo di comunicazioni che in passato ha riguardato le sigarette, l’Aids, l’obesità, la violenza in televisione e nei videogiochi, le armi da fuoco e la solitudine.

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