Hype ↓
16:46 mercoledì 14 gennaio 2026
Uno dei segnali di distensione tra Usa e Venezuela è il ritorno dei politici venezuelani su X Compresa la Presidente ad interim Delcy Rodriguez, che ha ricominciato a postare a un anno dall'ultima volta.
Durante la visita a una fabbrica della Ford, Trump ha fatto il dito medio a un operaio che gli aveva urlato “protettore dei pedofili” L'operaio è stato poi sospeso dall'azienda e definito «un fuori di testa» dal responsabile della comunicazione della Casa Bianca.
Jafar Panahi ha chiesto alla comunità internazionale di intervenire in Iran per «fermare il massacro» Nel suo appello, il regista ha spiegato di temere che la repressione sia soltanto all'inizio e che il peggio debba ancora arrivare.
Il Presidente della Groenlandia ha detto che se proprio i suoi concittadini dovessero scegliere tra Usa e Danimarca, sceglierebbero la Danimarca «Scegliamo la Nato. Scegliamo il Regno di Danimarca. Scegliamo l'Unione europea», ha detto Jens-Frederik Nielsen.
Bill e Hillary Clinton si sono rifiutati di testimoniare davanti alla commissione parlamentare che indaga sul caso Epstein In una lettera pubblicata dal New York Times, i Clinton hanno accusato il presidente della commissione di persecuzione ai loro danni.
La polizia spagnola ha messo a segno il più grande sequestro di cocaina in mare aperto della storia d’Europa Quasi mille chilogrammi di cocaina sono stati scoperti su una nave, nascosti sotto montagne di sale per eludere i controlli.
L’uomo che ha passato 52 anni a cercare il mostro di Loch Ness ha ammesso che il mostro di Loch Ness non esiste Adrian Shine si è dovuto arrendere alla realtà: le leggende sono solo leggende, nonostante ciò, ha dichiarato di essersi divertito moltissimo
Un misterioso youtuber ha pubblicato un video lungo 140 anni in cui non succede, non si vede e non si sente niente L'utente shinywr è diventato improvvisamente l'uomo più cercato di internet: chi è? Come ha fatto? E, soprattutto, perché?

Politica di un vestito da convention

Michelle Obama in blu Christian Siriano, Melania Trump in bianco Roksanda e Ivanka in un abito rosa della sua linea: che messaggio hanno dato gli abiti delle convention.

26 Luglio 2016

Quando una donna calca un palco di potere e finisce sotto i riflettori, è quasi inevitabile si parli del modo in cui si veste. Fatta eccezione per la regina Elisabetta e Angela Merkel, il cui sfrontato amore per i colori pastello e le silhouette severe le hanno consacrate oltre la sfera del “fashion”, le altre devono sottostare all’implacabile regola del vestirsi bene, riassumibile nell’espressione molto anni ’80 del “power dressing”. È successo a Hillary Clinton, che in questi giorni si prepara ad accettare formalmente la candidatura democratica ed è stata spesso criticata per il suo “non curarsi abbastanza” (solo a gennaio ha ottenuto il plauso del critico di stile del Times, Vanessa Friedman). Ed è successo a Theresa May, il secondo Primo ministro donna nella storia del Regno Unito, alla quale invece  è stata sin da subito rimproveratala passione per le scarpe, come una brutta copertina del Sun ha dimostrato all’indomani della sua elezione.

Ne ha parlato Laura Bates sul Guardian, chiedendosi quanto è cambiato il modo di coprire una leadership femminile da Margareth Thatcher a oggi: possibile che siamo addirittura regrediti su questo fronte? «Certamente anche Thatcher ha affrontato una copertura mediatica sessista e infantile (…), ma se le cose da allora non sono peggiorate, non si può neanche dire che siano migliorate. Anzi, si potrebbe argomentare addirittura che Thatcher abbia “sofferto” del sessismo dei media più alla sua morte nel 2013, che al momento della sua elezione nel 1979 (…). È giusto che primo ministro e politici in generale passino sotto lo scrutinio pubblico, ma questo tipo di commenti sessisti e senza senso distolgono l’attenzione da quello su cui dovremmo concentrarci. Finché le prime pagine dei giornali si concentreranno sui suoi tacchi, le credenziali politiche e le decisioni di Theresa May passeranno in secondo piano».

Republican National Convention: Day Four

Tuttavia, c’è qualcosa di profondamente interessante in questo power dressing figlio della Working Girl di Sigourney Weaver, e lo nota Jake Hall su i-D, quando scrive che le spalle esagerate dei completi visti sulla passerella di Balenciaga, la prima disegnata da Demna Gvasalia, ci hanno fatto pensare al modo di vestire di Merkel e Clinton, consumate politiche che i palchi del potere li calcano da un po’. In parte quelle spalle sono una continuazione della silhouette architettonica ma spoglia tipica della moda di Gvasalia, in parte sono un’enfasi sulla responsabilità che la gestione del potere comporta, tanto per gli uomini quanto per le donne, in parte ancora sono solo un riflesso (sbiadito) dell’estetica di Martin Margiela e dello svuotamento dei canoni classici del vestire bene di cui sopra (quindi sì, una presa in giro).

Si prenda il caso di Michelle Obama, per esempio, che nella turbolenta convention democratica attualmente in corso e in attesa dei due discorsi più importanti – quello del presidente in carica e quello del candidato ufficiale – rischia di essere l’unico collante di una partito verso il quale neanche le attrici famose si preoccupano di nascondere la propria insoddisfazione. La First Lady non ha mai ricorso alle spalle allargate per sottolineare la sua posizione di potere, ma ha gestito con intelligenza il ruolo “decorativo” che tristemente spetta alle mogli dei presidenti, e ha fatto del suo stile colorato e femminile un marchio di fabbrica, sdoganando le braccia muscolose, i colori vistosi, le fantasie azzardate e persino le manicure di tendenza, associando la sua immagine a quella di una femminilità consapevole e libera, determinata, americana ma internazionale. Il vestito blu di Christian Siriano scelto per il discorso di lunedì sera è Michelle-style nelle linee e nel pensiero – leggermente svasato, morbido, rassicurante seppure in una difficile tonalità di blu – e ha superato egregiamente il rischio di confondersi con lo sfondo dell’enorme palco della convention. D’altronde, come ogni buona lezione di comunicazione insegna, quando si ha dalla propria un discorso così potente, una mimica controllata ed efficace e una tenuta live che è allo stesso tempo appassionata e chiara, il vestito non sarà che una piccola parte di quel racconto, il viatico ideale del fermo immagino perfetto.

US-VOTE-REPUBLICANS-CONVENTION

Lo sapeva bene anche Melania Trump, in fondo, che ha sì scelto un vestito francamente molto più bello di quello di Michelle, firmato Roksanda, ma non ha completato il resto delle caselline alla voce «bringing down the house at a political convention». Nonostante ci abbia regalato la parodia di Laura Benanti al Late Show, la performance dell’ex modella è stato piuttosto deludente e gli sfottò sul discorso copiato sono stati (giustamente) impietosi, con buona pace del vestito bianco dalle maniche importanti, che pure le donava moltissimo ed era a tutti gli effetti una scelta originale. Eppure, quel vestito bianco ha finito per confermare la contraddizione del modello-famiglia à la Donald Trump, come spiega Jill Filipovic sul Times in un pezzo intitolato Perché gli uomini vogliono sposare le Melania e crescere le Ivanka. Tanto Melania è tenuta a essere la moglie e la madre repubblicana, quanto Ivanka è spinta invece a incarnare il prototipo della donna di successo, emancipata e imprenditrice di se stessa, con visioni quasi femministe su argomenti come il gap dei compensi fra uomini e donne e il child-care. Non è un caso allora che una vestisse di bianco come le spose e l’altra invece indossasse un semplice abito rosa, grazioso quel che basta e soprattutto accessibile, che fa parte della linea che porta il suo nome. Durante il suo discorso, dal suo Twitter è partito addirittura il link all’e-commerce, dimostrando una coerenza di visione quasi tragicomica. Ivanka è sicuramente quella che è uscita meglio dalla sinistra (nel senso di inquietante) quattro giorni repubblicana, anche se dalle parti di Aquazzurra, brand di calzature di lusso, si aspettano si faccia chiarezza su quei modelli proprio scopiazzati che la stessa Ivanka rivende a un terzo del loro prezzo.

Foto Getty Images.
Articoli Suggeriti
La Veneto Wave iniziata con Le città di pianura continua con i libri di Giulia Scomazzon

Con la scrittrice veneta abbiamo parlato di 8.6 gradi di separazione e La paura ferisce come un coltello arrugginito, cioè di Veneto, di alcolismo, di ragazze simpatiche, di fidanzati noiosi e di Ottessa Moshfegh.

Il nuovo cinema di guerra americano

Da Civil War a House of Dynamite passando per Una battaglia dopo l'altra, questa nuova America bellicosa e incomprensibile è passata sugli schermi prima di diventare realtà.

Leggi anche ↓
La Veneto Wave iniziata con Le città di pianura continua con i libri di Giulia Scomazzon

Con la scrittrice veneta abbiamo parlato di 8.6 gradi di separazione e La paura ferisce come un coltello arrugginito, cioè di Veneto, di alcolismo, di ragazze simpatiche, di fidanzati noiosi e di Ottessa Moshfegh.

Il nuovo cinema di guerra americano

Da Civil War a House of Dynamite passando per Una battaglia dopo l'altra, questa nuova America bellicosa e incomprensibile è passata sugli schermi prima di diventare realtà.

di Studio
Sono stati i Golden Globe di chi non aveva mai vinto un Golden Globe

La prima volta di Timothée Chalamet e di Paul Thomas Anderson, di vecchissime volpi e nuovissime leve dell'intrattenimento, è stata una notte di novità e sorprese.

Il più ambizioso scrittore europeo di cui non avete mai sentito parlare

È morto nel 1986, si chiamava Hubert Fichte e scriveva libri inclassificabili a metà tra poesia, giornalismo e antropologia. Di suo è da poco uscito in Italia Resoconto di una ricerca.

Lo “Zanardi equestre” di Andrea Pazienza è diventato un caso giudiziario perché era stato buttato nell’immondizia e adesso non si sa a chi appartenga

Da una parte c'è l'uomo che lo ha recuperato dalla discarica e restaurato, dall'altra il Comune che l'opera l'ha pagata.

L’unico film corto mai realizzato da Béla Tarr si può vedere gratuitamente online

Si chiama Prologue, fa parte di Visions of Europe, un film collettivo del 2004 composto da 25 cortometraggi, e dura poco più di 5 minuti.