Hype ↓
16:05 mercoledì 4 novembre 2026
La Casa Museo di Rembrandt offre agli amanti di Rembrandt un tatuaggio di Rembrandt alla modica cifra di 400 euro Il museo dice che non è affatto una trovata pubblicitaria, perché le stampe e i tatuaggi servono alla stessa cosa: far conoscere l'arte di Rembrandt.
La comunità scientifica ha deciso che dal 2027 cambieremo il modo di misurare il tempo e questo cambierà il funzionamento di computer, telefoni, aerei, navi, satelliti e GPS La Conferenza generale dei pesi e delle misure (esiste davvero) ha deciso che l’ora ufficiale potrà discostarsi dalla rotazione terrestre fino a un’ora. Il motivo è che la Terra ha cominciato ad andare più veloce.
Ci sono voluti Gucci, Demna e Harmony Korine per convincere Mariah Carey a farsi vedere prima di Natale Mariah Carey è la protagonista della campagna natalizia di Gucci: un corto diretto da Harmony Korine, ovviamente con All I Want for Christmas Is You in sottofondo.
Il Brasile è il primo Paese del mondo a pubblicare una tabella di marcia per abbandonare i combustibili fossili da subito e per sempre Le linee guida promesse alla COP30 di Belém propongono misure concrete, dal metano ai sussidi, ma non sono vincolanti e non fissano date. Il documento, quindi, rischia di restare un manifesto e niente più.
Dopo quasi dieci anni, i fratelli Coen sono finalmente tornati a fare un film insieme Netflix ha comprato il nuovo film di Joel Coen, un mistero gotico ambientato nelle Highlands con Patsy Ferran e Josh O’Connor. In sala nell’autunno 2027, con una sorpresa: la sceneggiatura l'ha scritta assieme al fratello Ethan.
I Repubblicani sono riusciti a perdere malissimo le elezioni di metà mandato nonostante i miliardari americani li abbiano finanziati con quasi un miliardo di dollari (444 milioni li ha spesi Elon Musk da solo) Il donatore più generoso di queste elezioni ha puntato sulle sfide per il Senato in Texas, Ohio, Iowa e Maine. Le hanno vinte tutte i democratici, che si sono ripresi Camera e Senato.
Tra gli studenti di Harvard stanno facendo a gara per iscriversi a un difficilissimo corso di letteratura in cui si legge un “mattone” a settimana Omero, Dante, Montaigne, Shakespeare, Spinoza, James Baldwin, Adam Smith: questi sono solo alcuni dei classici che bisogna leggere (e in fretta) per passare il corso Humanities 10 a Harvard.
I diplomatici europei si sono convinti che uno dei principali ostacoli alla pace in Ucraina sia il fatto che a Trump sta proprio antipatico Zelensky Trump dice che la Russia «si è comportata bene» e attacca Zelensky, mentre Kallas accusa gli Usa di spingere Kyiv alla resa. Diplomatici ed esperti europei spiegano cosa c’è dietro: affinità con gli autocrati, affari e un’antipatia che risale al 2019.

Wild God, la trasformazione di Nick Cave da rockstar a profeta

Il nuovo disco completa la trasformazione dell'artista: Cave è sopravvissuto a se stesso e da rockstar è asceso allo stato di profeta, di santo.

03 Settembre 2024

Le navate della St. Mary of the Rosary Church sono gremite. Alcuni dei presenti si alzano o allungano il collo per vedere meglio ai piedi del transetto. Quando l’inquadratura lo riprende di profilo, chino sul pianoforte, Nick Cave emana un’aria di rigorosa concentrazione, nascosto dietro a un folto mazzo di rose in primo piano. A un osservatore neutrale verrebbe da chiedersi come sia possibile che un fenotipo così simile all’iconografia antropizzata del maligno – occhi luciferini, naso appuntito, sterno carenato, sorriso tetro – possa emanare tanta grazia mentre esegue “A Rainy Night in Soho” durante i funerali del vecchio amico Shane MacGowan. Nick Cave seduto al pianoforte o in piedi al limite fisico del palco, toccato come un santo dalle mani indiscrete del pubblico. Il corpo gracile che casca dentro al vestito gessato, la pettinatura impeccabile, i mocassini Gucci e gli anelli d’oro infilati nelle dita. Sono immagini ricorrenti, con cui si potrebbe provare a dare una spiegazione. Da nessun’altra parte come durante un concerto di Nick Cave si può percepire in maniera tangibile la volontà unanime di una folla. La potenza taumaturgica di un desiderio collettivo che viene assecondato.

Negli ultimi dieci anni la rockstar australiana ha intrapreso un percorso di beatificazione senza precedenti nella storia recente della cultura pop. Il progressivo cambio di sound, sempre più etereo e impalpabile, e la scrittura ancor più massimalista nei suoi connotati spirituali della trilogia di album Push the sky away (2013), Skeleton tree (2016) e Ghosteen (2019), pubblicati insieme alla storica band Bad Seeds, sono stati supportati da un rebranding a trecentosessanta gradi e da un’esposizione pubblica pressoché costante. Tre film biografici, una raccolta di poesie, un libro-intervista di 400 pagine che io stesso tengo sul comodino e consulto saltuariamente come un Vangelo e infine una presenza online impeccabile attraverso The Red Hand Files, il blog di corrispondenza con i proseliti, con il quale a partire dal 2018 Nick Cave dispensa una sorta di amore universale rispondendo alle domande degli utenti su aneddoti di vita quotidiana o massimi sistemi. Tutto questo tralasciando le colonne sonore che ha composto per svariati film e documentari, gli album da solista, i lunghissimi tour, il concerto piano solo che ha diffuso in streaming durante la pandemia in uno spettrale Alexandra Palace e un mucchio di altre cose con cui ha elevato la sua già celebre attitudine iper-produttiva e la sua dedizione verso il lavoro ben oltre i confini del calvinismo più radicale.

Il nuovo album Wild God è il libro liturgico della messa di Nick Cave. Sin dal primo brano veniamo convocati e radunati assieme alle figure mitologiche che hanno accompagnato la sua parabola nel corso di questi anni. Cavalli e sovrani, donne misteriose dai capelli lunghi e neri che sono un miraggio lungo Jubilee Street, fantasmi con delle sneakers ai piedi, anatomie infuocate, bambini e animali, reietti e spiriti. Sapevamo che tutti questi anni ci avrebbero condotto qui. Wild God è un disco di ottimismo cosmico, di perdono e redenzione e resurrezione. Nel cuore dei dieci brani c’è un passaggio preciso – «we’ve all had too much sorrow, now is the time for joy» – che apre a una rinnovata armonia senza peso. Ogni brano di questo disco sembra andare in cerca della propria versione intensificata e maestosa. “Final Rescue Attempt” si dimena tra gli incubi e le visioni, ma è con “Conversion” che Wild God raggiunge, come si dice? La trascendenza. Basta una nota grave nella spaziosa potenza della notte per far esplodere i cori, mentre la voce di Nick Cave continua a salmodiare, “touched by the spirit, touched by the flame, I never ever saw you so beautiful as that again”.

Complice la tragica perdita nel 2015 del figlio adolescente Arthur, seguita come per accanimento da quella del primogenito Jethro Lazenby nel 2022, la figura di Nick Cave si è legata indissolubilmente all’agonia, alla prostrazione e alla dolorosa elaborazione del lutto, affrontata spesso in pubblico, oltreché attraverso la propria musica, nella quale con fin troppa evidenza l’essere umano dietro al personaggio con i capelli tinti sembra essersi rifugiato per non impazzire. Alla luce di tutto questo Nick Cave appare oggi come un sopravvissuto. Un sopravvissuto alla scena punk, all’eroina, al Novecento, al cuore spezzato, alla morte di due figli e infine sopravvissuto alla sua stessa arte. Nelle ultime opere di David Bowie e di Leonard Cohen si sente lo sforzo immane dei giganti che dal capezzale si consumano per mettere al mondo ancora un capolavoro prima di abbandonare la loro esistenza terrena. Ascoltando Blackstar e You want it darker, si sente la complicità della morte.

Nick Cave sembra persino al di sopra delle parti. Ha cantato la sofferenza pura, è stato messo alla prova e adesso ha raggiunto l’estasi, ha smentito la famosa riluttanza di Dio a manifestarsi. Ha sconfitto la solitudine di chi è disperato. Nei video del making of di Wild God lo vediamo divertirsi come un bambino insieme al fedele compare Warren Ellis, alle prese con il blues. La sua voce ha assunto un’incrinatura vagamente claudicante, il corpo ha perso vigore, ma la messa non è ancora finita.

Fotografia di Ian Allen©

Articoli Suggeriti
Dopo quasi dieci anni, i fratelli Coen sono finalmente tornati a fare un film insieme

Netflix ha comprato il nuovo film di Joel Coen, un mistero gotico ambientato nelle Highlands con Patsy Ferran e Josh O’Connor. In sala nell’autunno 2027, con una sorpresa: la sceneggiatura l'ha scritta assieme al fratello Ethan.

C’è una nuova letteratura italiana che sta imparando a parlare, con rabbia, del mondo del lavoro

Il romanzo working class sta trovando spazio, e non c’è da stupirsi. Gli esempi di Questa lotta senza tregua e Furgonauta, e altri recenti.