Il film si intitola The Mountain, The Moon Cave and The Sad God ed esce nello stesso giorno del loro nuovo disco, The Mountain.
Ai Critics’ Choice Awards Robert Downey Jr. ha letto le peggiori recensioni che i critici hanno scritto su di lui
Robert Downey Jr. si conferma il favorito per la vittoria dell’Oscar al Miglior attore non protagonista. Dopo il Golden Globe è arrivato anche il Critics’ Choice Award, che l’attore ha festeggiato con uno dei migliori discorsi di questa stagione di premi cinematografici. L’attore ha deciso di festeggiare questo eccezionale momento della sua carriera ricordando, attraverso le parole dei critici, gli anni deprimenti della sua vita. Dopo aver ringraziato tutte le persone che bisogna sempre ringraziare in queste circostanze – il proprio agente, Christopher Nolan per averlo coinvolto in Oppenheimer, familiari, amici, colleghi – Downey Jr. ha cominciato a leggere estratti delle peggiori recensioni che i critici abbiano mai scritto su di lui. «Questa mattina pensavo a quanto mi piacciono i critici… Sapete, mi hanno dedicato parole così belle, davvero, tanti momenti bellissimi, e alcuni proprio poetici. Voglio condividere con voi un po’ di cose che hanno scritto su di me nel corso degli anni», ha spiegato Downey Jr..
La prima recensione citata l’attore la paragona a una poesia haiku: «Superficiale, disordinato e pigro». Poi una in cui il critico si dilettava con i paragoni: «È come vedere Pee-Wee Herman svegliarsi dal coma». E poi, una recensione da oltreoceano, scritta da un critico britannico: «Uno sconvolgente spreco di talento». Infine, la sua preferita: «Interessante come una scoreggia fatta sotto le lenzuola». Finito di leggere questi omaggi che i critici gli hanno fatto in passato, Downey Jr. ha concluso il suo discorso ringraziando gli Oppenhomies, tutte le persone che hanno lavorato assieme a lui al film che probabilmente gli varrà il primo premio Oscar della sua carriera.
Che si vanno ad aggiungere ai 77 che spenderà per completare l'acquisizione. Che comunque potrebbe non completarsi, se l'Antitrust non darà il via libera. E in questo caso, Paramount dovrà pagare altri 7 miliardi di multa.
Le ricerche dicono che il gusto musicale si congela intorno ai 33 anni. Ma dietro c'è un fenomeno più profondo, che riguarda il modo in cui il cervello codifica i ricordi, la costruzione dell'identità e un'industria che monetizza la nostalgia.