Il nuovo libro di Carrére inizia con la morte della madre. Da lì, lo scrittore parte per un viaggio all'indietro nel tempo, nel Novecento, fino alle origini della sua famiglia, tra Russia e Georgia, alla ricerca di verità e pace.
C’è una gran polemica nel mondo letterario perché la Premio Nobel Olga Tokarczuk ha detto di aver usato l’AI durante la stesura del suo nuovo libro
Cosa che in realtà non ha mai detto, come si è affretta a spiegare lei stessa in un comunicato stampa in cui precisa che l'AI non scriverà mai al posto suo.
In quel grande tribunale che si chiama internet, basta una frase estrapolata dal contesto per trasformare un premio Nobel in un presunto impostore e impenitente traditore delle arti. Ne sa qualcosa Olga Tokarczuk, finita al centro di un acceso dibattito dopo che alcune sue dichiarazioni, fatte durante un’incontro a Poznan (qui trovate una trascrizione di tutta la conversazione), sono rimbalzate su Bluesky e sulle principali testate internazionali, rilanciate in prima battuta da LitHub, sollevando il sospetto che la scrittrice avesse delegato in parte la stesura del suo prossimo romanzo, in uscita nell’autunno 2026, a un’intelligenza artificiale.
A far scattare il panico tra i lettori di tutto il mondo sono stati alcuni passaggi in cui Tokarczuk ammetteva, con insolito e provocatorio candore, di aver acquistato la versione premium di un noto Large Language Model e di interagirci spesso durante le sessioni di lavoro. «Spesso chiedo alla macchina: «Cara, come potremmo sviluppare questa cosa in modo splendido?», aveva accennato l’autrice, elogiando la capacità dell’algoritmo di espandere gli orizzonti cognitivi e associativi della mente umana. Secondo Tokarczuk, la struttura di un Large Language Model non si sposa con il pensiero lineare e accademico ma si sintonizza perfettamente con la “mente periferica” dello scrittore, che lavora per connessioni insolite, suggestioni e accostamenti imprevedibili. Una confessione che l’opinione pubblica ha frettolosamente interpretato come l’abdicazione dell’ingegno individuale a favore dei server della Silicon Valley, specialmente in un momento in cui la scrittrice ha ventilato l’ipotesi che il romanzo al quale sta lavorando in questo momento sarà anche l’ultimo, convinta che il pubblico contemporaneo stia perdendo la capacità di comprendere strutture letterarie complesse e stratificate. E, soprattutto, che il mestiere della scrittura sia diventato troppo dispendioso e troppo poco remunerativo. I passaggi più interessanti dell’intervista, infatti, sono quelli in cui Tokarczuk descrive la fatica di scrivere un libro: il tempo e le energie che servono, l’ansia e l’incertezza che vengono dal non sapere cosa ne sarà dell’opera una volta finita.
La replica dell’autrice alla polemica sull’AI non si è fatta attendere, affidata a una nota ufficiale diffusa tramite il suo editore. Tokarczuk ha chiarito la sua posizione dichiarando che l’AI non ha scritto, né scriverà mai, una singola riga al posto suo, e che lei la utilizza esclusivamente come un assistente di ricerca ultrarapido. L’algoritmo le serve per scovare i titoli delle canzoni d’epoca con cui far danzare i suoi personaggi in una determinata scena o per superare velocemente il primo livello di fact-checking, ma la scrittura resta per lei un atto rigorosamente umano. «Mi lascio ispirare dai sogni», ha ironizzato il premio Nobel per chiudere la polemica, «ma prima che questa frase venga fatta a pezzi dagli esperti, mi affretto a precisare che si tratta dei miei sogni personali, non di quelli generati da un software».