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02:12 martedì 28 aprile 2026
Bon Iver ha fondato una cover band di Bob Dylan e l’ha chiamata Bon Dylan Band che farà soltanto due concerti, il 24 e il 25 luglio a Eau Claires, Wisconsin, città in cui Bon Iver ha vissuto tutta la vita.
C’è un’estensione per browser che quando passi troppo tempo a scrollare blocca il pc facendo comparire l’immagine di un gatto grassottello L'ha creata uno sviluppatore giapponese per frapporre tra sé e il doom scrolling un dissuasore felino a cui è difficile resistere.
Il nuovo libro di Haruki Murakami sarà il primo della sua carriera con una protagonista femminile The Tale of KAHO sembra una risposta diretta alle tante accuse di misoginia che gli sono state rivolte dal 1979, anno del suo esordio, a oggi.
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Secondo molti le scene viste alla Cena dei Corrispondenti della Casa Bianca ricordano più una sitcom che un attentato Trump che inciampa, Vance portato via di peso, Miller che usa la moglie incinta come scudo umano, Kennedy Jr. che si scorda la moglie in sala, gente che pensa al vino e a finire la cena: momenti degni delle migliori commedie americane.
La Slovenia non solo boicotterà l’Eurovision ma al suo posto trasmetterà una rassegna di film palestinesi «Trasmetteremo la rassegna cinematografica Voices of Palestine, una serie di film di finzione e documentaristici palestinesi», ha detto il direttore della tv pubblica slovena.
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Sta per uscire il nuovo album di Thomas Bangalter dei Daft Punk ed è di nuovo la colonna sonora di un balletto Si intitola Mirage: Ballet For 16 Dancers e uscirà il 5 giugno. Nell'attesa, se ne può ascoltare già un pezzettino su YouTube.

Paul Lynch, profeta di sventura

Esce oggi in Italia Il canto del profeta, libro vincitore del Booker Prize 2023, una distopia che racconta un'Europa in cui, dall'inizio della guerra in Ucraina, in parte viviamo già.

08 Marzo 2024

C’è sempre una consolazione, per i più depressi: non si era mai visto un periodo di pace così lungo nella storia d’Europa. Quasi nessuno conosce qualcuno che ha sparato con un fucile, tantomeno per uccidere un fante dell’esercito rivale. Che cosa si fa, quindi, se la guerra ritorna in Europa? Magari civile, in un posto dove nessuno se la sarebbe aspettata, come l’Irlanda, dopo che un partito nazionalista di estrema destra ha vinto democraticamente le elezioni? È la trama del quinto libro di Paul Lynch, Il canto del profeta, che esce oggi per 66thand2nd, tradotto da Riccardo Duranti.

Eilish e Larry hanno quattro figli, il più grande ha sedici anni, il più piccolo è un bebè. Vivono a Dublino. Lei è un quadro nell’industria della biotecnologia molecolare, lui è un professore attivissimo nel sindacato. Borghesi, felici e innamorati, proprietari di villetta con giardino, li incontriamo in un presente simile al nostro, nei giorni che precedono il disastro. Poche pagine e subito due energumeni del governo si presentano alla porta di casa, secondo le informazioni in loro possesso Larry è un agitatore rivoluzionario, e perciò gli chiedono di recarsi cortesemente prima possibile in un grigio e anonimo ufficio burocratico per rendere conto delle sue azioni, meglio se la sera stessa. Ne conseguono discussioni orgogliose in famiglia: che cosa avremo mai da nascondere? Perché sentirci colpevoli senza motivo? In fondo il mondo ci guarda, gli inviati dall’estero stanno arrivando. Eilish e Larry si fanno forza, comportiamoci come al solito, manteniamo la fiducia nel contratto sociale. La situazione non può essere così sputtanata.

In realtà, si scopre, è anche peggio. Lo sdegno unanime della comunità internazionale, sempre in sottofondo nel libro, non è sufficiente a fermare la discesa dell’Irlanda verso una spirale autoritaria, dove il regime e i ribelli si contendono il potere. Larry sparisce senza spiegazioni, rapito da volenterosi funzionari statali, e Eilish si ritrova da sola con i figli. L’Irlanda diventa irriconoscibile, il nuovo governo – spalleggiato da mandrie di picchiatori nazionalisti tatuati – impone restrizioni, coprifuoco e violenze contro gli oppositori, che cercano di organizzarsi in manifestazioni pacifiche con dress code total white prima di avvitarsi come un fusillo in uno scontro violento tra fazioni, e si salvi chi può.

Il canto del profeta non si perde in sofismi o teoria politica, niente descrizioni del nuovo totalitarismo irlandese. Nessuna divisione in paragrafi, il libro procede come il resoconto claustrofobico di eventi storici raccontati da un tg abbastanza verosimile per risultare inquietante. È il diario quotidiano delle sorti di una famiglia impreparata al peggio. D’altronde, «la storia è una cronaca muta di gente che non ha colto il momento giusto per partire», dice la sorella di Eilish, che comunque abita in Canada e non ha il problema di ottenere un passaporto mentre i tuoi vicini di casa se la sono svignata in Irlanda del Nord, o magari oltremare.

Non è facile immedesimarsi nei personaggi di Lynch. La guerra in Ucraina è un esempio di scarsa empatia sotto agli occhi di tutti: mentre i ventenni di Kiev lottano per il desiderio di esprimersi in un mondo di birrifici artigianali, club queer e libertà d’opinione, certi brillantoni qua da noi si sbellicano leggendo vignette che ridicolizzano Zelensky, disegnato come un guerrafondaio con il nasone. Forse non siamo più abituati a lottare per valori che riteniamo ingenuamente universali ma che potrebbero essere riscritti domattina, magari con sceneggiature da wrestling. La libertà di azione, pensiero e movimento ci è stata regalata alla nascita, ma non è scritta nel Dna. E se ci venisse tolta? Si dorme un’ora in tutto nel corso di cinque notti e cinque giorni di bombardamenti e colpi di mortaio, dopo mesi di code e spedizioni infruttuose alla ricerca di un passaporto per tuo figlio in età da asilo nido o di un pezzo di agnello da arrostire, adattandosi, cercando le frequenze di una radio libera per sentire le notizie, spostando il materasso nel luogo più sicuro della casa e sperando che passi la nottata.

Il canto del profeta ha vinto quest’anno l’ambitissimo Booker Prize, la letteratura ombelicale forse ha stufato, viviamo in tempi complessi, guerre, pandemie, temperature record a Cantù e in Bangladesh, alluvioni, può darsi che le narrazioni distopiche attirino più dell’autofiction. Paul Lynch, interpellato a riguardo, ha detto che Il canto del profeta è un libro nato dal desiderio di denunciare l’assurdità della recente guerra in Siria, e come questa abbia rovinato per sempre la vita a tutti i civili che sono stati coinvolti, incolpevoli, e della nostra indifferenza animale. Quelle persone erano solo lì. Che cosa ne sappiamo noi? Un bel nulla. Facile atteggiarsi a osservatori non coinvolti, dal nostro salottino europeo. E se succedesse a noi? Io andrei di qua, io farei quello. Lo spiega a dovere il vicino di casa dei protagonisti, in uno dei momenti più duri del libro: «Perché mai dovremmo andarcene, dice. Spiegatemelo un po’, non ci cacceranno fuori, sopravvivremo sottoterra se necessario, scaverò una buca in questo cazzo di giardino, se si è vissuti sempre nello stesso posto l’idea di vivere altrove non esiste proprio, è una questione, come si dice? neurologica, è insita nel cervello, scaveremo e basta, ecco cosa faremo, che altro dobbiamo fare? Non saprei dove altro andare, mi dovranno portar via in una bara».

Che cosa è successo ai nostri bisnonni negli anni Trenta del Novecento in Europa? All’improvviso, tutti quei diritti che si davano per scontati, come fossero concessioni divine, sono stati messi in discussione. Non è così automatico lottare per difenderli, anzi, più spesso è comodo assecondare la maggioranza oscurantista. E se capita di trovarsi nell’occhio del ciclone, non sempre è facilissimo levarsi di torno.

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