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23:53 giovedì 3 settembre 2026
Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.
Se un adolescente vi dovesse dare del “poliestere”, sappiate che vi sta insultando pesantemente Polyester è il nuovo improperio preferito dei ragazzini: si usa per le persone che conducono una vita "finta" e superficiale. Ma anche per chi fa video brutti.
Tom Hardy ha pubblicato un album rap e la cosa sorprendente è che non è per niente male Si intitola Czarface Meets Frankie Pulitzer: quindici tracce con Inspectah Deck dei Wu-Tang Clan e 7L & Esoteric, più Busta Rhymes, Method Man ed El-P.
Putin ha deciso che da ora in poi le aziende che non sanno difendersi dagli attacchi dei droni ucraini verranno nazionalizzate E sarà lui (ovviamente) a decidere chi gestirà l'azienda, e come, dopo l'avvenuta nazionalizzazione.
Per contrastare la denatalità, il governo di Singapore darà ai genitori 50 mila euro a figlio Si comincia con 10 mila dollari di Singapore alla nascita, poi ne arrivano 2 mila ogni anno dal primo compleanno fino ai sedici, poi altri sussidi: in totale quasi 70 mila dollari di Singapore per bambino, distribuiti fino ai diciassette anni.
Nel 2028 arriverà finalmente il sequel di Priscilla, regina del deserto Lo ha detto Guy Pearce, uno dei protagonisti. E le scene con il compianto Terence Stamp sono già state girate tutte.
Il nuovo report dell’Onu sulla crisi climatica dice sostanzialmente due cose: sta andando tutto molto male e andrà tutto sempre peggio Non solo non riusciremo a tenere l'aumento della temperatura sotto gli 1,5 gradi di media, ma entro la fine del secolo rischiamo che l'aumento tocchi i 3 gradi.
La nuova campagna di Valentino si chiama Interferenze ed è scattata in un ex centrale elettrica romana convertita in museo La campagna è stata scattata da Glen Luchford nella Centrale Montemartini di Roma, ex centrale elettrica convertita in museo nel 1997.

L’idea di allungare Manhattan non è piaciuta a molti newyorchesi

18 Gennaio 2022

Venerdì 14 gennaio il New York Times ha pubblicato un pezzo firmato dall’economista della Rutgers University Jason Barr intitolato “1,760 acres. That’s how much more of Manhattan we need”. È un pezzo lungo e articolato che prova a rispondere a due emergenze che New York dovrà affrontare nei prossimi anni. Una, in realtà, la sta già affrontando da diverso tempo, con risultati abbastanza altalenanti: si tratta di quella abitativa, la sempre maggiore difficoltà di trovare una casa a prezzi (per l’acquisto o per l’affitto) accettabili, un problema che riguarda non solo la metropoli americana ma tutte le grandi città occidentali. La seconda emergenza è quella climatica, una crisi che, in assenza di decisioni tempestive ed efficaci, rischia di trasformarsi presto in disastro. La proposta di Barr è piuttosto radicale: costruire un nuovo quartiere (New Manahattan), “allungare” l’attuale Manhattan e aggiungere così 178,282 unità abitative a quelle già disponibili, formando allo stesso tempo una sorta di “barriera protettiva” per i pezzi di quartiere che in questi anni hanno sofferto di più le conseguenze degli eventi climatici estremi sempre più frequenti.

Una proposta radicale che ha scatenato una discussione piuttosto accesa: sono in molti, infatti, a considerare la proposta di Barr non come una soluzione per i problemi della città, ma come un via abbastanza sicura al peggioramento degli stessi. Secondo Willy Blackmore di Curbed, l’unica proposta utile fatta da Barr è quella che prevede la costruzione di nuovi pezzi di città a un’altezza superiore a quella alla quale si trovano ora la maggior parte degli edifici di Manhattan, una maniera per proteggere la città da un problema già grave e che rischia di aggravarsi parecchio in futuro: le tempeste e le inondazioni che ne conseguono. Secondo Blackmore, per la precisione, questa è l’unica, vera, grande priorità di Manhattan: dotarsi ai suoi limiti di strutture capaci di affrontare con efficacia le inondazioni. Ma, sostiene Blackmore, la proposta di Barr ha un difetto fondamentale: «Il nuovo quartiere sarebbe una specie di “argine” protettivo in cui andrebbero ad abitare quasi 250mila persone tra New York Harbor e il Financial District. Long Manhattan finirebbe così per essere una protezione fornita allo Stock Exchange, dove non vive nessuno»

In più, l’idea di allungare Manhattan non è nemmeno così nuova o avveniristica come la si vorrebbe far passare, aggiunge Blackmore. C’è un piano che risale addirittura al 1911, una proposta di allungare Manhattan fino a farle sfiorare Ellis Island, un nuovo quartiere molto più grande di quello immaginato da Barr. È un modo di intendere l’urbanistica antico, superato già alla fine degli anni ’30, quando i governi locali e federali degli Stati Uniti mostravano una specie di passione per questi enormi progetti capaci di trasformare il volto di una città e di cambiare il paesaggio. «Oltre che di provocare danni ambientali», sottolinea Blackmore.

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