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23:42 martedì 28 aprile 2026
Acne Paper ha messo in mostra per la prima volta 70 disegni di René Bouché che ritraggono 70 donne che hanno fatto la storia Tra i ritratti dello storico illustratore di Vogue compaiono i volti di Lee Radziwill, Billie Holiday, Helena Rubinstein e Babe Paley.
Adesso anche TikTok fa la sua classifica dei bestseller Uscirà ogni mese e incrocerà le vendite dei libri con le visualizzazioni che i contenuti dedicati a quel libro ottengono sul social.
Quentin Tarantino ha fatto di tutto per fare il film crossover di Django e Zorro, ha convinto un produttore a finanziarlo ma all’ultimo momento ha detto che lui non ha voglia di dirigerlo Film basato, tra l'altro, su un fumetto scritto dallo stesso Tarantino. Che però, a quanto pare, di tornare sul set non vuole proprio saperne.
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Dopo anni di digitalizzazione, la Svezia reintrodurrà carta e penna nelle scuole per contrastare il crescente analfabetismo di ritorno degli studenti Dopo che nel 2019 era stato deciso l'uso dei dispositivi digitali persino negli asili, ora il Paese spenderà oltre 200 milioni di euro in libri "veri e propri" da usare nelle scuole.
Il Cancelliere tedesco Mertz ha detto che nei colloqui di pace la diplomazia iraniana sta surclassando quella statunitense Secondo Merz, gli Usa hanno gravemente sottovalutato l'Iran e adesso non sanno come uscire da una situazione di stallo che loro stessi hanno creato.
Dopo quasi tre anni di distruzione, due ragazzi hanno aperto la prima nuova libreria di Gaza Si chiama Phoenix Library ed esiste grazie all'incessante lavoro di Omar Hamad e Ibrahim Massri.
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Salman Rushdie non vuole fare la vittima

Coltello, il suo nuovo libro appena uscito anche in Italia, è il racconto dell’attentato di cui è stato vittima a New York nel 2022. Ma è soprattutto una rivendicazione ottimistica e sfacciata della sua libertà.

22 Aprile 2024

Quando nella serie Curb Your Enthusiasm il protagonista, Larry David, riceve una fatwa aver imitato in tv l’Ayatollah, per prima cosa va a trovare lo scrittore Salman Rushdie. Si vuole far dare dei consigli trovandosi nella sua stessa condizione. Rushdie gli dice: «Sei un uomo pericoloso, e questo a molte donne piace. Non nasconderti, goditi il fatwa sex, il miglior sesso che ci sia». Questo era diventato Rushdie nell’immaginario pubblico: il simbolo dello scrittore che riesce a godersi la vita (si è sposato cinque volte) nonostante sia stato condannato a morte da Khomeyni, la guida suprema dell’Iran.

Dopo la pubblicazione del suo quinto libro I versi satanici nel 1989, che scatenò la fatwa, Rushdie in Inghilterra venne messo sotto protezione, per poi scegliere più tardi di trasferirsi a New York dove poteva evitare di vivere costantemente sotto scorta. Nel 1991 il traduttore giapponese del libro verrà pugnalato a morte nel suo studio; il traduttore italiano, Ettore Capriolo, ferito a coltellate a Milano da un iraniano; l’editore norvegese finirà in ospedale per le ferite da arma da fuoco ricevute nella sua abitazione. Subito dopo la dispensa della fatwa avevano provato a far fuori lo scrittore, ma la bomba era esplosa per sbaglio nella stanza d’albergo del terrorista, Mustafa Mahmoud Mazeh (in Iran gli hanno dedicato un piccolo santuario dove c’è scritto: «Il primo martire a morire nella missione per ammazzare Salman Rushdie»).

Nonostante la fatwa non fosse mai stata ritirata dall’Iran, Rushdie aveva continuato a scrivere con quella che sembrava una beffarda serenità – ha all’attivo 13 romanzi, diversi saggi e due libri per bambini – aveva continuato a partecipare ai party della scena letteraria di Manhattan (molti lo dipingono come festaiolo) e a portare avanti la sua battaglia per la libertà di espressione. Era diventata una delle più attive voci sul diritto alla satira, contro il totalitarismo religioso – più famoso per questo che non per i suoi libri post-Versi satanici. Prestarsi a un divertente e provocatorio cameo nella serie del creatore di Seinfeld era parte di questo incarico pubblico, di testardo vessillo di un’ideale nobile. E lo è stato anche partecipare, a 75 anni, a un evento a Chautauqa, New York, il 12 agosto del 2022 per parlare «dell’importanza di proteggere gli scrittori dai soprusi», e della «creazione di spazi sicuri per gli scrittori in America». Qui, a un certo punto un uomo è salito sul palco e ha attaccato Rushdie. Alcune persone presenti in sala pensavano fosse una performance, visto il tema della serata. Nei 27 secondi di aggressione Rushdie è stato accoltellato più volte al collo, al petto, alle mani, la lama gli è anche entrata nell’occhio destro, distruggendo il nervo ottico. Rushdie scrive di aver immaginato varie volte quella scena, prima che accadesse, e «di conseguenza, alla vista di quella sagoma assassina lanciata contro di me, il mio primo pensiero è stato: “Sei tu dunque. Eccoti qui”». Si chiede: «perché non ho reagito subito?», e poi riesce, sanguinante, a provare vergogna quando coi vestiti lacerati resta sul pavimento – «Oh no, il mio completo nuovo di Ralph Lauren»). Quando il suo agente è poi andato a trovarlo in ospedale gli ha detto:

«Tu, per un anno, non devi pensare a niente, se non a ristabilirti».
«Mi pare un buon consiglio», ho ammesso.
«Poi però, naturalmente, scriverai di questa esperienza».
«Non so», ho replicato. «Non sono sicuro di averne voglia».
«Ne scriverai», ha ribadito lui.

In Knife: Meditations After an Attempted Murder, appena uscito in contemporanea negli Stati Uniti e in Italia (Coltello, Mondadori, traduzione di G. Pannofino), Rushdie ripercorre con estrema precisione tutti gli eventi, l’appena prima, il durante e il dopo, le conseguenze fisiche e mentali dell’attacco, i mesi di degenza e riabilitazione in ospedale, i dettagli delle cure mediche, le risposte pubbliche e private all’attacco, le chiacchiere con Martin Amis e la preoccupazione di Fran Lebowitz, gli amici scrittori che muoiono e si ammalano intorno a lui. Si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa contro i suoi critici occidentali. Si inventa un dialogo con il suo attentatore che gli dice «dietro le tue brillanti parole, sai sicuramente di valere meno di un verme». Coltello diventa una scusa per un pezzo di autobiografia, dove torna il tema tanto caro a Rushdie – oltre la libertà di espressione – cioè il difendere la propria produzione letteraria, il proprio realismo magico, a prescindere dall’immagine di vittima perseguitata. Scrive che tra il 1989 e il 2022 c’è stata una finestra in cui i giovani potevano di nuovo leggere I versi satanici «come un normale romanzo, non più come una sorta di teologica patata bollente». Continua a dire, a ogni occasione, che i libri devono essere indipendenti da quello che succede all’autore, compresa una fatwa.

Coltello è estremamente candido e piuttosto banale, se si pensa all’assurdità dell’evento (o forse proprio per questo). Ci sono molte frasi scontate: «L’Italia è un sorriso, un banchetto, L’Italia è musica» e frasi motivazionali da social: «Non saremmo le persone che siamo oggi senza le calamità dei nostri ieri». E ancora baricchismi vari: «Ho sempre pensato all’amore come a una forza capace, nelle sue manifestazioni più potenti, di smuovere le montagne». Oppure: «Un coltello è moralmente neutro. A essere immortale è l’uso sbagliato che se ne fa». Etc.

Esiste una letteratura intima della sopravvivenza, ne è un esempio riuscito il memoir di Philippe Lançon Le lambeau. E anche in qualche modo, seppur si parli di cancro e non di terrorismo islamico, Mortality di Cristopher Hitchens potrebbe rientrare nella categoria di resoconti dell’estrema vicinanza alla morte. E anche il prodotto giornalistico di Emmanuel Carrére, trasformato nel libro V13 (Adelphi), con le voci dei sopravvissuti all’attacco del Bataclan, si può infilare nel gruppo. Coltello, invece, sembra qualcos’altro, non sembra esserci urgenza, nonostante la brutalità dell’attacco. Forse ad alleggerire tutto è l’ottimismo di Rushdie, questo messaggio quasi cristologico del porgere l’altra guancia. Alla fine di Coltello, Rushdie scrive che se fosse stato costretto a testimoniare in tribunale avrebbe detto al suo assalitore: «Le nostre vite sono entrate in contatto per un istante, poi hanno subito cominciato a divergere. La mia è migliorata, da quel giorno, mentre la tua è peggiorata. Hai fatto una pessima scommessa e l’hai persa. La fortuna è toccata a me». E in effetti all’uscita di Knife c’è stata una festicciola nel West Village, dove Rushdie, con il suo occhiale bicolore, un po’ steampunk, sorrideva e abbracciava Tony Danza, Lisa Taddeo, Gay Telese. L’assalitore è in carcere in attesa di giudizio.

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