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14:52 giovedì 23 luglio 2026
Il film più strano della prossima Mostra del Cinema di Venezia è senza dubbio Joie de vivre di Luca Guadagnino, un documentario su Bernardo Bertolucci lungo più di 7 ore Nel presentarlo, il direttore della Mostra Alberto Barbera ha assicurato che «si rimane inchiodati allo schermo per sette ore, noi abbiamo fatto questa esperienza senza riuscire a staccare un attimo lo sguardo».
In Spagna è stata costruita una nuova “superciclabile”: è lunga 2180 km e attraversa 168 Comuni Oltre che due parchi nazionali, sette parchi naturali, due geoparchi riconosciuti dall’Unesco, tutti nella regione di Castilla-La Mancha.
Uno scultore italiano ha speso 100 mila dollari per scolpire una statua di Charlie Kirk che però nessuno gli ha chiesto e nessuno vuole Sergio Furnari ha lanciato un crowdfunding per coprire i costi dell'opera (che vuole esporre a Times Square). Finora ha raccolto 8 mila dollari. Su 150 mila richiesti.
Il presidente dei Marvel Studios ha detto che Adam Driver lo chiama spesso per dirgli che non ha nessuna intenzione di fare un film Marvel Lo ha detto Kevin Feige in persona: lui e Driver si sentono regolarmente su Zoom e Driver gli dà sempre la stessa risposta, cioè no.
Ad aumentare il rischio di incendi adesso c’è anche il fatto che sui “mercati predittivi” si può scommettere sugli incendi Quanti acri consumeranno le fiamme, quali quartieri verranno raggiunti, quando gli incendi saranno domati: ci sono piattaforme sulle quali si può scommettere su tutto questo.
Barry Jenkins si unisce all’ormai lunghissima lista di grandi registi che hanno firmato una campagna per Prada La campagna si intitola Simple Stories e tra i protagonisti ci sono Hunter Schafer, Kelvin Harrison Jr, Troye Sivan e Chen Haoyu.
Un rider ha vinto il più importante premio letterario della Cina, con una raccolta di poesie sui rider della Cina Wang Jibing si è portato a casa il Premio Letterario Lu Xun con la raccolta di poesie Low Flight, basata su 200 interviste fatte a colleghi rider.
Mamdani ha detto che farà tutto ciò che è in suo potere per far arrestare Netanyahu quando andrà a New York a settembre Ha detto anche che lui non ha l'autorità per farlo, ma "sfida" il governo federale, cioè Trump, a eseguire l'arresto.

È scoppiato un grosso scandalo attorno al più famoso e lussuoso ristorante del mondo, il Noma di Copenaghen

Un ex dipendente sta raccogliendo e pubblicando decine di accuse nei confronti dello chef René Redzepi: si va dagli abusi psicologici alla violenza fisica.

13 Febbraio 2026

Il Noma di Copenaghen, dello chef René Redzepi, è stato più volte elevato dalla critica come miglior ristorante del mondo. In questi giorni però, il responsabile di ricerca e sviluppo del Noma Fermentation Lab dal 2017 al 2022, Jason Ignacio White, sul suo profilo Instagram ha iniziato a pubblicare decine di testimonianze di abusi subite da collaboratori. E all’interno ci sono proprio tutti: dagli stagisti ai giardinieri.

In un post, un ex lavoratore (o lavoratrice, gli account sono giustamente oscurati) del Noma afferma che «colpire con un forchettone per il barbecue fosse uno degli atteggiamenti tipici di Redzepi dal momento che non poteva picchiare le persone apertamente», un account Reddit, ripostato da White, definisce il Noma come «una scena del crimine, non un ristorante» e il numero di testimonianze continua ad aumentare. Le persone che si sono fatte avanti fin qui raccontano di abusi fisici – pugni, schiaffi, utensili da cucina usati per colpire i lavoratori nei modi e nei momenti più inaspettati – e psicologici. Sono tanti coloro che dicono di aver sofferto di crisi di nervi, di essere caduti in depressione, ad alcuni, una volta lasciato il Noma, sarebbe addirittura stato diagnosticato il disturbo da stress post traumatico. Anche chi è “sopravvissuto” ai suoi anni da dipendente o collaboratore del ristorante senza ritrovarsi traumatizzato o ammalato, racconta comunque un ambiente di lavoro terribile, con turni che potevano durare fino a 14-16 ore consecutive, pause di a malapena mezz’ora per mangiare, pressioni psicologiche pesanti e costanti. Ha ricostruito tutto, ottimamente e prima di tutti gli altri giornali e riviste e siti, Massimo de Marco in questo articolo pubblicato su Dissapore.

Le denunce arrivano in un momento delicato. Dall’11 marzo al 26 giugno il Noma inaugurerà un nuovo pop up a Los Angeles, nel quartiere di Silver Lake, con 42 coperti a sera e una brigata di 130 persone trasferite dalla Danimarca. L’operazione, parte della transizione verso il cosiddetto “Noma 3.0”, era stata presentata come un tentativo di ridefinire il modello, renderlo più sostenibile e meno logorante. Al momento, tuttavia, non risultano dichiarazioni ufficiali del ristorante in merito alle accuse. Nel frattempo, Jason Ignacio White (lo annuncia sempre su Instagram) a marzo si recherà a Los Angeles per protestare contro Redzepi e il ristorante “per i vent’anni di abusi fisici e psicologici ben documentati, nonché per lo sfruttamento di stagisti non retribuiti, personale e membri della società Noma”.

Già nel 2024 accuse simili, seppur meno circostanziate, alimentarono le polemiche sulle dichiarazioni di Redzepi riguardo l’insostenibilità del modello di business del fine dining. Redzepi si era espresso in questa maniera alla fine di quell’anno, quando aveva annunciato la trasformazione del Noma da ristorante a “laboratorio di sperimentazione alimentare”. Fu una notizia che sorprese i critici gastronomici e gli appassionati di alta ristorazione, la scelta di Redzepi fu analizzata e commentata, divenne l’inizio di una serie di riflessioni sulla cucina e sulla ristorazione contemporanea. Divenne anche celebre, in quegli anni, un articolo del critico gastronomico del New York Times, Tejal Rao, che scriveva che leggendo quelle parole del pluristellato chef non aveva potuto fare a meno di: «pensare a Namrata Hegde, una stagista non retribuita che ha lavorato nella cucina dello chef René Redzepi per tre mesi, producendo coleotteri alla frutta», uno dei piatti più famosi e scenografici ideati da Redzepi (se vi state chiedendo se nel piatto venga servito un vero coleottero, la risposta è no, la ricetta la trovate qui). In queste ore quell’articolo è riapparso sui social, citato e condiviso da parte di chi ricorda che è da anni che le condizioni dei lavoratori del Noma sono ben note, praticamente pubbliche. Anche perché lo stesso Redzepi, in un saggio pubblicato su MAD nel 2015, aveva ammesso di aver spesso bullizzato i suoi dipendenti e collaboratori.

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