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10:48 mercoledì 15 luglio 2026
Le proteste contro i data center si stanno facendo sempre più diffuse, radicali e partecipate in tutto il mondo Le prime proteste si sono registrate negli Stati Uniti. Poi sono arrivati movimenti anche in Inghilterra e Olanda. E adesso si inizia a protestare anche in Italia.
Fa talmente caldo che a Firenze le cere anatomiche del Museo di Storia Naturale hanno rischiato di sciogliersi Un guasto all'impianto di aria condizionata ha messo a rischio quasi duemila modelli anatomici, alcuni dei quali hanno 250 anni.
A Bali i turisti consumano così tanta acqua che adesso il Paese deve affrontare una gravissima crisi idrica Un turista consuma indirettamente e direttamente tra i 2 mila e i 4 mila litri di acqua al giorno, un balinese se la deve cavare con 50.
Nonostante le innumerevoli critiche e stroncature, Michael è diventato il primo biopic nella storia del cinema a incassare un miliardo al botteghino mondiale 371,8 milioni di dollari negli Stati Uniti e in Canada, 629,8 milioni nel resto del mondo: mai nessun biopic ha incassato così tanto.
In un lago in Arizona sono morti tutti i pesci, tutti assieme, tutti nello stesso momento, tutti per lo stesso motivo È successo al lago San Carlos, un bacino d'acqua artificiale, il più grande dello Stato. Ovviamente, c'entra l'inquinamento.
Sempre più coppie che divorziano usano l’AI per farsi dire come rispondere al partner, il che peggiora solo le cose Il problema è che se racconti a ChatGPT che il tuo partner fa questo e quest'altro, ChatGPT ti darà ragione e non perché tu abbia ragione, ma perché è costruito per farlo.
Christopher Nolan ha detto che non gli importa delle polemiche attorno all’Odissea perché sono irrilevanti Davanti alla foga con cui alcuni spettatori si stanno accanendo sul film, Nolan ha semplicemente risposto che fa tutto «parte del gioco».
C’è una biologa che vuole fare in modo che le donne abbiano il ciclo mestruale solo 3 volte all’anno Secondo Hongmei Wang ridurre il ciclo potrebbe essere un modo per estendere il periodo riproduttivo femminile e, quindi, ingannare il cosiddetto orologio biologico.

Radio Ramallah

26 Luglio 2011

Visto che, per una volta, mi trovo a scrivere di cose che hanno più a che fare con il passato che con il presente, prendo momentaneamente in prestito il formato di Cose Vecchie dal Mondo, rubrica di archeologia culturale di Cesare Alemanni. Puntualizzato questo, possiamo cominciare a parlare di Radio Ramallah.

Di cosa si tratta. Radio Ramallah era una stazione di radio giordana che, come suggerisce il nome, trasmetteva da Ramallah (oggi nei Territori palestinesi, e più nello specifico in Cisgiordania, aka West Bank) tra il 1948 e il 1967. Le date, avrete intuito, non sono casuali: Radio Ramallah ha cominciato a trasmettere quando, dopo la guerra del 1948, il Regno di Giordania si è impadronito della West Bank ed è stata chiusa dopo la Guerra dei Sei Giorni, quando gli israeliani hanno conquistato la stessa area. Ma quel che più conta, almeno ai fini di questo articolo, è che Radio Ramallah è stata la prima emittente del Medio Oriente, Israele incluso, a trasmettere musica occidentale. In particolare rock americano e i Beatles.

Cos’era Ieri. Nonostante fosse basata in Cisgiordania e il suo slogan fosse “l’emittente della Gerusalemme araba” (discrasia geografica giustificata dall’ideologia), Radio Ramallah ha avuto un ruolo fondamentale nell’educazione musicale dei giovani israeliani durante gli anni Sessanta. Perché, come in pochi forse sapranno, c’era un tempo in cui l’araba Giordania era molto più aperta ai decadenti costumi occidentali vicino israeliano. L’Israele degli anni Sessanta era molto diversa da quella che conosciamo oggi: stiamo parlando di un Paese dove il mito sionista-socialista del pioniere senza macchia la faceva (seppure ancora per poco) da padrone. Stiamo parlando di un Paese dove i Beatles sono stati costretti a cancellare un concerto nel 1965, perché si temeva che potessero “corrompere lo spirito della gioventù”. Stiamo parlando di un Paese dove l’orizzonte musicale offerto dalla radio di Stato era composto prevalentemente da canzoni sul genere agreste-patriottico.
Come avrebbe più tardi ricordato Yaakov Gilad, musicista e paroliere israeliano classe 1951: “Molti della mia generazione, negli anni Sessanta, avevano trovato in Radio Ramallah un’isola di sanità mentale, in un mare di canzoni in stile banda militare reclutati dalla radio israeliana. Canzoni che non possedevano nulla della rivoluzione culturale che stava travolgendo il mondo occidentale in quel periodo.”

Cos’è Oggi. Il revival di Radio Ramallah è cominciato negli anni Ottanta, quando gli ex ragazzi della generazione di Yaakov Gilad hanno cominciato ad avvertirne la nostalgia della gioventù lontana. Nel 1988 esce il singolo “Radio Ramallah” di Yehuda Poliker, cantautore israeliano di origine greca classe 1950 che ha molto collaborato con Gilad, una canzone che avrebbe fatto la storia della musica israeliana, tanto che nel 2008 hanno incluso un remix nella collezione Avodà Ivrit (“lavoro”, ma anche “laburismo”, ebraico) che commemorava i 60 anni dalla nascita di Israele (la grafica di copertina è tutta un programma).
Parentesi: strana creatura, Yehuda Poliker. Un tipo che riesce a spaziare, con fortune alterne, tra l’etnica greco/mediorientale, il rock melodico, delle tamarrate pazzesche, e la musica cantautoriale di tutto rispetto. Uno che può piacere ai burini della periferia a Sud di Tel Aviv tanto quanto a un mostro sacro della letteratura come David Grossman, che infatti lo cita, e se ben ricordo più di una volta, nel romanzo Qualcuno con cui Correre. Inspiegabilmente, nessuna delle canzoni di Poliker compare nella colonna sonora del film tratto dal romanzo – i produttori hanno preferito puntare sulla figura più giovane di Yuval Mendelson, classe 1981 e frontman dei Shaygetz (band il cui unico vanto consiste in una cover-sfottò di una celebre menata patriottica, a sua volta cover non-sfottò di un vecchio classico neworleanese di Steve Goodman) cui è stata assegnata la parte di un chitarrista tossicodipendente. Chiusa parentesi.
Tornando a Radio Ramallah, la nostalgia per l’antica emittente giordana che importò la musica occidentale nel Medio Oriente non si è esaurita con gli anni Ottanta. Nel 2007 un gruppo di ebrei sudafricani progressisti reduci dalla lotta anti-apartheid hanno aperto una Radio Ramallah per promuovere il dialogo tra israeliani e palestinesi: il nome un omaggio all’emittente giordana, il progetto ispirato all’esperienza di 702 Talk Radio, la stazione di Johannesburg che rappresentò una delle rarissime fonti di informazioni indipendenti durante gli anni del regime Afrikaner.
Radio Ramallah è anche il nome di un blog musicale israeliano (ahimé in ebraico) aperto poche settimane fa. “L’ho chiamato Radio Ramallah in omaggio alla stazione mitologica che trasmetteva dal vivo da Ramallah”, spiega l’autore Yonatan Canaan. “I suoi programmi offrivano una selezione di canzoni direttamente dagli Usa e dal Regno Unito in un periodo in cui quel tipo di musica non appariva su alcuna stazione israeliana. Ecco perché molti musicisti e fan israeliani l’adoravano.”
Ah, dimenticavo: complice la dimensione nostalgica e un’aura impegnata-ma-non-troppo-politica, il logo di Radio Ramallah è da un po’ di tempo comparso sulle T-shirt di qualche scenester ebreo americano. L’abbigliamento adatto per una passeggiata durante le vacanze estive a Neve Tzedek o Rothschild Boulevard (che ormai hanno soppiantato il quartiere di Shenkin nella scena di Tel Aviv).

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