Sarà ambientato 300 anni prima dell'inizio del primo episodio della serie originale. C'è però un problema: Hbo sta girando un'altra serie spin-off di Game of Thrones ambientata nello stesso periodo.
Nei dieci libri preferiti di Richard Serra c’è anche Calvino
È morto a 85 anni martedì 26 marzo Richard Serra, uno dei più importanti scultori dal Dopoguerra, autore di opere monumentali in dialogo costante con i paesaggi in cui venivano installate. Giganteschi totem nel deserto del Qatar, o muri che dividevano le piazze statunitensi, o i labirinti e le spirali: come quelli tuttora visitabile al Guggenheim di Bilbao, o al LACMA di Los Angeles, e quello che, nel 2003 e 2004, ha occupato il centro di piazza Plebiscito a Napoli. Serra, prima di dedicarsi alla scultura, è stato a lungo affascinato dalla pittura. Solo dopo il 1964, e dopo aver visitato a Parigi lo studio di Brancusi, si cimenterà con questa arte. Per chi fosse interessato a scoprire cosa ispirava invece i pensieri creativi del grande scultore, sappiamo anche quali sono i dieci testi fondamentali per la sua vita.
È una lista che ha stilato lui stesso nel 2016, per il T Magazine del New York Times. Il primo a comparire nella lista (ma non sembra essere in un ordine particolare) è La fiducia in se stessi, di Raph Waldo Emerson. Serra l’ha letto a 17 anni, e ci ha trovato dei principî che, dice, hanno segnato la sua vita e lavoro: combattere il conformismo, vivere nel presente e insistere a fidarsi del proprio giudizio. Poi Camera Lucida, di Roland Barthes, un importante saggio sulla filosofia della fotografia, e ci sono anche le Lezioni americane di Italo Calvino. «Ogni lezione è profonda e poetica, lirica, una gioia da leggere e rileggere», ha detto Serra.
Il libro che rileggeva più spesso, confessò, è Dolore e ragione di Iosif Brodskij, che riflette sulla morte e come è stata presentata nei secoli dalla poesia e dalla prosa. Poi, le poesie di Paul Celan, che Serra trovava «terrificanti e splendide», anche per l’eco dell’esperienza della Shoah che ci risuona. Poi, Fernando Pessoa, con Il libro dell’inquietudine: «La lezione che ho imparato da Pessoa è che devo costantemente distanziarmi dall’atto del creare, in modo da essere in grado di guardare il mio lavoro da una certa prospettiva che non sia la mia».
Pur non essendo buddhista, nella sua top 10 c’è anche Mente zen, mente di principiante, di Shunryu Suzuki, un monaco e insegnante che contribuì a diffondere il buddhismo zen negli Stati Uniti, fondatore del primo monastero fuori dall’Asia. Ancora, Logica del senso di Gilles Deleuze, testo fondamentale sul linguaggio, e La forma del tempo di George Kubler, un saggio sugli oggetti e artefatti umani nella storia, e sul percorso che li porta a nascere. Infine, un testo fondamentale di critica letteraria, nello specifico poetica: L’angoscia dell’influenza. Una teoria della poesia di Harold Bloom.
Sarà ambientato 300 anni prima dell'inizio del primo episodio della serie originale. C'è però un problema: Hbo sta girando un'altra serie spin-off di Game of Thrones ambientata nello stesso periodo.
Nel film di Nicolangelo Gelormini, ispirato a uno dei più sconvolgenti casi di cronaca nera italiana, c'è una riflessione di cui non si è parlato abbastanza: quella secondo la quale la letteratura, oggi, in questo mondo, rende deboli.
Il film si intitola Sacro Cuore – Il suo regno non avrà mai fine e ha incassato 264 mila euro in un giorno di programmazione.