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Chi è l’autrice di Io gli uomini li odio, caso letterario in Francia

Si chiama Pauline Harmange, e non aveva idea del successo e delle polemiche che la stanno travolgendo.

di Studio
18 Settembre 2020

La donna che sembra odiare gli uomini più di qualsiasi altra donna al mondo ne ha sposato uno, tempo fa. Lei e Mathieu si sono innamorati, fidanzati, coniugati, e ora vivono insieme al loro gatto Unidici a Lille, nel nord della Francia, da cui Pauline Harmange ha appreso che il suo breve saggio sardonico Moi les hommes, je les déteste, “io odio gli uomini”, era andato esaurito per la terza volta a due settimane dall’uscita, con 2 mila e 500 copie vendute, dopo una prima tiratura di appena 450.

«A causa del suo successo, le prime tre edizioni di questo meraviglioso libro sono definitivamente finite, e siamo stati costretti a cessare la pubblicazione. Il lavoro di Pauline sarà presto ristampato da un editore con maggiori risorse», è scritto sul sito di Monstrograph, la piccola casa editrice gestita da volontari che è stata sopraffatta dalle richieste del pamphlet di Harmange. Come racconta il Guardian, immaginavano ne avrebbero vendute poche copie, un centinaio. E avrebbero avuto ragione se Ralph Zurmély, un consigliere del ministero francese per la parità di genere, non avesse minacciato un’azione legale contro la ragazza, autrice di quella che ad agosto aveva definito «un’ode alla misandria senza motivazioni. Vorrei ricordarvi che l’incitamento all’odio solo sulla base del sesso è un reato!». Tutti sono andati a comprarlo.

Pauline Harmange ha 25 anni, un blog e una grande passione per Harry Potter e per la poetessa americana Sylvia Plath. La cita su Instagram e all’inizio del libro con una frase – «il problema era che odiavo l’idea di servire gli uomini in qualsiasi modo» – da La campana di vetro. Si definisce una femminista, è bisessuale, e ha rivelato di aver messo mano a quelle 96 pagine dopo che qualcuno, commentando sul suo blog, le aveva chiesto di raccogliere le proprie riflessioni sull’odio per gli uomini in un libro. Lo ha fatto un po’ per gioco. «Non mi aspettavo tutto questo interesse. Molti mi criticano chiamandomi ipocrita [lo fa il Daily Mail, ndr] perché sono sposata con un uomo», ha detto al Guardian. «Ma questo non vuol dire niente. Anche se mio marito è una brava persona, non penso che una donna possa mai fidarsi veramente degli uomini che non conosce». E infatti quello di Harmange non è un attacco al genere, ma una deplorazione del ruolo degli uomini nella società. «Sono testimone ogni giorno dell’immensa indifferenza degli uomini verso le donne. Sono testimone di tutto quello schifo come stupri, molestie, femminicidi, conversazioni di uomini che incontro o con cui interagisco. E li odio».

Nel suo libro, Harmange, volontaria di lunga data per un ente di beneficenza che combatte contro gli abusi sessuali, cita i dati del 2018 che rivelano come il 96 per cento delle persone condannate per violenza domestica fossero uomini, così come il 99 per cento di quelli condannati per violenza sessuale. Le donne, ha affermato, «sono incoraggiate dalla società, dalla letteratura e da tutto il resto ad amare gli uomini, ma dobbiamo assolutamente avere il diritto di non farlo». Si ritiene fortunata ad aver conosciuto Mathieu, come racconta al Telegraph che l’ha intervistata – anche perché da quanto si vede dal suo profilo Instagram, Mathieu il più delle volte dorme – e nel suo saggio invita le donne a essere più consapevoli, a mettersi insieme in una sorta di odio condiviso per gli uomini che, ironicamente, suggerisce potrebbe portare le ragazze a un «percorso di totale emancipazione dai maschi».

È a questo proposito che parla di misandria, intesa non come il femminile della misoginia (con tutto quello che il termine include, molestie, omicidi, oppressione), ma piuttosto come una «reazione a tutto ciò che ci devasta e che, all’improvviso, ci porta inevitabilmente ad adottare comportamenti di rifiuto, sfiducia e ostilità nei confronti dei maschi», aveva spiegato al blog francese AuFeminin. Come il risultato di una conseguenza ma senza violenza – nell’Oxford English Corpus (online) ci sono ventinove esempi della parola «misandrist», mentre «misogynist» appare più di millecinquecento volte.

Cercando di spiegare a livello pratico la visione di Harmange, Costance Kampfner su The New European ha scritto: «Camminavo per strada a Nantes, e ho sentito un uomo urlarmi “ehi bellezza”. Il programma automatico è entrato in azione: continua a camminare, no contatto visivo, ignora, fingi sordità. Ma poi mi sono accorta essere solo un amico che voleva darmi un passaggio, e mi sono scusata. Secondo Harmange ho tutto il diritto per non dovermi sentire in colpa».

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