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14:22 martedì 14 aprile 2026
Una delle nuove differenze tra ricchi e poveri è il green divide, cioè la possibilità e facilità di accedere a zone verdi Lo ha dimostrato una ricerca pubblicata su Nature Communications: meno del 15 per cento dei cittadini europei ha un accesso adeguato al verde. Nella situazione peggiore, ovviamente, ci sono i cittadini più poveri.
Al caso della “famiglia nel bosco” adesso si è aggiunto anche un film prima svelato e poi smentito nel giro di 24 ore I giornali hanno riportato di un accordo quasi fatto con Netflix. Accordo che è stato poi smentito dall'avvocata della famiglia e dalla stessa Netflix.
Un tizio ha registrato più di 10mila concerti di band leggendarie quando ancora non erano famose e ora sta mettendo tutta la sua collezione su Internet, disponibile gratuitamente per tutti Lui si chiama Aadam Jacobs, ha collezionato migliaia di bootleg di (tra gli altri) Nirvana, R.E.M., The Cure, Depeche Mode, Sonic Youth e Björk. E adesso li metterà tutti online.
In realtà, quella tra Usa e Vaticano è una crisi diplomatica che prosegue da settimane e che va molto oltre gli insulti di Trump al Papa L'ultimo, delirante attacco di Trump a Papa Leone XIV è solo il capitolo finale di una crisi che va avanti da tempo, tra minacce velate e inviti ignorati.
La foto di Silvia Salis che gongola per il successo del dj set di Charlotte de Witte a Genova è diventata il meme del momento Il sorrisetto soddisfatto della sindaca di Genova a molti ha ricordato un meme famosissimo: quello della Disaster Girl, di cui Salis è involontariamente diventata la versione "adulta".
Su internet c’è una teoria secondo la quale Orbán ha perso le elezioni perché poco prima aveva incontrato JD Vance e JD Vance porta sfortuna È stato l'ultimo a incontrare Papa Francesco prima che morisse. Era lì mentre naufragava la trattativa tra Usa e Iran. Ed era stato anche in Ungheria a fare un comizio per Orbán. Sono tre indizi, cioè una prova.
Il presidente del Nepal Balen Shah, che è un ex rapper, ha scelto come suo Ministro degli Interni Sudan Gurung, che è un ex dj E il suo primo provvedimento è stato ordinare l'arresto del suo predecessore, liberato solo dopo 12 giorni di prigione e interrogatori.
Per la prima volta Kill Bill 1 e 2 tornano al cinema ma stavolta come un unico film lungo 281 minuti, senza tagli e con tante scene inedite Questa nuova versione si intitola Kill Bill: The Whole Bloody Affair e arriverà al cinema per una settimana soltanto, dal 28 maggio al 3 giugno.

A New York ormai ci sono più case su Airbnb che in affitto

19 Maggio 2022

Stando a due diversi “censimenti” degli appartamenti liberi riportati da Curbed, in questo momento a New York sono di più le unità abitative disponibili su Airbnb per affitti brevi di quelle disponibili per affitti di medio-lungo termine. Secondo AirDNA, gli appartamenti di New York presenti su Airbnb sono 10.572, mentre quelli messi a disposizione per affitti di lungo periodo sono soltanto 7669. Inside Airbnb riporta cifre addirittura peggiori: 20.397 appartamenti solo su Airbnb.

Cifre che hanno riacceso una discussione particolarmente sentita nelle grandi città americane (anche se il problema ormai si pone anche in tutte le metropoli europee): quella sulla crisi abitativa, sul bassissimo numero di case disponibili sul mercato degli affitti a un prezzo accessibile. Una crisi della quale sono state spesso considerate co-responsabili piattaforme come Airbnb, che hanno contribuito ad alzare il costo degli affitti in grandi città come New York e San Francisco, dove la crisi abitativa esisteva già prima dell’avvento della share economy. Una responsabilità che Airbnb ha sempre rifiutato, spiegando (o quantomeno provandoci) che, per esempio, molte persone possono permettersi di continuare a vivere nelle grandi città solo grazie ai soldi extra che guadagnano affittando per brevi periodi e attraverso la piattaforma appartamenti che altrimenti non riuscirebbero a mettere sul mercato.

I rappresentanti di Airbnb, quando si ritrovano a rispondere a domande sulla responsabilità attribuita alla loro azienda un po’ in tutte le crisi abitative del mondo, rispondono sempre alla stessa maniera: non è colpa nostra se, in generale, nelle grandi città occidentali ci sono sempre meno appartamenti disponibili sul mercato degli affitti e se quei pochi che ci sono vengono proposti a prezzi inaccessibili per una fetta sempre più consistente della popolazione. Basterebbe costruire più case, dicono quelli di Airbnb, e non è colpa nostra se i privati non ci mettono i soldi e le pubbliche amministrazioni non concedono i permessi. Una spiegazione che però non risponde alla domanda fondamentale: per chi cerca una casa in una grande città, è un bene o un male che moltissimi appartamenti non siano più disponibili per l’affitto a medio-lungo termine perché i proprietari trovano più remunerativo l’affitto breve? E questa può essere considerata quantomeno una delle cause dell’aumento del costo dell’affitto che negli ultimi anni ha interessato tutte le capitali occidentali?

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