Piazze chiuse, strade sbarrate, polizia ovunque: diversi cittadini hanno preso piuttosto male il grande evento, ricordando che Our square is not your living room.
Ci sono molte cause giudiziarie strane, ma poche sono strane come quella tra il brand Patagonia e la drag queen Pattie Gonia
Il brand sostiene che l'artista avrebbe violato il diritto d'autore, l'artista accusa il brand di voler limitare la sua libertà d'espressione. Vedremo che cosa ne pensa il giudice.
Cosa hanno in comune Pattie Gonia e Patagonia? L’attenzione per l’ambiente, una leggera somiglianza fonetica e il font con cui sono soliti scrivere il loro nome. Tre motivazioni validissime, secondo Patagonia, per denunciare Pattie Gonia.
Pattie Gonia, all’anagrafe Wyn Wiley, è una artista che conta 1,7 milioni di follower su Instagram, nota soprattutto per una performance del dicembre del 2025, intitolata The Million Dollar Backpacking Trip, una passeggiata in full drag dal Reyes National Seashore al San Francisco’s Golden Gate Bridge (praticamente tutta la costa della California). Grazie a questa performance – e a 35 mila benefattori – riuscì a raccogliere 1.2 milioni di dollari, devoluti interamente a delle associazioni di beneficienza. Però è proprio qui che iniziano i suoi guai giudiziari: secondo Patagonia, per l’occasione Pattie Gonia avrebbe violato un accordo privato stretto nel 2022 con l’azienda, accordo in cui si impegnava a non registrare il suo nome come marchio commerciale e a non produrre merchandise brandizzato Pattie Gonia. Prima, durante e dopo il Million Dollar Backpacking Trip, l’artista ha messo in venduta T-shirt e felpe con la scritta hiking club palesemente ispirata al celebre logo del monte Fitz Roy.
Visualizza questo post su Instagram
La (scherzosa) parodia dell’artista ha indispettito Patagonia, preoccupata dal rischio che i consumatori non distinguano tra le comunicazioni ufficiali del brand e quelle “satiriche” di Pattie Gonia (e poi, ovviamente, dalla pura e semplice violazione del diritto d’autore e dalla violazione di un accordo firmato da entrambe le parti). La vicenda in realtà è iniziata mesi fa, nello specifico a gennaio, ma diventata virale solo dopo un video-sfogo (e due lettere aperte) in cui Wiley accusa il brand di voler «neutralizzare un’attivista», definendo la causa un «tradimento dei valori di Patagonia». Ha spiegato che se è vero che Patagonia le ha chiesto un risarcimento simbolico di un dollaro, è anche vero che le spese legali ammontano già a un milioni e rischiano di mandarla in bancarotta. Ovviamente, subito dopo la pubblicazione di questo video è partita la shitstorm, con molti fan di Pattie Gonia che se la prendono con Patagonia e altrettanti amanti di Patagonia che dicono peste e corna di Pattie Gonia.
Visualizza questo post su Instagram
A questo punto resta solo da capire a chi il tribunale di Los Angeles darà ragione, se all’azienda che vuole tutelare il diritto d’autore o all’artista che rivendica la sua libertà d’espressione.