Uscito il 6 febbraio, nell'album non c'è nulla che si possa definire sbagliato ma non c'è neanche nulla che si possa definire rischioso. Ed è per questo che, secondo molti, è l'ennesima occasione persa. Forse l'ultima, per J. Cole.
Ai Critics’ Choice Awards Robert Downey Jr. ha letto le peggiori recensioni che i critici hanno scritto su di lui
Robert Downey Jr. si conferma il favorito per la vittoria dell’Oscar al Miglior attore non protagonista. Dopo il Golden Globe è arrivato anche il Critics’ Choice Award, che l’attore ha festeggiato con uno dei migliori discorsi di questa stagione di premi cinematografici. L’attore ha deciso di festeggiare questo eccezionale momento della sua carriera ricordando, attraverso le parole dei critici, gli anni deprimenti della sua vita. Dopo aver ringraziato tutte le persone che bisogna sempre ringraziare in queste circostanze – il proprio agente, Christopher Nolan per averlo coinvolto in Oppenheimer, familiari, amici, colleghi – Downey Jr. ha cominciato a leggere estratti delle peggiori recensioni che i critici abbiano mai scritto su di lui. «Questa mattina pensavo a quanto mi piacciono i critici… Sapete, mi hanno dedicato parole così belle, davvero, tanti momenti bellissimi, e alcuni proprio poetici. Voglio condividere con voi un po’ di cose che hanno scritto su di me nel corso degli anni», ha spiegato Downey Jr..
La prima recensione citata l’attore la paragona a una poesia haiku: «Superficiale, disordinato e pigro». Poi una in cui il critico si dilettava con i paragoni: «È come vedere Pee-Wee Herman svegliarsi dal coma». E poi, una recensione da oltreoceano, scritta da un critico britannico: «Uno sconvolgente spreco di talento». Infine, la sua preferita: «Interessante come una scoreggia fatta sotto le lenzuola». Finito di leggere questi omaggi che i critici gli hanno fatto in passato, Downey Jr. ha concluso il suo discorso ringraziando gli Oppenhomies, tutte le persone che hanno lavorato assieme a lui al film che probabilmente gli varrà il primo premio Oscar della sua carriera.
Uscito il 6 febbraio, nell'album non c'è nulla che si possa definire sbagliato ma non c'è neanche nulla che si possa definire rischioso. Ed è per questo che, secondo molti, è l'ennesima occasione persa. Forse l'ultima, per J. Cole.
I numeri sono in crescita negli Usa, in UK e anche in Italia: c'entrano collezionismo e nostalgia, ma pure il desiderio di "possedere" la musica che si ama, soprattutto per i più giovani.
Il cast principale include anche Viggo Mortensen, Edward Norton e Javier Bardem, con Alejandro G. Iñárritu a fare da produttore esecutivo.
Analogico, passatista, efficace, molto ben fatto e un po' trombone: la Berlinale l’ha dominata chi ha tentato di dimostrare che si stava meglio quando si stava peggio e che i giovani di oggi sono la peggiore generazione di sempre.
In Spagna è stato uno dei film più visti e premiati del 2025, nonostante sia un film di genere che racconta una pagina di storia traumatica come quella del terrorismo indipendentista basco. Del film, del suo successo e del suo messaggio abbiamo parlato con la regista Arantxa Echevarria.