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Il documentario di Paul Thomas Anderson sul concerto di Cameron Winter alla Carnegie Hall arriverà in streaming su Mubi Per il momento non c'è ancora una data d'uscita ufficiale, però. Sappiamo solo che il film lo potremo vedere nel 2027.
Siccome a Sandra Huller piacciono solo i ruoli difficili, nel suo prossimo film interpreterà un maschio, scrittore, morto di cancro al cervello Il film si chiama Arbeit und Struktur ed è ispirato al diario di Wolfgang Herrndorf, morto prematuramente a causa di un tumore al cervello.
In Polonia c’è stato un certo panico per una violazione dello spazio aereo da parte della Russia, ma poi si è scoperto che la colpa era di uno stormo di uccelli Un grosso stormo di uccelli, come hanno confermato gli stessi militari inviati sul luogo per accertarsi del fatti. Non è escluso che fossero uccelli russi.
Sarà un caso, ma le nuove uniformi della Space Force presentate da Trump somigliano molto a quelle di un certo regime di estrema destra che governò la Germania dal ’33 al ’45… La Casa Bianca, in un comunicato ufficiale, ha detto che l'ispirazione sono le divise di Starship Troopers. Ma le divise di Starship Troopers erano ispirate proprio a quelle delle SS.
Jeff Bezos continua a investire miliardi nella moda nella speranza che prima o poi qualcuno lo trovi simpatico Lauren Sánchez e Jeff Bezos continuano a investire milioni in tessuti ecologici e giovani designer. Ma di simpatia, per il momento, ancora nessuna traccia.
Si è scoperto che Van Gogh ha firmato solo il 15 per cento della sue opere perché tutte le altre le considerava troppo brutte per firmarle Lo ha rivelato una ricerca del Van Gogh Museum di Amsterdam, la prima dedicata esclusivamente alla firma "Vincent".
Il governo inglese ha esortato la popolazione a iniziare a far scorte di cibo e acqua per prepararsi agli eventi climatici estremi causati dal Super El Niño «Chi avrà delle scorte se la caverà molto meglio di chi non ne ha», ha detto la Ministra dell'Ambiente Angela Eagle.
È valsa la pena seguire tutti gli Emmy solo per vedere Rob Reiner vincerne uno storico, da record Ha vinto il premio per Outstanding guest actor in a comedy series per la sua interpretazione nella quarta stagione di The Bear.

Dieci anni di MAXXI

Intervista al presidente della Fondazione MAXXI Giovanna Melandri, sulle sfide passate e future del museo di Roma.

05 Marzo 2020

Oltre 3 milioni di visitatori, più che raddoppiati dal 2010 al 2019, 530 opere in collezione, 125mila partecipanti alle attività formative. Non si può che partire da queste cifre per raccontare i dieci anni del MAXXI, il primo museo di arte contemporanea in Italia. Un anno importante, il 2020. Un anno di bilanci che ha visto questo polo vincere la sfida non soltanto con la comunità culturale italiana, ma anche con il territorio e con chi ha deciso nel tempo di visitarlo. «Ricordo quando doveva nascere il MAXXI, nel 1998. Sembrava quasi folle che l’Italia edificasse un museo nazionale per il contemporaneo e invece oggi anche chi lavora per la tutela dal patrimonio capisce perfettamente che il dialogo tra il passato, il presente e il futuro è fondamentale», racconta Giovanna Melandri, presidente della Fondazione MAXXI che proprio alla fine dello scorso millennio si avvicendava a Walter Veltroni nella direzione del Ministero dei Beni Culturali.

Una sfida vinta, quella del MAXXI, che però non si è ancora conclusa, a partire dalla scelta del progetto, che vide nel concept avveniristico di Zaha Hadid l’idea giusta per contenere e mostrare l’arte contemporanea a Roma e quindi all’Italia. «L’intuizione originaria è stata importante perché l’Italia non aveva un museo di arte contemporanea che potesse dialogare col mondo, ma anche nel riporre in Zaha Hadid una fiducia per certi versi non scontata. Per dire, in questo edificio non c’è un muro dritto. Si tratta di un corpo a corpo quotidiano che però ci fa trovare soluzioni sempre nuove e mai banali. Abbiamo creato infatti uno spazio in cui l’interno e l’esterno si mescolano, dove la piazza pubblica entra nel museo e viceversa». Un concetto museale ideale, nato negli anni in cui la cultura e il museo godeva del rinnovato ruolo di riabilitare realtà e territori fino a quel momento asfittici, sia dal punto di vista urbanistico che sociale. Anche per questo il MAXXI di Roma è sin da subito diventato uno spazio di ricerca quotidiana, di interscambio tra linguaggi, arti e scienze, di culture. «Questo luogo amo definirlo “laboratorio di futuro” perché è molto più che un museo.

Chi si occupa di contemporanea oggi sa che sono crollate le distinzioni, c’è un campo aperto di ricerca e di interazione con altri linguaggi come quello della scienza, della filosofia, della musica. Non è un caso se stiamo celebrando questo importante anniversario con una mostra archetipica come Una storia per il futuro. I primi 10 anni di MAXXI (27 maggio – 1 novembre 2020), che riguarda i nostri dieci anni passati e gli artisti che hanno lavorato insieme a noi, ma con lo sguardo sul futuro». La mostra inaugurerà proprio in concomitanza del Gala, il 25 maggio prossimo, occasione per celebrare ma anche e soprattutto raccogliere in un unico evento i mecenati e le personalità che gravitano attorno all’istituzione. Mentre negli altri Paesi il fundraising è prassi, in Italia infatti è ancora una pratica poco consueta, ma è però strategica sia per la pianificazione museale che per la possibilità di offrire ai visitatori una permanente e delle opere il più possibile aggiornate e figlie dello spirito del tempo. Su questo fronte MAXXI ha sin da subito creato sinergie e partnership che ricalcano ciò che già viene fatto in altri musei. Il successo dell’abbonamento annuale, la My MAXXI card, dimostra che la strada è quella giusta. «Il numero delle My MAXXI è più che raddoppiato dal 2010 a oggi, con un aumento del 63 per cento tra il 2018 e il 2019, registrando 4900 abbonamenti annuali. E poi l’esperienza con la rete “Amici del MAXXI” nel corso degli anni ci ha aiutato ad acquisire opere importanti di giovani artisti, così come l’accordo con Bvlgari che, con il MAXXI Bvlgari Prize, ci permette di premiare ogni anno giovani artisti italiani, rafforzando la nostra collezione con opere interessanti e di valore», aggiunge Melandri.

Giovanna Melandri, presidente della Fondazione MAXXI (foto courtesy MAXXI)

Il MAXXI è in continuo dialogo non soltanto con le realtà internazionali del MoMA, della Tate Modern di Londra o del Beaubourg di Parigi, ma anche con quelle italiane della Biennale di Venezia, della Triennale di Milano, con cui organizza il Premio di Architettura, così come con Palermo dove lo scorso ottobre è stata portata la mostra di Zerocalcare; Matera, le fondazioni di Napoli e Firenze; il MAXXI a L’Aquila che inaugurerà il prossimo 21 giugno in collaborazione con il MiBACT e le comunità locali. «Una volta che la retrospettiva di Gio Ponti si chiuderà (il 12 aprile prossimo, ndr) abbiamo già in programma di portarla a Milano per poi a Roma continuare con il design di un altro grande maestro: Aldo Rossi. L’architetto e le città. Metteremo in mostra i suoi celebri disegni, i progetti, gli scritti e una spettacolare sequenza di modelli provenienti, oltre che dall’archivio del MAXXI, da collezioni di tutto il mondo (9 aprile 2020 – gennaio 2021)».

E poi la forte convinzione che il Mediterraneo sia davvero la culla di un dialogo millenario tra culture e differenti visioni del reale. A questo sono servite le mostre degli artisti legati alla scena di Istanbul, di Beirut e presto quella sui Balcani (Grande più di me. Voci di eroi della ex Jugoslavia curata dalla direttrice del Museum of Modern Art di Lubiana, Zdenka Badovinac, 5 novembre – marzo 2021). «Queste mostre ci aiutano a scoprire artisti straordinari da realtà che magari non sono mainstream ma anche per questo dimostrano una vitalità interessantissima. Anche con African metropolis. An imaginary city (2018) abbiamo dato voce a una comunità di artisti africani pazzeschi. Un’istituzione nazionale come il MAXXI deve avere lo sguardo aperto sia in uscita che in entrata verso il mondo. Queste istituzioni devono essere porose, devono raccogliere la ricerca altrui e proporre la propria, in uno scambio il più possibile equo e di crescita per la comunità».

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