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La comunità scientifica ha deciso che dal 2027 cambieremo il modo di misurare il tempo e questo cambierà il funzionamento di computer, telefoni, aerei, navi, satelliti e GPS La Conferenza generale dei pesi e delle misure (esiste davvero) ha deciso che l’ora ufficiale potrà discostarsi dalla rotazione terrestre fino a un’ora. Il motivo è che la Terra ha cominciato ad andare più veloce.
Ci sono voluti Gucci, Demna e Harmony Korine per convincere Mariah Carey a farsi vedere prima di Natale Mariah Carey è la protagonista della campagna natalizia di Gucci: un corto diretto da Harmony Korine, ovviamente con All I Want for Christmas Is You in sottofondo.
Il Brasile è il primo Paese del mondo a pubblicare una tabella di marcia per abbandonare i combustibili fossili da subito e per sempre Le linee guida promesse alla COP30 di Belém propongono misure concrete, dal metano ai sussidi, ma non sono vincolanti e non fissano date. Il documento, quindi, rischia di restare un manifesto e niente più.
Dopo quasi dieci anni, i fratelli Coen sono finalmente tornati a fare un film insieme Netflix ha comprato il nuovo film di Joel Coen, un mistero gotico ambientato nelle Highlands con Patsy Ferran e Josh O’Connor. In sala nell’autunno 2027, con una sorpresa: la sceneggiatura l'ha scritta assieme al fratello Ethan.
I Repubblicani sono riusciti a perdere malissimo le elezioni di metà mandato nonostante i miliardari americani li abbiano finanziati con quasi un miliardo di dollari (444 milioni li ha spesi Elon Musk da solo) Il donatore più generoso di queste elezioni ha puntato sulle sfide per il Senato in Texas, Ohio, Iowa e Maine. Le hanno vinte tutte i democratici, che si sono ripresi Camera e Senato.
Tra gli studenti di Harvard stanno facendo a gara per iscriversi a un difficilissimo corso di letteratura in cui si legge un “mattone” a settimana Omero, Dante, Montaigne, Shakespeare, Spinoza, James Baldwin, Adam Smith: questi sono solo alcuni dei classici che bisogna leggere (e in fretta) per passare il corso Humanities 10 a Harvard.
I diplomatici europei si sono convinti che uno dei principali ostacoli alla pace in Ucraina sia il fatto che a Trump sta proprio antipatico Zelensky Trump dice che la Russia «si è comportata bene» e attacca Zelensky, mentre Kallas accusa gli Usa di spingere Kyiv alla resa. Diplomatici ed esperti europei spiegano cosa c’è dietro: affinità con gli autocrati, affari e un’antipatia che risale al 2019.
David Cronenberg ha tutto pronto per il suo prossimo film, ma non può iniziare a girarlo perché non trova nessuno che lo finanzi Il regista ha già scritto il film tratto dal suo romanzo Consumed, ma non trova i soldi per girarlo. «È molto difficile fare cinema indipendente», dice.

Richard Powers ha scritto la bibbia della eco-fiction

Il libro vincitore del Premio Pulitzer 2019 si candida a essere il grande romanzo del cambiamento climatico.

06 Giugno 2019

Il sussurro del mondo di Richard Powers potrebbe essere considerato la Bibbia della eco-fiction, la letteratura che indaga il rapporto tra l’uomo e la natura. Questo romanzo infatti – vincitore del premio Pulitzer 2019 – ha tutte le caratteristiche per essere letto come il culmine di questa tendenza: l’ambiente non è una cornice della trama ma mostra come la civiltà umana incide nella storia della natura; l’interesse degli uomini conta quanto quello del mondo naturale – qui si parla addirittura di diritti degli alberi; la responsabilità degli uomini nei confronti del paesaggio è la bussola etica del testo. Powers si tiene tuttavia al di qua della cli-fi (climate fiction), che invece si concentra sulle conseguenze a lungo termine dell’impatto dell’uomo sul pianeta: siamo lontani dalle distopie che descrivono fughe da deserti e rovine metropolitane. Powers ha un obiettivo più sofisticato: dimostrare che gli alberi – sterminate foreste vergini, boschi intricati e inaccessibili, singoli miracoli carichi di foglie che svettano nelle pianure – sono un sistema così organizzato e raffinato, un universo così evoluto e intelligente da meritare di essere considerati sacri almeno quanto sono sacri gli esseri umani: «Bambini, donne, schiavi, aborigeni, malati, pazzi e disabili: tutti inconcepibilmente trasformati in persone dalla legge lungo i secoli. Allora perché gli alberi e le aquile e i fiumi e le montagne viventi non dovrebbero poter querelare gli esseri umani per furto e danni permanenti?». Ma si esaurisce tutto qui?

Il sussurro del mondo è un orologio letterario dal meccanismo perfetto, sostenuto da una struttura tanto solida quanto vertiginosa, con nove protagonisti che vengono presentati uno alla volta nei nove capitoli iniziali – la prima parte chiamata “Radici” –, così che per circa duecento pagine il lettore ha l’impressione che la trama non sia ancora avviata e che, a parte l’insistenza sugli alberi, le storie siano slegate. Quando si apre la seconda parte – chiamata “Tronco” – il lettore trova immediatamente pace, realizza di trovarsi nelle mani di un abile narratore che ha tutto sotto controllo, e così si procede per quasi settecento pagine. Oltre alle vicende di semi piantati, sequoie mastodontiche, infestanti malattie delle foglie, alberi fotografati per decenni, alberi moribondi, alberi tagliati, alberi che salvano la vita, alberi da cui si cade, alberi indifesi, alberi difesi dalle comunità locali pronte a violare la legge per tutelarli, le storie vere e proprie e i personaggi cominciano a intrecciarsi già nella seconda parte, tessendo la trama, incrociandosi proprio come fanno i rami di un castagno.

La parabola letteraria di Richard Powers ricorda un po’ la struttura di questo romanzo, il suo quattordicesimo. I primi due libri, l’esordio Tre contadini che vanno a ballare (1985) e l’altro capolavoro Il dilemma del prigioniero (1989), potrebbero essere considerati le radici di cui questo ultimo libro è il frutto più maturo e fecondo. In mezzo, tra radici e chioma, una dozzina di tronchi e rami, guizzi letterari notevoli, romanzi struggenti e per lo più inclassificabili. I primi due libri sono stati pubblicati in Italia da Bollati Boringhieri (dal 1991), poi a tradurlo ci ha pensato Fanucci, Mondadori, e ora La Nave di Teseo. Nel suo romanzo più postmoderno e metaletterario, il quinto, intitolato Galatea 2.2 (1995), Powers metteva in scena se stesso, e si riferiva al romanzo Il dilemma del prigioniero così: «Una per una risuscitai le storie con cui mio padre mi aveva accompagnato per tutta l’infanzia», e lo definiva: «Il libro più americano che avrei mai scritto». Galatea 2.2, sull’intelligenza artificiale, apre la strada a una serie di libri in cui affronta la delicatezza delle relazioni umane e i miti della cultura americana.

Se si dovesse dire di cosa parla la letteratura di Richard Powers si potrebbe notare semplicemente che il centro emotivo sono le famiglie con i loro riti inossidabili e stravaganti, famiglie – come avviene nel Sussurro del mondo – che abitano in case colme di oggetti, sfere di vetro con dentro la neve e scatole di biscotti, case con soffitte stipate di ricordi, in cui le nonne vivono nell’attesa che arrivi l’antivigilia di Natale: «Quando la vecchia casa piena di spifferi si riempie di eredi». Powers è un maestro nel raccontare famiglie, di solito composte da padri complicati e figli adorabili, padri geniali che tirano su i piccoli a forza di enigmi, rompicapi e nozioni scientifiche, padri che trasmettono il loro affetto attraverso indovinelli, figli tanto talentuosi e brillanti quanto sopraffatti dalle proprie virtù, tenerissimi e con un futuro da disadattati, il tutto mentre fuori dalle finestre il paesaggio del Midwest, fino al Nebraska, è battuto da bufere di neve. Anche nel Sussurro del mondo compaiono uomini che si addormentano su sedie reclinabili davanti ai notiziari e organizzano spensierate vacanze nei parchi di Yosemite o Yellowstone, e nel viaggio sulle interstatali americane, i figli nei sedili posteriori si esercitano sui loro strumenti musicali.

Se per assurdo si dovesse scegliere una sola scena emblematica nella letteratura di Powers, si potrebbe tornare a una qualsiasi descrizione di un Natale. Nel romanzo Il tempo di una canzone (2003), per esempio, il figlio che è andato a Chicago a studiare musica, torna per le vacanze: «Mamma gli preparò le patate arrosto col prosciutto e Ruth lo inondò di ritratti a pastello che per settimane aveva realizzato a memoria. Era l’eroe tornato a casa». La famiglia si raccoglie sul divano a fiori per aprire i regali. Il narratore riceve dalla sorella un libro illustrato sulla storia del blues: «Io le do il pullover nero che tanto voleva e che non si toglierà per i due giorni successivi, neppure per andare a letto». È proprio il divano bitorzoluto e fiorato l’altare dove siedono tutti i personaggi di Powers.

Ogni libro di Powers è contemporaneamente un album di famiglia e un ritratto dell’America, anche se in questo ultimo libro le radici dei protagonisti sono sparse per il pianeta

Potrebbe sembrare esagerato, ma la sindrome di Capgras, la malattia che colpisce il protagonista di Il fabbricante di eco (del 2006, vincitore del National Book Award.), ovvero la patologica mancanza di allineamento tra la parte emotiva e quella razionale del cervello, affiora in forma lieve in molti suoi personaggi. Non soffre di questo disturbo il protagonista di Orfeo (2014) che vorrebbe portarsi sulla luna il clarinetto e che non riesce ad amare chi lo circonda? E non hanno questa inclinazione anche i protagonisti del Sussurro del mondo? Sempre un esercito di geni che quando si tratta di volere bene a qualcuno fa cilecca.

Ora che è morto Philip Roth e che i grandi vecchi della letteratura americana – DeLillo, Pynchon e McCarthy – sono anziani, è evidente che bisogna porsi la domanda su chi prenderà i loro posto tra vent’anni. Franzen, ok, ma poi? Nella generazione di scrittori statunitensi che hanno come obiettivo principale quello di raccontarci l’America c’è sicuramente Powers – magari insieme a Jonathan Lethem e a Jeffrey Eugenides. Il sussurro del mondo è ambizioso come le Correzioni di Franzen e dotato della stessa capacità di rendere mitiche famiglie dall’aria antiquata e piene di difetti. Alla fine, ogni libro di Powers è contemporaneamente un album di famiglia e un ritratto dell’America, anche se in questo ultimo libro le radici dei protagonisti sono sparse per il pianeta, dalla Cina alla Norvegia all’India.

Tra tutti i personaggi del Sussurro del mondo, spicca Patricia Westerford, è lei che scopre come gli alberi comunicano l’uno con l’altro nell’aria e sottoterra, scopre come si prendono cura e si nutrono a vicenda, come costruiscono sistemi immunitari estesi. Gli alberi si aiutano e si trasmettono delle eredità, dice Patricia. L’intento di Powers, farci innamorare degli alberi, facendoceli osservare con nuovi occhi, è raggiunto. Che però gli alberi si possano mettere sullo stesso piano degli esseri umani resta tutto da dimostrare.  Leggendo, ci innamoriamo di Olivia e Nick Hoel, lei si taglia la caviglia con il cambio di una bici il giorno del crollo del muro di Berlino, dorme all’addiaccio, di notte legge Thoreau. Piomba da Nick, che fotografa lo stesso castagno ogni mese, per anni, come già facevano il padre e il nonno, e insieme, Olivia e Nick fanno lunghi giri in auto, sfiorandosi le mani, diventando sempre più intimi. Powers sembra voler distogliere lo sguardo dall’umanità e fissare solo cortecce e fogliame. Ma finché gli alberi non cominceranno a raccontarci storie complesse, pensa il lettore, sarà sempre meglio tenersi stretti gli umani e gli scrittori eccellenti.

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