Hype ↓
19:34 venerdì 28 agosto 2026
Il governo serbo concederà a Ratko Mladic, il boia di Srebrenica, il funerale di Stato perché «era pur sempre un generale» «Il generale Mladic è un generale, e ci sono dei protocolli da seguire», questo si è limitato a dire il Ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujic.
La ragione per cui le aziende AI stanno addestrando le AI usando solo libri vecchi e che i libri vecchi sono gli unici che sicuramente non sono stati scritti con l’AI Cause giudiziarie e inchieste giornalistiche hanno rivelato che questa è una pratica ormai diffusissima. Anche perché le AI non possono più essere addestrate con contenuti presenti su internet, perché troppi contenuti presenti su internet sono ormai fatti con l'AI.
Le operazioni di soccorso al confine tra Nepal e Tibet stanno diventando impossibili a causa della piena di un lago che si è formato dopo la frana che ha causato l’inondazione Operazioni che erano già difficili per via dalle infrastrutture distrutte e dalle linee di comunicazione danneggiate.
Dopo 25 anni di attesa, il regista di Donnie Darko ha finalmente pronto il sequel, solo che non è un film ma un romanzo epistolare di 800 pagine sui viaggi nel tempo Richard Kelly, regista, sceneggiatore e adesso anche scrittore, ha già detto che questo è solo il primo passo nell'esplorazione dell'universo di Donnie Darko.
Il pezzo di ghiacciaio che ha causato le inondazioni in Tibet e Nepal era talmente grosso che quando si è schiantato al suolo ha provocato un terremoto Una scossa di magnitudo 5.2 aveva fatto pensare a un sisma. Solo dopo si è capito che tutto era iniziato con un pezzo di ghiacciaio precipitato a valle.
La grande retrospettiva che sta per arrivare allo Stedelijk Museum di Amsterdam è l’occasione per conoscere e celebrare davvero Yayoi Kusama Dall'11 settembre al 17 gennaio 2027 l'esposizione ripercorrerà oltre settant'anni di carriera, dalle enormi e ipnotiche tele alle famosissime installazioni di specchi.
Il modo perfetto di ricordare Tim Curry è andare a rivedere The Rocky Horror Picture Show al Cinema Mexico di Milano, dove è in programmazione ininterrottamente da 45 anni Il Mexico è una delle pochissime Rocky Horror House del mondo: dal 1981, quasi ogni venerdì, il film torna sul grande schermo. E tornerà anche adesso che Tim Curry non c'è più, per celebrarlo e ricordarlo.
Un sito sta raccogliendo tutte le elegie funebri scritte dai giornalisti palestinesi per i loro colleghi uccisi negli attacchi israeliani Si chiama The Living Record e permette di ascoltare la voce e le parole dei giornalisti di Gaza, mentre ricordano i loro colleghi uccisi negli attacchi israeliani.

Sandra Milo ha sempre interpretato se stessa

Non solo la musa di Fellini né l'attrice di : la sua vita è stata una storia avventurosa e lei un personaggio, al quale è rimasta fedele fino alla fine.

29 Gennaio 2024

Federico Fellini l’aveva chiamata anche per Amarcord, per interpretare la parte della Gradisca. Si erano visti a Cinecittà, ne avevano parlato e si erano confrontati. Lei diceva che non c’era niente della gioia che le era stata promessa e lui, da bravo, annuiva, acconsentiva, era pronto a cambiare, migliorare e prendere un’altra strada: i disegni, gli schizzi, le bozze. Alla fine non se ne fece più niente: il marito di lei si mise in mezzo, le impose di scegliere, «o Amarcord o i figli», e lei capitolò.

Nella sua carriera, Sandra Milo, nata Salvatrice Elena Greco, aveva superato tanti momenti come questo. Oggi ci ricordiamo tutti di , gli spezzoni stracult in televisione, il suo sorriso leggero, invitante, che prometteva una superficialità che invece non c’era (recuperate, se potete, la sua partecipazione a Una pezza di Lundini: lei malvagia che se la ride e che dice «siete tutti miei pedine, in ginocchio»). Eppure la sua vita era stata piena di curve, di fossi, di buche da cui altri non si sarebbero mai ripresi.

Quando arrivò per la prima volta a Roma, a Cinecittà, aveva un’idea precisa. Voleva affermarsi, mostrare il suo talento, ma fu costretta ad adeguarsi al grande gioco del cinema italiano: per le altre attrici era innocua, tutta risatine e strizzate di palpebre; e invece studiava, si guardava attorno, ascoltava quello che le veniva detto e traeva le sue conclusioni. Per lei Antonio Pietrangeli, che la fece esordire con Lo scapolo, non era solo un regista; era uno che, come Antonioni, aveva avuto il coraggio di mettere al centro le donne e di inquadrarle, di renderle parte integrante del racconto e non solo un accessorio necessario, bello, con cui intrattenere il pubblico maschile.

Nella parentesi che va dal 1955 al 1961 lavorò con Becker, Cayatte, Sautet, Steno e Rossellini. Fece 18 film. E anche qui, in questo periodo, i mariti si misero tra i piedi, gli amanti si fecero rumorosi, e lei diventò terra di conquista. Moris Ergas, produttore cinematografico, le intentò 44 cause. E poi c’era la stampa, che ora la acclama, la ama, che si strappa capelli e vesti per lei, e che una volta non esitò ad appiopparle il nomignolo di Canina Canini.

Quando arrivarono Fellini e , ebbe la sua riscossa. Il film vinse l’Oscar per il Miglior film straniero e lei poté togliersi più di un sassolino dalla scarpa. Imparò a conoscere Fellini come nessun altro aveva fatto prima, proprio perché era un’attenta osservatrice e lei, il cinema, lo viveva come una seconda vita: tra le cose che le piacevano e quelle le servivano per campare. Fellini, diceva, non si rivelava mai. Offriva tutto e l’esatto contrario di sé stesso, si nascondeva dietro le frasi fatte, le belle parole, e intanto si divertiva.

La Carla che interpretava in , l’amante del Guido Anselmi di Marcello Mastroianni, era la quintessenza del fumetto, del divertimento, dell’esagerazione e della visione felliniana del mondo e – sì, certo – delle donne. Tutta un quack, slurp e yek. Sandra Milo è stata musa, comparsa, attrice e protagonista. Ha creato un personaggio nel personaggio, e questo si può notare in tutti i film a cui ha preso parte: il sorriso, le sopracciglia che si inarcano come il dorso di un gatto, la voce che si fa bassa, sussurrata, quasi civettuola, ma in realtà carica, potente, calcolata.

Il cinema, però, era solo cinema (le cose che le piacevano e le cose che servivano per campare, appunto). E i più bravi, come Sandra Milo, sanno distinguere le due dimensioni. I film sono tacche che restano, che vanno spuntate, in cui i ruoli e i personaggi si alternano, si parlano, mettono in fila i dolori e le esperienze. E i giornalisti ne parlano, ci tornano su, ghirigori di complimenti e nostalgia. Ma la vita vera è un’altra storia, un’altra faccenda, ed è dunque quella che alla fine resta e resiste. Per Sandra Milo contava più aver conosciuto Fellini, averlo amato, che essere stata diretta da lui. E così Craxi, l’attivismo socialista, i ritratti di donne bionde e leggere e comunque consapevoli. Il piccolo schermo, quello grande; i programmi, le serie, i film. Sandra, Sandrocchia: a Malcom Pagani, nel 2015, aveva confessato che ogni tanto ci pensava anche lei alla morte, che la stanchezza arrivava e che doveva conviverci. E ciò nonostante era sempre lei, sempre identica, sempre la stessa. Pronta a incatenarsi per i lavoratori dello spettacolo e a mettersi in gioco, ancora, a 80 e passa anni.

Il bianco e nero, il colore che avvolge tutto, gli schermi che s’allungano e le sceneggiature che si fanno più povere, piatte, ripetitive: se il cinema ha fatto fatica, Sandra Milo ha capito come navigare la corrente, come anticipare i venti e le tempeste, e come fare per trarre una lezione da ogni cosa. Negli ultimi anni la chiamavano e lei, semplicemente, faceva sé stessa. Ciak, sorriso, azione.

C’è la Carla di , sì, e ne abbiamo già parlato. Ma c’è pure la Lolita di Adua e le compagne di Antonio Pietrangeli, un film che parlava di prostituzione, che era stato scritto da Maccari, Scola, Pinelli e dallo stesso Pietrangeli. Sandra Milo stava lì, apparentemente in disparte, e invece sempre centrale, protagonista, ammiccante, mai superficiale, mai qualunquista. Genuina, si dice oggi. Coerente, invece, è la parola più adatta.

Articoli Suggeriti
Stanno tutti leggendo Max, Mischa e l’Offensiva del Tet e stanno tutti facendo benissimo

A sorpresa, il libro di Johan Harstad si è preso il titolo di romanzo dell'estate. Un'impresa notevole, per un tomo di 1242 pagine che parla di malinconia, memoria e lutto, di certezza della fine e dell’inevitabilità della perdita.

Yayoi Kusama, l’artista che ha obliterato il mondo

Nel ‘66 vendeva sfere specchianti ai giardini della Biennale a due dollari l'una: aveva già messo in scena la macchina che avrebbe divorato la sua arte. Ritratto di un'artista che ha passato settant'anni a smaterializzare il mondo, sesso compreso.