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In Giappone sono tutti indignati per lo scandalo del “cartello del gelato”, cioè di un gruppo di aziende che si sono messe d’accordo per aumentare continuamente il prezzo del gelato Aumenti di 6 centesimi alla volta ma frequentissimi e che non avevano nulla a che fare con l'aumento del prezzo delle materie prime. Finché non se ne è accorta l'Antitrust.
Se volete trasformare casa vostra in uno spazio liminale, A24 ha fatto la carta da parati di Backrooms E costa anche relativamente poco: 60 dollari a rotolo. Una cifra accettabile per trasformare un ambiente di casa in un incubo.
La Nazionale francese ha deciso che dopo ogni gol che segna al Mondiale nello stadio deve partire One More Time dei Daft Punk a tutto volume In questa edizione del Mondiale tutte le Nazionali hanno dovuto scegliere un "inno da gol". C'è anche una playlist ufficiale che li raccoglie tutti.
Tra le opere meno conosciute di David Hockney ci sono delle bellissime illustrazioni che fece per le sue fiabe preferite dei fratelli Grimm Le realizzò nel 1969 e le tavolo vennero raccolte tutte in un volume, pubblicato un anno dopo, intitolato Six Fairy Tales from the Brothers Grimm.
A causa della crisi climatica è morto l’albero più famoso del mondo, la vecchia quercia della foresta di Sherwood La quercia, che cresceva da almeno mille anni, quest’anno non ha prodotto nessuna foglia a causa delle sempre più frequenti ondate di calore e degli eccessivi interventi umani.

Palm Springs è la commedia perfetta per chi spera di tornare alla vita di prima

Il film diretto da Max Barbakov è passato inosservato nonostante due nomination ai Golden Globe, ma si può recuperare su Prime Video.

17 Marzo 2021

Vi ricordate quando la pandemia aveva assunto connotazioni messianiche? Era la primavera scorsa e la natura ci stava mandando un messaggio che dovevamo farci trovare pronti a cogliere. Molti segnali portavano al fatto che il nostro stile di vita non fosse più sostenibile. Non era tanto questione di foresta amazzonica e di carbon footprint, ma più di aperitivi e vite immolate alla futilità. La primavera 2020 è stata la nostra piccola grande era delle utopie individuali (che però si assomigliavano un po’ tutte). Avremmo lasciato le città. Avremmo vissuto più a contatto con la natura. Non avremmo più buttato in bar e ristoranti soldi guadagnati con lavori che ci apparivano improvvisamente inutili al cospetto dell’immensità del mondo e della finitezza della vita. Sul New Yorker, Olga Tokarczuk, fresca di Nobel, guardava dalla sua finestra «un mondo nuovo» e si diceva non particolarmente dispiaciuta che i cinema fossero chiusi e indifferente alle serrate dei negozi. Oggi possiamo dirlo: nessuno di questi propositi si è realizzato. Siamo rimasti dov’eravamo, bloccati, mentre il sentimento prevalente dopo un anno di pandemia sembra piuttosto improntato al desiderio di tornare al più presto alla vita di prima. Fateci per favore tornare alla vita di prima. Con i cinema, gli aperitivi, i centri commerciali e tutto, anche le cose brutte. Grazie.

È un sentimento che trova una corrispondenza sorprendente in un film uscito nel 2020 e che da novembre, senza molto clamore nonostante due nomination ai Golden Globe, è disponibile su Amazon Prime Video. Io l’ho visto per caso qualche sera fa e l’ho trovato perfetto per festeggiare un anno di lockdown. Si intitola Palm Springs (evito di citare per carità di patria il sottotitolo italiano), è diretto da Max Barbakow, scritto da Andy Siara e si regge sull’interpretazione di due attori bravissimi: Andy Samberg e Cristin Milioti. Tutti quasi sconosciuti. Barbakow, il regista, è al suo esordio nel lungometraggio. Siara, lo sceneggiatore, è uno che ha cercato per anni di sfondare nell’indie rock con The Henry Clay People, gruppo fondato insieme a suo fratello, senza esattamente riuscirci. Andy Samberg, lo straordinario attore protagonista, un Jesse Eisenberg che invece di lanciare sguardi da psicopatico fa ridere o un Micheal Cera senza malinconia, anche lui nel giro indie rock, fino a questo momento era conosciuto più che altro per essere il marito di Joanna Newsom (la sua filmografia su Wikipedia è una lunga e spietata alternanza delle voci “Voice” e “Cameo”) e come parte del trio di comici/cantanti Lonely Island. Mentre Cristin Milioti, l’attrice protagonista, è appena più famosa per essere apparsa in un paio di stagioni di How I Met Your Mother e di Fargo e in The Wolf of Wall Street.

Insomma, una commedia fatta da mezzi falliti, che sembrano usciti dagli anni ’90, e sempre per restare nei ’90, lo spunto è quello, ormai ripetuto fino alla nausea, del Giorno della Marmotta. Una scelta che all’inizio lascia un po’ interdetti. Nyles è infatti un trenta-quarantenne finito in un loop temporale, intrappolato nel giorno in cui un’amica della sua fidanzata si sposa a Palm Springs (sul Los Angeles Times Andy Siara ha raccontato che l’idea nacque nel 2015, quando chiese al suo amico Barbakow di filmare il suo matrimonio a Palm Springs). Ogni giorno allora Nyles si sveglia nella camera d’albergo con questa fidanzata che non ama e poi passa il tempo tra piscine e lattine di birra, interagendo, ma soprattutto molestando, gli altri invitati alla festa. Questa è la sua vita. Come ci è finito, non è dato saperlo. Una monotonia che viene interrotta nel momento in cui Sarah, sorella maggiore della sposa, entra con Nyles in un contatto più profondo (non aggiungo altro per evitare di rovinare la visione).

Gli ingredienti sono questi: prendete un bicchiere di vitalismo nichilista di Judd Apatow e tre cucchiai di commedia romantica depressiva anni Zero (Punch-Drunk Love, Eternal Sunshine of the Spotless Mind), aggiungete una manciata di millenarismo apocalittico anni Dieci (il ritorno delle droghe psichedeliche, la fisica quantistica) e mescolate bene. Come risultato avrete Palm Springs, quella che viene definita una sci-fi comedy, ma che in realtà è una commedia romantica, una commedia romantica che fa molto più ridere di quanto le commedie romantiche normalmente facciano. E di ridere adesso credo ci sia molto bisogno.

Immaginate due persone bloccate in un giorno che si ripete per sempre e che vogliono tornare alla vita di prima. Non vi ricorda l’eterno infinito lockdown in cui, in attesa che si manifesti un segno sovrannaturale, ci siamo ridotti a gozzovigliare e a prendercela con chiunque? È chiaro, la morale della favola di Palm Springs è originariamente un’altra: quella dell’ingresso comicamente tardivo nell’età adulta per la generazione nata a cavallo tra ’70 e ’80. Ma applicarlo alla nostra situazione funziona benissimo. Qualcuno ci faccia uscire da questo infernale loop temporale e ci faccia tornare alla vita di prima. Grazie.

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