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Il primo problema che gli astronauti della missione Artemis II hanno dovuto risolvete è stato il bagno rotto Lo Universal Waste Management System della navicella Orion ha avuto un problema poco dopo aver raggiunto l'orbita terrestre. Per fortuna, l'astronauta Cristina Koch è riuscita a ripararlo, autonominandosi «idraulica dello spazio».
Trovatevi qualcuno che vi guardi come Kim Jong-un guarda le sue forze speciali che svolgono insensate e dolorosissime prove di forza Le prodezze dei soldati nordcoreani sono diventate ovviamente virali, tra pile di mattoni frantumate a panciate e grandi sorrisi rivolti al leader supremo.
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Giuseppe Alfarano di Camini (RC) passerà alla storia come il primo sindaco italiano dimessosi perché nel suo Comune ci sono troppi cani randagi Il sindaco ha lasciato la carica dopo aver provato personalmente a risolvere la questione. Ma alla fine si è dovuto arrendere e ha parlato di «abbandono istituzionale».
Kristoffer Borgli, il regista di The Drama, è finito nei guai per un vecchio saggio in cui raccontava la sua relazione con una ragazza 17enne È riemerso su Reddit un testo del regista in cui raccontava in chiave positiva la sua relazione con un'adolescente, paragonandosi anche a Woody Allen.
Una ricerca ha dimostrato che le persone che più amano il gergo “aziendalese” sono anche quelle che sul lavoro prendono le decisioni più sbagliate L'università di Cornell ha dimostrato che chi si fa "sedurre" dall'iperbolico corporate speak non ha grandi capacità strategiche e di analisi.
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Durante la sua visita di Stato in Giappone, Macron ha ricevuto in regalo un disegno di Porco rosso autografato da Hayao Miyazaki (e ha fatto anche la Kamehameha di Goku assieme a Sanae Takaichi) Miyazaki, oltre alla sua firma, sul disegno ha lasciato anche un breve ma chiaro messaggio: «Insieme difendiamo la pace».

A Torino c’è la più importante collezione di arte contemporanea cinese del mondo

Al Castello di Rivoli, fino a giugno, una selezione delle opere raccolte a partire dalla fine degli anni Settanta dal pioniere del collezionismo Uli Sigg.

04 Marzo 2020

«Mentre il mondo si sforza di contenere il Coronavirus, noi nel campo della cultura stiamo facendo del nostro meglio per sostenere il massimo scambio culturale e la condivisione di idee e punti di vista», così Carolyn Christov-Bakargiev, direttore del Castello di Rivoli, commenta l’apertura della prima mostra in Italia dedicata alla più importante collezione di arte contemporanea cinese del mondo. In un periodo come questo, molto delicato per la Cina – e ora anche per l’Italia – l’esposizione delle opere della collezione di Uli Sigg assume un significato ancora più rilevante. Nel 2012, con una donazione di 1.450 opere della sua collezione al M+ Museum for Visual Arts di Hong Kong, che sarà parzialmente aperto al pubblico nel dicembre 2020, Sigg ha restituito alla Cina un’importante parte della sua storia culturale recente.

Collezionista pionieristico, Uli Sigg è stato il primo ad appassionarsi all’arte contemporanea cinese e a documentarne la rapida evoluzione dagli anni Ottanta a oggi, intercettando artisti come Ai Weiwei, oggi conosciuti in tutto il mondo. Di fronte al collezionista. La collezione di Uli Sigg di arte contemporanea cinese (4 marzo – 21 giugno) offre un’occasione per approfondire la figura di un collezionista che si definisce più un “ricercatore”, uno studioso che ha sempre cercato di rispecchiare un sistema più ampio, coltivando un’ambizione enciclopedica, che mira a documentare l’evoluzione dell’arte cinese dalla fine degli anni Settanta. Un modo di collezionare che al gusto personale e alle motivazioni profonde accosta un’autentica vocazione di divulgazione culturale. Soltanto un anno fa, nel 2019, il Castello di Rivoli ha inaugurato la bellissima Collezione Cerruti, appartenuta a un altro affascinante collezionista, l’imprenditore Francesco Federico Cerruti (1922-2015): la mostra dedicata alle opere e alla figura di Uli Sigg rientra in questo percorso di approfondimento del collezionismo come forma d’arte, una pratica che rivela moltissimo delle opere, degli artisti e dei movimenti culturali ma anche delle persone che attraverso i decenni hanno lavorato per dare forma a questi preziosissimi archivi di memoria collettiva e personale.

Primo imprenditore a recarsi in Cina nel 1979 per la Schindler a seguito della dichiarazione della Open Door Policy, Sigg (Lucerna, 1946) ha intessuto relazioni economiche e stilato il modello per le imprese adottato dalla Cina, aprendo la porta agli investimenti. Nel corso degli anni Sigg ha intrecciato relazioni e amicizie con numerosi artisti, individuando nell’arte uno strumento speciale per conoscere in profondità la cultura cinese. Frequentando assiduamente le gallerie private e gli studi degli artisti, Sigg ha incoraggiato i percorsi creativi della Cina contemporanea, acquisendo direttamente circa 2500 opere d’arte di oltre 500 artisti.

Successivamente al periodo iniziale da imprenditore, dal 1979 ai primi anni ’90, Sigg tornò in Cina dal 1995 al 1998 come Ambasciatore svizzero per la Cina, Corea del Nord e Mongolia, promuovendo la conoscenza dell’arte cinese in ambito internazionale. Nel 1997 ha istituito il Chinese Contemporary Art Award, premio annuale destinato ad artisti contemporanei cinesi che vivono in Cina e che, attraverso il coinvolgimento di direttori e curatori internazionali nella giuria, ha contribuito alla successiva diffusione dell’arte cinese in molti musei nel mondo. Harald Szeemann, ad esempio, tra i giurati della prima edizione del premio, ha poi invitato 19 artisti cinesi alla Biennale di Venezia del 1999, esponendone per primo le opere in Europa, mentre Carolyn Christov-Bakargie, nella giuria nel 2012, incluse una serie di artisti cinesi a Kassel, nell’edizione di Documenta dello stesso anno.

Qi Zhilong, Untitled (portrait of a girl, green), 1998, Courtesy Sigg Collection

Shao Fan, Grandmother Rabbit, 2012, Courtesy Sigg Collection

Fang Lijun, Untitled (Portrait Uli Sigg), 2005, Courtesy M+ Sigg Collection

Mao Tongqiang, Archives (Archivi), 2011-2013, collezione Sigg, Veduta dell’installazione, foto Antonio Maniscalco

He Xiangyu, The Death of Marat (La morte di Marat), 2011, collezione Sigg, Veduta dell’installazione, foto di Antonio Maniscalco

Qiu Shi Hua, Untitled (No. 4) (Senza titolo – n. 4), 2002, collezione Sigg, Veduta dell’installazione, foto di Antonio Maniscalco

Sun Yuan & Peng Yu, One or All (Ash Column) (Uno o tutti – Colonna di cenere), 2007, collezione Sigg, Veduta dell’installazione, foto di Antonio Maniscalco

Shao Fan, Rabbit portrait Jiawu 1 (Ritratto di coniglio Jiawu 1), 2014, Hand-licking Rabbit No. 2 (Coniglio che si lecca la zampa n. 2), 2016, collezione Sigg, Veduta dell’installazione, foto di Antonio Maniscalco

Shao Fan, Chinese Cabbage (Cavolo cinese), 2011, Lohan with Long Eyebrows (Arhat con lunghe sopracciglia), collezione Sigg, veduta dell’installazione, foto di Antonio Maniscalco

Uli Sigg accanto a un’opera di Shao Fan (photo credits Karl-Heinz)

Tra le parti più interessanti della mostra c’è la sala iniziale, in cui sono allestite alcune tra le prime opere acquistate e solitamente installate presso la sua casa in Svizzera e alcuni tra i numerosissimi ritratti che gli artisti gli hanno dedicato. L’attenzione di Sigg nei confronti delle trasformazioni sociali e politiche che hanno attraversato la Cina negli ultimi decenni è rilevabile in più opere presenti in mostra, così come l’interesse nei confronti della ricca tradizione culturale e il confronto tra l’idea di Occidente e quella di Oriente. In concomitanza con l’inaugurazione della collezione Sigg viene presentata una nuova installazione di James Richards (Cardiff, 1983), concepita appositamente per le sale storiche del Castello di Rivoli e ispirata alla Stanza della Torre della Villa Cerruti e un progetto inedito del giovane artista italiano Renato Leotta (Torino, 1982). E a proposito della Fondazione Cerruti, il 4 marzo verrà inaugurata al Castello di Rivoli la mostra Giorgio Morandi. Capolavori dalla Collezione di Francesco Federico Cerruti, un nucleo di dipinti di Giorgio Morandi (Bologna, 1890 – 1964) che mostra la varietà di linguaggi pittorici di uno tra gli artisti più significativi ed espressivi di una interiorità particolare del Novecento. Le sue opere vengono accostate a quelle di Ettore Spalletti appartenenti alle Collezioni permanenti del Museo.

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