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23:21 domenica 14 giugno 2026
La tomba di Immanuel Kant a Kaliningrad è diventata sorprendentemente una delle attrazioni turistiche più frequentate, fotografate e recensite su Tripadvisor C'è chi è rimasto molto soddisfatto della visita. Chi accusa Kant di essere un bluff e la sua tomba di essere noiosa. Ma in media, su Tripadvisor il filosofo se la cava bene: punteggio medio 4,3.
Il primo sciopero di tutti i lavoratori della cultura nella storia d’Italia Si fermano il personale di musei, biblioteche, archivi e teatri, insieme ai lavoratori autonomi dell'editoria, dello spettacolo e della produzione artistica e culturale.
I biglietti dei Mondiali costano così tanto che ce ne sono ancora 180 mila invenduti Persino i bagarini che li hanno comprati con largo anticipo sono in difficoltà e puri di liberarsene sono disposti ad andare in perdita.
Da quasi un anno un’associazione segnalava alla polizia irlandese i gruppi razzisti che stanno mettendo a ferro e fuoco Belfast, ma la polizia non ha fatto niente Il gruppo si chiama Accountability Project Northern Ireland e ha fatto decine di segnalazioni alle forze dell'ordine tra novembre 2025 e giugno 2026.
I Gen Z hanno inventato una nuova forma di protesta sui social: pubblicare le deprimenti, esasperanti, scandalose conversazioni con i loro capi Messaggi per stipendi non pagati, contratti non rispettati, in cui si cambiano orari all'improvviso e non si rispetta la malattia. Ne sono stati pubblicati centinaia.
Una booktoker ha provato a registrare come marchio lo slogan “hot girls read” e le altre booktoker l’hanno boicottata finché non ci ha rinunciato Allie Mitrovich ha pensato che uno slogan che non è di nessuno poteva benissimo diventare suo. BookTok non ha apprezzato l'idea.
È uscito il primo trailer del sequel di The Social Network e sono tutti straniti dal fatto che non c’è Jesse Eisenberg a interpretare Mark Zuckerberg L'arduo compito è passato a Jeremy Strong, che nel trailer ha stupito (e interdetto) tutti sfoggiando un notevole caschetto rossiccio.
L’agenzia meteorologica giapponese è la prima al mondo a dire che il Super El Niño è ufficialmente arrivato E adesso ci si aspetta che altre agenzie, stabilito il primo precedente, facciano lo stesso. Anche perché gli indizi iniziano a essere tanti.

Angelina, Brad e la fine del mondo

Bastava guardare By the Sea, era tutto lì, davanti ai nostri occhi, ma nessuno ha voluto accorgersene: la nostra orazione funebre per il divorzio Jolie-Pitt.

21 Settembre 2016

È stato il maggiordomo, e nessuno fino a ieri pomeriggio se n’era accorto. Meglio, nessuno aveva voluto accorgersene. Qualche mese fa abbiamo pensato: By the Sea – diretto da Angelina Jolie, starring Angelina Jolie e Brad Pitt – è un traballante mélo su una coppia in crisi, e però guarda che meta-capacità di guardarsi dal di fuori, queste cose le possono fare solo le coppie che non si molleranno mai. Il fatto che l’abbiamo visto in quattro in tutto il mondo ha inquinato le prove, anzi le ha proprio insabbiate. Stava tutto lì davanti agli occhi: quello era il film-testamento dell’unica vera coppia che il cinema abbia conosciuto dopo Bogart-Bacall, Burton-Taylor, eccetera. Il dettaglio è che tra questi e i Jolie-Pitt sono intercorsi svariati decenni.

Separazioni e divorzi sono il trend del momento, direbbero i giornali. Il più bel romanzo ora in libreria è Eccomi di Jonathan Safran Foer: Jacob e Julia sono arrivati al punto di doversi lasciare, ma non sanno bene come. A novembre comincia su Hbo Divorce, un titolo che arriva dritto al punto: nella prima puntata Sarah Jessica Parker sfrutta il pesantissimo clima che si respira a una festa a casa di amici per annunciare al marito che non lo ama più, peggio: che vuole andare da un avvocato.

Chissà se Angelina e Brad, geni non così involontari del marketing (riuscire a mantenere vivo un marchio come Brangelina senza stare sui social network è un talento mica da ridere, al giorno d’oggi), hanno voluto cogliere il preciso sentimento di quest’epoca. Stavano insieme già da dieci anni, avevano detto ci sposiamo solo quando potranno farlo anche gli omosessuali, il matrimonio è avvenuto due anni fa, adesso che pure Uomini e donne ha il trono gay che senso ha, basta, ci penserà qualcun altro a inventare i sogni degli altri, noi abbiamo dato. La favola ormai è di tutti, ma non è più la nostra.

In Eccomi, arriva puntuale il capitolo in cui Jacob e Julia devono dirlo ai figli, che si vogliono separare. Immaginano le domande che i ragazzini potrebbero sollevare: avremo due case? Con chi di voi due staremo? È successo perché c’è di mezzo qualcun altro? La stessa scena a casa Jolie-Pitt, questo il nome ufficiale della onlus, è invece il film che non vedremo mai. E dire che c’era abbastanza materiale per una serie in dieci puntate, altro che diversity, altro che clan alla Transparent. Perché della Grande Favola Collettiva facevano parte pure i figli adottivi e il tomboy biologico (Shiloh, che un giorno scriverà un’altra storia bellissima), e tutte quelle tacche sullo stipite della porta che nelle famiglie qualsiasi sono stucchevoli, sui Brangelina erano conquiste, simboli, grandi passi per l’umanità: le missioni Onu come atto non solo narcisistico ma politico, il rischio di tumore arginato da un’operazione scientemente pubblica, il Terzo Mondo come meta di villeggiatura, l’austerity come regola aurea, dal sapore merkeliano: “Siamo comunque i capi del mondo, non c’è bisogno di darlo troppo a vedere”.

L’ago della bilancia famigliare pendeva sempre a favore di Angelina, l’ex cattiva ragazza (il trend che piaceva ai giornali nei primi anni Zero) diventata Dama della Regina, la viziata figlia di Hollywood convertita in Madre Teresa, la Lara Croft che studiava per diventare Ingmar Bergman. Lui oggi parla, attacca con il solito: «Adesso l’importante è il bene dei nostri figli». Lei lo fa solo tramite portavoce, in fondo non ha mai avuto bisogno di dire niente, le è sempre bastato essere quello che era per creare attorno a sé una nuova letteratura: il divo biondo, fino a quel momento bello ma stupido, eletto a marito intellettuale, l’eterna rivale (Jennifer Aniston, per quei tre finora vissuti su Plutone) cristallizzata per sempre nell’antonomasia della cornuta. Brad era l’innamorato ma per molti lo zerbino, come Ascanio con Katia nella casa di un memorabile Grande Fratello. Ora scrivono che la colpa è sua, che tutto è finito perché lui beveva e fumava le canne, che non era un bravo padre, anzi correva dietro alle sottane, allora è vera questa storia che sull’ultimo set scopava con Marion Cotillard. (L’ultimo set è Allied, diretto dal sommo Robert Zemeckis, probabilmente non galeotto per nessuno. Mr. & Mrs. Smith, diretto undici anni fa dal tuttora misconosciuto Doug Liman, resta invece il più brutto film a meritare un posto speciale nella storia del cinema, per le ragioni che ben conosciamo).

Da ieri pomeriggio i social, su cui anche queste inutili righe verranno condivise, hanno dimenticato la spesa domenicale di Gianni Morandi e hanno hashtaggato ogni post con #brangelina. Chi diceva che era come il crollo delle Torri Gemelle (io) e veniva cazziato da gente che non capisce il senso del tono. Chi scriveva che il mondo non sarà più lo stesso, che i Maya sono arrivati per davvero, che di fronte a questa sciagura nemmeno la presidenza Trump sembra più una minaccia. Chi condivideva quelle solite due-tre gif di Aniston che ridacchia: si scopre che il Team Aniston è ancora nutritissimo, ma dopotutto pure la Raggi ha preso una barca di voti. Chi proponeva un finale alternativo: il mondo ha ancora bisogno della vostra favola, ripensateci anche tra un po’, fate come Liz Taylor e Richard Burton, dai, per favore.

Nel pieno delle discussioni sull’imminente divorzio tra i suoi protagonisti, Jonathan Safran Foer piazza quella che è davvero una sciagura (non spoilero niente, tranquilli). Forse succederà anche con Angelina e Brad. Forse arriverà qualcosa di così apocalittico capace di farci pensare, anche solo per un attimo, che la favola è ancora intatta, che il 2016 è un brutto anno mai esistito, che il maggiordomo non ha mai messo il veleno nel caffè. O forse, come diceva l’ancora signorina Jolie in quell’orribile capolavoro da cui tutto è cominciato: «Il lieto fine ce l’hanno le storie che non sono ancora finite».

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