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15:41 lunedì 7 settembre 2026
Si è scoperto che Van Gogh ha firmato solo il 15 per cento della sue opere perché tutte le altre le considerava troppo brutte per firmarle Lo ha rivelato una ricerca del Van Gogh Museum di Amsterdam, la prima dedicata esclusivamente alla firma "Vincent".
Il governo inglese ha esortato la popolazione a iniziare a far scorte di cibo e acqua per prepararsi agli eventi climatici estremi causati dal Super El Niño «Chi avrà delle scorte se la caverà molto meglio di chi non ne ha», ha detto la Ministra dell'Ambiente Angela Eagle.
È valsa la pena seguire tutti gli Emmy solo per vedere Rob Reiner vincerne uno storico, da record Ha vinto il premio per Outstanding guest actor in a comedy series per la sua interpretazione nella quarta stagione di The Bear.
L’ultima volta che un partito di estrema destra ha governato in Germania era QUEL partito di estrema destra Con la vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt il Brandmauer, il muro che ha tenuto l'estrema destra fuori dai governi dal dopoguerra a oggi, potrebbe crollare.
C’è una casetta che è rimasta miracolosamente intatta nell’inondazione in Nepal e nessuno sta riuscendo a spiegare come sia stato possibile L'hanno ribattezzata "casa miracolosa" e le hanno dato un pin tutto suo su Google Maps, dove ora è classificata come "a prova di alluvione".
A 80 anni Paul Schrader ha provato l’ayahuasca e gli è piaciuta così tanto che ha deciso di farci un film Dopo otto trip consecutivi (otto!) e un mese in Costa Rica, Schrader ha capito che dall'esperienza era necessario trarre un film.
Anne Carson ha scritto un bellissimo saggio per dire che ama follemente Rosalía È così innamorata che ne perdona anche i difetti: ad esempio non sembra del tutto convinta dei testi delle sue canzoni, ma, ci tiene a specificare, lei «non è certo la giudice migliore».
La strana, stranissima storia che ha portato un collettivo antifascista italiano nella lista delle organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti L'A/I Collective, che fornisce servizi internet anonimi, da adesso è considerata un'organizzazione terroristica di sinistra, accusata di sostenere la cosiddetta "rete antifa".

Si è scoperto che l’AI viene usata anche per produrre poverty porn, cioè immagini piene di stereotipi sulla povertà utilizzate poi nella campagne di sensibilizzazione

Si trovano in vendita sulle piattaforme di foto stock, costano poco, non danno problemi di licenza né di consenso: è per questo che sono sempre più diffuse.

21 Ottobre 2025

Le immagini generate con l’intelligenza artificiale che ritraggono la povertà sono sempre più spesso utilizzate da Ong e associazioni umanitarie per le proprie campagne di raccolte fondi, pubblicità e sensibilizzazione. Si trovano sulle piattaforme di foto stock e vengono usate per limitare i costi, non avere problemi di licenza né di consenso da parte dei soggetti ritratti nelle foto. Queste immagini si trovano ormai numerose su siti come Adobe Stock Photos e Freepik, per trovarle basta inserire chiavi di ricerca generiche come “povertà”, ma funzionano anche didascalie più specifiche come “Bambini asiatici nuotano in un fiume pieno di rifiuti” o “Medico caucasico villaggio africano”.

È un fatto risaputo che tante AI generative tendano a replicare, e talvolta a esagerare, i pregiudizi di cui internet è piena. La proliferazione di immagini distorte, stereotipate e fuorvianti nella comunicazione sanitaria e nelle campagne delle organizzazioni non governative potrebbe contribuire ad aggravare e diffondere ulteriormente questi pregiudizi, perché le immagini potrebbero poi essere usate per addestrare la prossima generazione di modelli di AI, dando inizio a un circolo vizioso difficilissimo da interrompere.

Il Guardian, a proposito di questo tema, ha interpellato Arsenii Alenichev, ricercatore presso l’Istituto di Medicina Tropicale di Anversa che studia la produzione di immagini sulla salute globale, che ha dichiarato: «Le immagini replicano la grammatica visiva della povertà: bambini con piatti vuoti, terra crepata, immagini stereotipate». Dall’altro lato, il Guardian ha raggiunto Joaquín Abela, Ceo di Freepik che ha affermato che la responsabilità dell’uso di immagini così estreme ricade sui consumatori e non su piattaforme come la sua perché «se i clienti di tutto il mondo vogliono immagini di un certo tipo, non c’è assolutamente nulla che nessuno possa fare». Adobe, come scrive il Guardian, non ha risposto.

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