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L’ondata di caldo è stata una catastrofe per i festival musicali indipendenti, che già se la passavano piuttosto male Solo nello scorso fine settimana ci sono state una mezza dozzina di cancellazioni di concerti e festival annullati. Alcuni rischiano di non tornare più.
A Balenciaga piace così tanto Substack che è diventata la prima maison di moda a farci una partnership La maison utilizza la piattaforma da tempo: lì ha annunciato l'arrivo di Piccioli e fa anche le dirette streaming delle sfilate
Oltre a quella di Nolan, quest’anno uscirà anche un’altra Odissea: un audiolibro lungo 13 ore narrato dalla voce di Michael Caine clonata con l’AI L'ha fatto l'azienda AI ElevenLabs e sì, Michael Caine ha dato il consenso a clonare la sua voce e no, l'audiolibro non c'entra niente con il film.
Quella per trovare l’ombra, quella per cercare le fontanelle, quella per lamentarsi del caldo e tutte le app di cui abbiamo scoperto di avere un disperato bisogno per colpa dell’ondata di caldo E si chiamano rispettivamente shademaps.app, fontanelle.org e troppocaldo.it. Difficilmente potremo farne a meno nel futuro.
La Filmoteca Española, la Cineteca Nazionale italiana, la Cinémathèque Française e il Filmmuseum di Monaco lavoreranno assieme per ricostruire il leggendario Don Chisciotte di Orson Welles Un'"alleanza" per compiere un'impresa considerata impossibile: portare finalmente a termine il sogno che Welles inseguì per tutta la vita.
Mamdani è riuscito a bloccare per almeno un anno l’aumento dell’affitto di quasi metà delle case di New York «Una vittoria storica per gli inquilini di New York», così il sindaco ha commentato la decisione, ufficializzata dal voto del Rent Guidelines Board.
Dua Lipa ha aperto in Portogallo una biblioteca tutta dedicata a libri censurati o vietati Si chiama Manifesto Library e raccoglie cento libri, divisi in quattro sezioni: potere, controllo, voce e memoria.
Senza il “contributo” degli esseri umani l’ondata di caldo in Europa ci sarebbe stata lo stesso ma la temperatura sarebbe stata di almeno 3,5 gradi più bassa Lo dimostra una ricerca del World Weather Attribution, che ha analizzato i dati climatici di 854 città in 30 Paesi europei.

È moralmente accettabile obbligare una generazione a vivere nello spazio?

04 Ottobre 2016

Se un giorno l’umanità dovesse colonizzare un altro pianeta, l’impresa potrebbe richiedere una “nave generazionale”, cioè un’astronave dove un’intera generazione dovrà nascere (e forse anche morire) a bordo. Marte, certo, è già oggi raggiungibile in meno di un anno di viaggio, ma colonizzare un ipotetico pianeta abitabile al di fuori del Sistema solare richiederebbe un viaggio più lungo della durata di una vita umana. Dunque chi si imbarcherebbe a bordo della nave colonizzatrice, partirebbe già con l’idea che sarebbero i suoi discendenti a sbarcare a destinazione.

Quello della “nave generazionale” è un tropo della fantascienza (l’esempio più riconoscibile è forse il cartone WALL•E). Adesso che la conquista dello spazio appare un po’ meno fantascientifica, però, un filosofo specializzato in questioni etiche ha provato a porsi la domanda: sarebbe moralmente giusto?

Bimbo astronauta

Scrivendo sulla testata Aeon, il vicedirettore del centro di neuro-etica dell’Università di Oxford, Neil Levy, ha provato a ragionare sulle implicazioni morali del «rinchiudere dei bambini in un progetto che non hanno scelto». Infatti nave generazionale, sostiene, implica il forzare una «generazione futura in uno stile di vita dove le loro opzioni sono estremamente limitate» e dove alcune libertà che consideriamo fondamentali potrebbero essere revocate.

Mettere al mondo una nuova generazione su un’astronave, con l’obiettivo preciso di colonizzare un pianeta, significa imporre ai propri figli la continuazione di un compito scelto da noi, non da loro. Inoltre implica metterli al mondo in una situazione in cui il loro destino lavorativo è già praticamente segnato: «Una nave generazionale può funzionare soltanto se la maggior parte dei nuovi nati sono addestrati ad essere parte dell’equipaggio». Punto forse ancora più controverso, poi, il progetto funzionerebbe solo se la maggior parte di loro accettassero di avere figli a loro volta, cosa che potrebbe portare a limitazioni sulla libertà riproduttive che sulla Terra considereremmo inaccettabili.

Infine, ovviamente, ci sarebbe una grave restrizione alla libertà di movimento: nascere su una nave generazionale significa essere confinati in uno spazio chiuso, forse per tutta la vita, senza avere alcuna possibilità di scelta di lasciarlo. Levy conclude sostenendo che «l’accettabilità etica delle nave generazionali dipende dal fatto si attribuisca all’obiettivo finale – cioè la continuazione della specie – un valore tale da giustificarle».

La Nebulosa Granchio ripresa dal telescopio Hubble (NASA via Getty Images), circa 1955 bambino in tuta spaziale, Long Island.  (Orlando /Three Lions/Getty Images)
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