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20:28 venerdì 6 novembre 2026
In un modo molto herzoghiano, Werner Herzog ha rivelato che il suo prossimo film è un documentario su Karl Bushby, l’uomo che ha impiegato 28 anni per fare il giro del mondo a piedi Il regista lo ha detto a Hull, nel giorno del ritorno a casa di Karl Bushby dopo 50mila chilometri a piedi: «Questa è la fine del mio nuovo film», ha detto, che si intitolerà Walk of Life.
Un romanzo di 700 pagine scritto nell’Ottocento sta facendo litigare furiosamente i polacchi progressisti coi polacchi tradizionalisti Una miniserie Netflix e un film campione d’incassi hanno riportato al centro del dibattito La bambola di Bolesław Prus, il classico che generazioni di polacchi hanno letto a scuola
Dopo aver scelto il tema più controverso di tutti (John Galliano), il Met Gala ha provato a rimediare scegliendo quello più noioso di tutti Il tema del prossimo Met Gala sarà “extraORDINARY: Fashion and the Poetics of the Everyday”, una mostra sugli abiti di tutti i giorni che prende il posto di quella su Galliano.
Le nuove assunte del Comune di Tokyo sono due capre a cui è stato affidato il campito di “curare” il prato attorno alla stazione Cioè, di brucare il prato attorno alla stazione di Yotsuya. Lavoro in cui Nagi e Pokke si sono fin qui dimostrate impeccabili.
Dopo che Trump l’ha definita «un cesso di Paese», la Norvegia ha risposto pubblicando una lista dei suoi bagni pubblici più belli L'Agenzia nazionale del Turismo norvegese ha pubblicato un articolo intitolato «Questi sono i cessi migliori del mondo?». E, in effetti, nel Paese ci sono davvero dei bellissimi bagni pubblici.
Rob Sand faceva il modello per Prada, ora è il primo democratico dopo vent’anni a diventare governatore dell’Iowa A lui, però, non piace che si parli del suo passato sulle passerelle di Milano e Parigi. Anche perché i suoi avversari lo hanno usato e lo usano contro di lui.
Un regista sta girando un film sulla gentrificazione a Milano che inizia così: un regista frustrato deve girare uno spot per il Comune di Milano sulla riqualificazione di un quartiere Si intitola La piccola illusione, l'ha diretto Fabrizio Recchi è un cortometraggio indipendente e si finanzia con un crowdfunding in cui le ricompense si chiamano "Subaffitto in nero" e "Attico vista cantiere".
Forse stavolta non dovremo aspettare dieci anni per vedere il nuovo film di Jonathan Glazer Il regista lo ha rivelato quasi per caso al New York Film Festival: dettagli non ne ha dati, però ha detto che è già a buon punto con la scrittura.

A scuola di letteratura da Piperno, Siti e Mari

I loro ultimi libri sono molto diversi tra loro, ma li confermano come maestri della narrativa italiana contemporanea: una lettura comparata.

07 Maggio 2024

Nello stesso giorno, il 23 aprile 2024, sono usciti i libri di tre scrittori italiani considerati, per ragioni diverse, autori di culto. Michele Mari ha pubblicato Locus Desperatus (Einaudi), Alessandro Piperno è uscito con Aria di famiglia (Mondadori), Walter Siti ha annunciato che il suo ultimo romanzo sarà: I figli sono finiti (Rizzoli). Vengono tutti e tre dall’università, Mari è stato professore di Letteratura italiana, Piperno è un francesista, Siti è stato professore di Letteratura italiana contemporanea. Vendite e successi dei loro lavori precedenti sono molto variegati. Piperno e Siti hanno vinto il Premio Strega nel 2012 e nel 2013, raggiungendo un pubblico vasto, eterogeneo, mentre Mari non ha mai partecipato allo Strega né i suoi libri sono mai diventati casi letterari (l’esordio di Piperno, per esempio, fu un cataclisma). La loro scrittura non potrebbe avere esiti più diversi sebbene siano tutti legati alla tradizione letteraria: Mari, il più ostico dei tre, predilige l’incrocio tra il pop e una lingua arcaica, piena di vezzi, con i suoi “talquale”, “lungi”, “suggere l’ipnoinducente”, “bruscaggine”, “ipso facto” (si è spinto anni fa a riprodurre una intera lingua ottocentesca); Piperno tradisce sempre l’ammirazione e il debito per i romanzi ottocenteschi su cui si è formato e in trasparenza di ritrova il suo debole per la sintassi di Marcel Proust (il suo protagonista, vittima di un processo morale all’università, è accusato di essere «convinto che non ci sia nulla di più sacro del canone»); tra tutti, Siti è quello che invece ama prelevare termini dal lessico contemporaneo, attingere dai gerghi della finanza, dei social network, della rete, con un occhio sempre su ciò che accade nel mondo (dal vaccino Astrazeneca all’invasione russa dell’Ucraina), e questa voracità onnivora, l’insaziabile desiderio di fondersi con l’attualità e di indagare i linguaggi delle nuove generazioni, rimanda inevitabilmente all’autore di cui ha curato tutta l’opera, e di cui è considerato l’eterno discendente: Pier Paolo Pasolini.

Solo il caso, l’uscita nelle librerie nello stesso giorno, offre l’occasione per occuparsi simultaneamente dei loro ultimi libri, e scoprire somiglianze e divergenze. Il legame più evidente è la quarta di copertina del romanzo di Siti dove è riportato un giudizio sull’autore espresso proprio da Piperno sul Corriere della Sera (segnale di stima reciproca). Il libro di Piperno, estensione del precedente Di chi è la colpa (2021), si apre con il protagonista, docente universitario di letteratura francese, che riceve la notizia della morte di una sua compagna di classe. Al funerale si aggiunge l’invito per un incontro con i vecchi compagni di classe: «Non siamo troppo vecchi per Il grande freddo?», si chiede il protagonista. Anche nel libro di Mari muore una vecchia compagna di classe, alla convocazione per i funerali segue anche qui l’incontro con amici persi di vista da anni: «Molti nostri compagni, aggiunse, si erano dati appuntamento lì anche per rivedersi dopo tanti anni; sarebbe stato un po’ come Il grande freddo, e io non potevo mancare».

Mari, Siti e Piperno svolgono un ruolo importante nella storia letteraria recente perché ognuno ha saputo dar vita a uno stile e a un immaginario inconfondibile. Tornano gli oggetti tipici che si incontrano quasi sempre nel libri di Mari, palline, disegni, soldatini, omini di pongo, racchette da ping-pong, giornalini antichissimi, e una montagna di libri e di riferimenti letterari e cinematografici. Si va continuamente da Shakespeare ad Al Pacino, passando per gli immancabili Alice, il capitano Grant, Gulliver, Asterix, Lovecraft, Poe, e tutto un repertorio di forme che rimandano all’infanzia, calamite adorate, orsetti da cui non ci si può staccare, denti di capodoglio. Tutte le ossessioni dei vecchi libri di Mari, da Tu, sanguinosa infanzia (1997) a Tutto il ferro della torre Eiffel (2002), riemergono in queste pagine, riconoscibili da un lessico apprezzato in particolare dal pubblico di critici, eccitati appena incontrano un «amnio di loscaggine».

Walter Siti replica sempre se stesso. I suoi Shakespeare e Stevenson sono i vip del momento, dalla Ferragni a Elon Musk, è per questo che il tenore dei dialoghi è spesso questo: «Lo sai che sono capitato a una cena dove ho incontrato Gianrico Carofiglio?». Risposta: «A vederlo dalla Gruber sembra una gran brava persona…un po’ vecchio stile nelle maniere». Oppure si incontrano conversazioni editoriali e stanche come: «L’effetto Murgia sta alzando le azioni della D’Adamo per lo Strega, quest’anno vince la morta». Il romanzo racconta la collisione tra Augusto, vedovo con malattia cardiaca, e Astore, giovane dirimpettaio cresciuto con videogiochi e genitori infelici. Siti è attratto esclusivamente dallo squallore della vita, nel suo immaginario esistono solo la desolazione, il grigiore dell’esistenza, tutto è finto, vuoto, niente ha senso, il nichilismo ingoia tutto mentre i personaggi mandano giù minestroni già pronti e hamburger vegani. Guardandosi intorno in questo deserto, i protagonisti non possono che constatare: «Vedo sofferenza senza direzione, dappertutto». Nelle pagine finali azzarda un viaggio in Grecia (alla ricerca del Minotauro della copertina). Terrorizzato che un solo granello di lirismo, di armonia o di bellezza, possa depositarsi nelle pagine, Siti si affretta a descrivere così una colonna greca: «Augusto scende ad ammirare delle colonne color fegato». Colonne color fegato, un vero colpo da maestro.

La prima parte del libro di Piperno, che ricorda alcuni temi cari a Philip Roth, si apre con una guerra tra accademici di vecchia generazione e Gender Studies. Nella seconda parte un’altra collisione tra generazioni, sempre un adulto e un ragazzo più giovane. La narrativa di Piperno riconcilia i lettori con la letteratura, traboccante di descrizioni e di aggettivi luminosi, non priva di tenerezza, di desiderio di vendetta, con psicologie complesse, anime in crisi, grette o ferite, in cui la ragione e il torto vorticano tra i personaggi in una danza senza fine. Nel mondo di Piperno si è accolti dal brontolio dei tuoni, da case in penombra, si bevono Bloody Mary, Cosmopolitan e bottiglie di champagne, si mangia salame d’oca e bottarga di muggine, formaggi caprini, mostarde, e si attraversa una Roma dolce: «Il temporale aveva pulito il cielo donandogli una lucentezza di porcellana».

Se Mari mette sempre in scena narratori angosciati e nevrotici – una barriera separa il loro io dal mondo – Piperno è il più vitale: «Non hai smesso di amare la vita e di avversare chiunque faccia mostra di odiarla», dice il narratore tra sé, come se si rivolgesse, curiosamente, ai personaggi di Siti. Da anni, Siti ama declinare la disfatta, interiore, politica o estetica. Non è un caso che il libro sia puntellato di riflessioni come: «È tornato a quell’odio della vita e della realtà che gli aveva fornito nerbo quando aveva sedici anni, nessuna Bildung. Bestemmia tutto e tutti, se stesso per primo e chi l’ha messo al mondo».

Mari, Siti e Piperno posseggono tre talenti, andrebbero letti insieme e amati nelle loro diversità, pensandoli come un unico grande scrittore. Ma nella vita è più istintivo schierarsi, vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Si può godere per un «amnio di loscaggine», oppure si possono amare i cieli con la lucentezza di porcellana oppure le colonne color fegato. Ogni lettore ha lo scrittore che si merita.

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