Hype ↓
02:58 venerdì 9 gennaio 2026
X è diventato il sito che produce e pubblica più deepfake pornografici di tutta internet Grazie soprattutto all'AI Grok, che ogni ora sforna circa 7 mila immagini porno, usando anche foto di persone vere, senza il loro consenso.
Su Disney+ arriveranno brevi video in formato verticale per gli spettatori che non vogliono vedere film né serie ma solo fare doomscrolling L'obiettivo dichiarato è quello di conquistare il pubblico il cui unico intrattenimento sono i contenuti che trovano a caso sui social.
I fan di Stranger Things si sono convinti che sarebbe uscito un altro episodio della serie e l’hanno cercato su Netflix fino a far crashare la piattaforma Episodio che ovviamente non è mai esistito, nonostante un teoria nata tra Reddit e TikTok abbia convinto migliaia di persone del contrario.
Al funerale di Brigitte Bardot c’era anche Marine Le Pen La leader del Rassemblement National era tra i pochissimi politici invitati alla cerimonia, tenutasi mercoledì 7 gennaio a Saint-Tropez.
Durante un raid a Minneapolis gli agenti dell’Ice hanno ucciso una donna che stava scappando e il sindaco ha detto che è meglio per loro se ora «si tolgono dalle palle» «Sparite. Non vi vogliamo qui», ha detto Jacob Frey dopo l'omicidio della 37enne Renee Nicole Macklin Good.
I manifestanti iraniani hanno inventato un nuovo coro per augurare la morte all’Ayatollah Khamenei Un coro abbastanza esplicito, anche: si parla dell'anno nuovo, di sangue e di cosa si meriterebbe il capo della Repubblica islamica.
La tuta indossata da Maduro mentre veniva sequestrato dagli americani è diventata uno dei capi più desiderati del momento Lo certificano i meme, ma anche Google Trend, che nel weekend ha riscontrato un’impennata di ricerche collegate al completo di Nike Tech.
Un collettivo di registi indipendenti ha fatto un film su Mark Fisher che verrà presentato anche a Milano S'intitola We Are Making a Film About Mark Fisher, mescola documentario, performance e finzione per provare a spiegare chi è stato Mark Fisher.

Perché i ritratti degli Obama segnano un punto di svolta

È la prima volta che la coppia presidenziale viene ritratta da artisti neri.

di Studio
13 Febbraio 2018

Ieri, lunedì 12 febbraio, alla Smithsonian’s National Portrait Gallery di Washington sono stati svelati i ritratti dell’ex presidente degli Stati Uniti e della ex first lady. Vox ha dato l’annuncio con un articolo in cui Constance Grad ha raccontato chi sono gli artisti che li hanno realizzati e perché il valore e il significato di questi quadri è completamente diverso dagli altri conservati nel museo. I ritratti ufficiali tendono a focalizzarsi sulla dignità dei soggetti: i presidenti si ergono nei loro completi su misura, lo sguardo rivolto ai posteri (Elaine de Kooning’s JFKChuck Close’s Bill Clinton sono due notevoli eccezioni). D’altra parte i ritratti delle First Lady tendono a essere astratti e idealizzati o caldi e domestici.

Per i loro ritratti i coniugi Obama hanno scelto due artisti che segnano un punto di distacco, un vero e proprio cambio di paradigma nella tradizione del ritratto presidenziale. Il ritorno del ritratto, in particolare tra gli artisti di colore (annunciato anche dal New York Times), ha sicuramente facilitato il processo. Generalmente ignorato nel periodo successivo all’esplosione dell’espressionismo astratto e normalmente considerato obsoleto, datato, vincolato agli angusti dettami del fotorealismo, il ritratto è tornato in auge nel 21esimo secolo, soprattutto grazie agli artisti di colore che in questo genere hanno trovato un terreno fertile per ri-immaginare e reinterpretare i canoni tipici dei ritratti di bianchi.

Ma chi sono, quindi, questi artisti? L’autore del ritratto di Barack Obama è Kehinde Wiley. I quadri con cui si è meritato una certa fama ritraggono persone di colore nelle pose eroiche dei ritratti occidentali: Michael Jackson come Filippo II, Ice T come Napoleone, un uomo anonimo come il Cancelliere Pierre Séguier. Nell’opera dedicata all’ex presidente, Wiley ha ulteriormente sviluppato il concetto di di dignità nera esplorato nei suoi dipinti, accordandolo alla personalità del soggetto. La sedia sulla quale siede Obama ricorda quella del ritratto di Geroge Washington di George Stuart (come sottolinea un articolo di Holland Cotter sul New York Times) mentre la sua posa pensosa potrebbe addirittura rimandare al Pensatore di Rodin. Sorprendentemente, il vero protagonista del ritratto, nonché correlativo oggettivo della personalità e della storia di Obama, è lo sfondo: una distesa di lussureggiante vegetazione, un fogliame rigoglioso, quasi barocco, ma estremamente vitale (tipico nella pittura di Wiley), che comprende fiori blu del Kenya, gelsomini delle Hawaii, crisantemi di Chicago.

È della meno famosa Amy Sherald di Baltimora, invece, il ritratto di Michelle Obama. «Mi è sempre venuto naturale dipingere persone come me, poi mi sono accorta che i libri di storia dell’arte che guardavo non erano rilevanti a livello culturale», ha raccontato a Samra Khawaja nel 2016. «Voglio creare una narrazione che si svincoli volontariamente da quella storicamente dominante». Le opere di Sherald sono riconoscibili per via della scala di grigi che l’artista utilizza per rendere la pelle dei suoi soggetti («Il grigio della pelle fa funzionare i miei quadri«, ha detto, «e mi permette di inserire un commento sovversivo sul tema della razza senza escludere nessun osservatore»).  Se Wiley privilegia lo sfondo, Sherald (che preferisce fondali saturi e minimali) enfatizza l’abbigliamento: anche nel ritratto di Michelle Obama, l’abito ha un ruolo importante, se non fondamentale. Le sue unghie grigio azzurre ricordano la manicure che la First Lady sfoggiò alla Democratic National Convention del 2012. Secondo ArtNet il suo abito con stampa geometrica dovrebbe evocare le trapunte tipiche della comunità nera dell’Alabama. La sua posa è molto diversa da quella delle altre First Lady: è più naturale e allo stesso tempo molto glamour e seducente.

Messi insieme, i due ritratti sono davvero potenti: insolitamente dinamici ma sopratutto perfettamente capaci di rispecchiare ed enfatizzare la coolness dell’ex coppia presidenziale. Quel certo modo di essere eleganti, carismatici, colti e allo stesso tempo così diretti, genuini, alla mano. Attenti all’estetica e consapevoli della storia del ritratto. Ma anche spontanei e innovativi. Un caso assolutamente unico: il primo Presidente e la prima First Lady neri, ritratti per la prima volta da due artisti neri. «Sto pensando ai giovani, ai ragazzi e alle ragazze di colore, che per la prima volta vedranno l’immagine di qualcuno come loro appesa ai muri di questa importante istituzione americana. Se comprendo il tipo di impatto che questo potrà avere sulle loro vite, è perché anch’io ero una di quelle ragazzine». Ecco un altro aspetto della coolness: l’empatia. La capacità di comunicare in modo efficace e dire le cose giuste. Il pensiero vola a quelli che saranno i prossimi ritratti presidenziali. Che artisti sceglieranno i coniugi Trump? Sapranno i pittori rispecchiare la personalità dei soggetti?

Immagini dei ritratti esposti alla National Portrait Gallery, Smithsonian Institution (fotografie di Mark Gulezian/NPG).
Articoli Suggeriti
Social Media Manager

Leggi anche ↓
Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero

Un algoritmo per salvare il mondo

Come funziona Jigsaw, la divisione (poco conosciuta) di Google che sta cercando di mettere la potenza di calcolo digitale del motore di ricerca al servizio della democrazia, contro disinformazione, manipolazioni elettorali, radicalizzazioni e abusi.