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16:34 mercoledì 20 maggio 2026
La NATO è preoccupata che se la guerra in Iran dovesse continuare si ritroverà senza armi e munizioni perché gli Stati Uniti ne stanno usando troppe Finora gli Usa hanno speso 29 miliardi di dollari per una guerra di cui non si vede la fine e ancora non è chiaro lo scopo.
C’è una gran polemica nel mondo letterario perché la Premio Nobel Olga Tokarczuk ha detto di aver usato l’AI durante la stesura del suo nuovo libro Cosa che in realtà non ha mai detto, come si è affretta a spiegare lei stessa in un comunicato stampa in cui precisa che l'AI non scriverà mai al posto suo.
Se siete in Sicilia e incontrate Mick Jagger, sappiate che è lì perché interpreta il padre di Josh O’Connor nel nuovo film di Alice Rohrwacher La sua parte però sarà piuttosto breve, poco più di una scena accanto a Kyo, il personaggio interpretato da Josh O'Connor.
Il prezzo del desideratissimo Royal Pop di Swatch e Audemars Piguet è già crollato ma era assolutamente prevedibile Molti reseller stanno dunque scoprendo solo ora che passare ore in fila ad aspettare forse non è stata la più sensata delle decisioni.
Cate Blanchett produrrà l’adattamento cinematografico di Fashionopolis, il famosissimo libro-denuncia sul fast fashion di Dana Thomas Lo farà con la sua società di produzione, Dirty Films. Il film verrà scritto (e co-prodotto) dalla stessa Dana Thomas e diretto da Reiner Holzemer.
La Presidente irlandese Catherine Connolly ha detto di essere orgogliosa di sua sorella Margaret, medico di bordo della Global Sumud Flotilla arrestata dalle forze armate israeliane Lo ha detto durante un incontro con re Carlo a Buckingham Palace. E ha aggiunto di essere anche «molto preoccupata».
Sta per uscire un gioco da tavolo in cui interpreti un lavoratore che deve sopravvivere alla vita in ufficio senza andare in burnout Si chiama Burnout e lo hanno ideato due ragazzi che hanno lasciato il loro lavoro per dedicarsi solo al game design. E anche per scampare al burnout.
Dopo 55 anni di oblio e censura, a Cannes verrà finalmente presentata la versione restaurata de I diavoli di Ken Russell E dopo la prima a Cannes, a ottobre verrà una nuova distribuzione nelle sale e soprattutto una nuova versione home video da collezione.

Sally Rooney pubblicherà Intermezzo in Israele con un editore filopalestinese che si oppone all’occupazione e all’apartheid

Negli ultimi 5 anni la scrittrice aveva rifiutato di essere tradotta e pubblicata in Israele, una scelta fatta per sostenere il movimento BDS (Boycott, Divestment, Sanctions).

20 Maggio 2026

Sono passati quattro anni dall’ultima volta che un romanzo di Sally Rooney è stato tradotto in ebraico e distribuito in Israele. Fino a quel momento, la scrittrice aveva collaborato con Modan, casa editrice che ha portato in Israele sia Parlarne tra amici che Persone normali. La collaborazione si era interrotta appunto cinque anni fa, quando Rooney decise di non far tradurre in ebraico e di non distribuire in Israele Dove sei, mondo bello: spiegò che la decisione l’aveva presa per mostrare il suo sostegno al movimento BDS (Boycott, Divestment, Sanctions) e contro l’occupazione e le violenze israeliane nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Da quel momento in poi, Rooney si è pubblicamente espressa molte volte sulla questione, ribadendo il suo sostegno alla causa palestinese e la sua condanna al governo israeliano. 

Dopo cinque anni di polemiche e di rifiuti, Rooney ha deciso di far leggere il suo ultimo libro, Intermezzo, anche in Israele, anche in ebraico. Non con il suo editore storico, però: Rooney ha accettato di “interrompere” la sua protesta a condizione che intermezzo venisse pubblicato da un editore che sostiene, come lei, la causa palestinese e si oppone al governo Netanyahu. Alla fine la scelta di Rooney è ricaduta su November Books, casa editrice indipendente che lavorerà a questo progetto assieme ad altre due realtà affini dell’editoria israeliana, +972 e Local Call. In un comunicato stampa congiunto, i tre editori hanno spiegato che sostengono convintamente «i diritti, riconosciuti dall’Onu, del popolo palestinese» e che si oppongono altrettanto convintamente «all’occupazione militare e all’apartheid».

La decisione di Rooney e dei suoi nuovi editori ha ovviamente causato l’indignazione di coloro che ritengono il movimento BDS intrinsecamente discriminatorio. Ma, come la stessa scrittrice ha spiegato in più occasioni, l’obiettivo del movimento non sono gli ebrei né gli israeliani, ma coloro i quali – ebrei, israeliani e non, persone fisiche e giuridiche, associazione e aziende – sostengono silenziosamente o attivamente appoggiano le azioni del governo israeliano nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. La stessa decisione di pubblicare un libro in Israele, con degli editori israeliani e tradotto in ebraico è dimostrazione del significato vero delle tre lettere BDS.

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«Davanti a uno Stato che sostiene un genocidio, cosa dovrebbero fare le persone per bene?», ha scritto sul Guardian, condannando la decisione del governo inglese.