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09:06 mercoledì 8 luglio 2026
Pur di girare l’Odissea tutto in IMAX, Christopher Nolan si è dovuto inventare una nuova, stranissima, grossissima macchina da presa La cinepresa IMAX è troppo rumorosa e non si può usare per le inquadrature ravvicinate. Almeno, così è stato fino ad adesso, fino all'Odissea di Nolan.
La mattina in passerella, la sera sul red carpet: la rocambolesca storia dell’abito Schiaparelli indossato da Zendaya all’anteprima dell’Odissea La velocità della moda ha raggiunto nuovi livelli: persino gli abiti couture passano immediatamente dalla passerella alle celebrity. A patto di avere Law Roach come stylist.
Il luddismo è talmente tornato di moda che a New York gli hanno dedicato anche un nuovo festival, il Summer of Ludd Ovviamente il festival non aveva né sito né social, quindi per sapere cosa succedeva bisognava chiamare un numero telefonico pubblicato su un volantino.
C’è una lista di tutte le organizzazioni, iniziative e progetti musicali che devolvono i loro incassi in beneficenza a Gaza L'ha fatta Crack Magazine e si intitola "In solidarity with Gaza: A guide to the music and resources that support the humanitarian effort".
Si è sciolto A23, il più grande iceberg del mondo, ed è una buona notizia (anche se non sembra) Era grande quasi 4 mila km quadrati e pesava mille miliardi di tonnellate. Il suo scioglimento farà bene all'oceano, dicono gli scienziati.
Un pantalone di Zara è diventato famosissimo per la sua capacità di far inciampare e cadere le persone Soprannominato "The deadly Zara trousers", a causa della sua fattura ha causato migliaia di infortuni diventando il trend più divertente degli ultimi tempi.
Ford aveva licenziato centinaia di ingegneri per sostituirli con l’AI, ma poi ha scoperto che l’AI non è capace di fare il loro lavoro ed è stata costretta a riassumere gli ingegneri I dirigenti hanno ammesso di aver sopravvalutato l'AI e sottovalutato l'intuito e l'esperienza degli ingegneri.
I membri del nuovo governo di Gaza non possono entrare a Gaza perché Netanyahu glielo vieta Sono 13 palestinesi riuniti nel Comitato Nazionale per l'Amministrazione di Gaza che da gennaio sono bloccati al Cairo su ordine del Primo ministro israeliano.

Plestia Alaqad, una delle più famose giornaliste palestinesi, ha pubblicato il suo diario di guerra

Lo ha intitolato The Eyes of Gaza, un libro per raccontare alle future generazioni che cos'era la vita a Gaza prima della guerra e cosa ne è rimasto dopo.

07 Maggio 2025

È appena arrivata in libreria The Eyes of Gaza, il diario della giornalista palestinese Plestia Alaqad (in Italia, come spiega lei stessa su Instagram, lo si può acquistare qui). A spingere la ventitreenne a pubblicare le sue memorie è stata l’esigenza di assicurarsi che non solo i lettori odierni, ma anche le generazioni future sappiano cosa sta succedendo a Gaza. Diventata nel corso del conflitto in Palestina uno dei volti più noti del giornalismo internazionale attraverso i suoi profili social, Alaqad si dice però diffidente verso le piattaforme: la reporter ritiene infatti che Instagram censuri i contenuti della giovanissima generazione di attivisti palestinesi che sta cambiando il giornalismo e il modo di raccontare il fronte.

Lo ha spiegato lei stessa in una lunga intervista a Dazed: «Crescendo, non ho mai visto in vita mia una giornalista poco più che ventenne in tv. Non ho mai avuto una giornalista della mia età a cui ispirarmi». The Eyes of Gaza si propone dunque di completare il suo racconto di reporter palestinese, aggiungendo un altro tassello, più personale e intimo, al suo racconto della guerra via social. Organizzato come un vero e proprio diario, il libro ripercorre il prima e il dopo dello scoppio del conflitto, creando un ritratto vivido dell’adolescenza di Alaqad a Gaza.

Dalle pagine emerge la normalità di un’adolescente che passa dall’ascoltare gli One Direction e frequentare i caffè di Gaza alla vita di un esule in Australia che si ritrova a provare disagio di fronte alle domande distaccate dei gelidi giornalisti internazionali. L’auspicio per Alaqad, insomma, non è solo quello di raccontare un lato spesso dimenticato e ormai perduto della quotidianità nella Striscia, ma anche di posare un tassello importante affinché la testimonianza di quanto continua a ripetersi a Gaza non vada perduta.

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Realizzato da dodici giornalisti palestinesi, racconta diversi mesi di assedio nella Striscia. È il primo documento di questo tipo, e per questo è prezioso.