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13:12 mercoledì 2 settembre 2026
Il nuovo report dell’Onu sulla crisi climatica dice sostanzialmente due cose: sta andando tutto molto male e andrà tutto sempre peggio Non solo non riusciremo a tenere l'aumento della temperatura sotto gli 1,5 gradi di media, ma entro la fine del secolo rischiamo che l'aumento tocchi i 3 gradi.
La nuova campagna di Valentino si chiama Interferenze ed è scattata in un ex centrale elettrica romana convertita in museo La campagna è stata scattata da Glen Luchford nella Centrale Montemartini di Roma, ex centrale elettrica convertita in museo nel 1997.
L’uomo condannato per l’omicidio di Tupac aveva scritto in un libro di essere il mandante dell’omicidio di Tupac, poi è stato accusato di essere il mandante dell’omicidio di Tupac e ha detto che in realtà si era inventato tutto per vendere più copie Il libro si intitola Compton Street Legend, autopubblicato, 215 pagine con filigrane a forma di foro di proiettile, e descrive Duane Keith Davis, detto Keffe D, come l'uomo che procurò la pistola che fu usata per uccidere Tupac.
Four Tet ha pubblicato su YouTube un set di 4 ore e mezza 58 tracce condensate in 4 ore e 24 minuti. Nel video ci sono inediti, remix, canzoni dal suo repertorio fantasma e numerose collaborazioni.
A Gaza non si possono più far volare gli aquiloni perché Israele li considera una minaccia terroristica Lo ha annunciato il Ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, secondo il quale «Un aquilone viene trattato come un drone, con o senza esplosivi».
Ci sono così tanti video dell’inondazione in Nepal generati con l’AI che il governo nepalese ha intimato alle piattaforme di rimuoverli tutti immediatamente E ha pure creato una task force di polizia esclusivamente dedicata alla caccia di questi contenuti e alla denuncia delle persone che li creano e diffondono.
Ib Kamara lascia Off White ed è l’ennesima brutta notizia per lo streetwear Sono previste però special capsule firmate da lui con dieci collaboratori esterni, tra cui il musicista Kid Cudi e lo stilista Raul Lopez.
Il governo serbo concederà a Ratko Mladic, il boia di Srebrenica, il funerale di Stato perché «era pur sempre un generale» «Il generale Mladic è un generale, e ci sono dei protocolli da seguire», questo si è limitato a dire il Ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujic.

L’era del RIP

Uno tsunami di commemorazioni iniziate nel 2016 con la morte di Bowie e arrivate all'apice nell'anno della pandemia. La cattiva notizia è che sarà sempre peggio.

29 Dicembre 2020

Tra fotografie e riassunti in grado di descrivere l’anno che si conclude, dovemmo includere anche l’umanissima incapacità di rassegnarci al fatto che i nostri idoli di gioventù possano passare a miglior vita. Poche cose sono in grado di suscitare riflessioni ed emozioni o approfondimenti come la morte, ed è un processo normalissimo, sia esso consapevolezza esistenziale della caducità delle cose terrene o più semplicemente presa di coscienza che non avremmo più il piacere di avere con noi quel determinato personaggio pubblico. Ma a ogni ondata di sorpresa emozione e di maledizioni verso l’anno infamissimo, bisognerebbe compiere lo sforzo di ricordare che ci stiamo avvicinando, lentamente ma inesorabilmente, al collo di bottiglia del processo di produzione di idoli (del mondo dell’intrattenimento, delle arti, della politica, dello sport, della moda): la pop culture ha avuto origine negli anni del boom e l’offerta si è diffusa lungo rivoli sempre diversi, prima canali televisivi e poi multimediali. Se questa che stiamo vivendo è davvero la vorticosa epoca del chiunque famoso per 15 minuti (in tutto il mondo, aggiungeva quel tale col caschetto), l’ovvio corollario è che a ciascuno verrà riconosciuto un momento di commemorazione pubblica. Siamo sull’uscio della “Era del RIP”, e che fortuna sarà per noi italiani condividere l’acronimo con i trend-setter mondiali a differenza del DEP spagnolo che evoca certificazioni e salumifici.

Il 2020 non è stato di certo gentile. C’entra, un po’ di striscio, la pandemia: nei mesi trascorsi chiusi in quarantena, il regolare flusso temporale si è legato in uno di quei nodi intrecciati stretti, annullando il filo del presente in giorni sempre uguali e rendendo il futuro un’ansiogena e lontanissima isola da raggiungere. A intrattenerci è rimasto solo il passato, come fosse una puntata speciale di sette ore di Techetecheté disponibile on demand, e la riscoperta di tesori passati ha assunto un ruolo principale anche nella missione di restare più o meno sani. In realtà, già in piena era di retromania e dell’onnipresenza del passato e dei suoi archivi, una prima presa di coscienza di questo meccanismo latente della società dello spettacolo era avvenuto nel 2016, vero trionfo di RIP, e tanto per cambiare il precursore fu David Bowie, a tal punto da trasformare la propria morte nell’estrema performance artistica dello splendido Blackstar. La scomparsa di Bowie risale ai primissimi giorni di quell’anno, quasi a marcare con più forza uno spartiacque: e, in effetti, da allora le notizie di morti celebri hanno preso ritmi molto più sostenuti. 

Ma è anche un effetto di scarico della “Long Tail Theory” di Chris Anderson, quella teoria socioeconomica, molto imbevuta del positivismo dell’internet di 15 anni fa, che celebra il potenziale aggregativo di migliaia di nicchie culturali nelle economie di settore: nicchie appunto ridotte ma in grado di esprimere elevati indici di fedeltà e quindi anche la moltiplicazione di nuovi idoli e guru, e pazienza se l‘applicazione in politica ha prodotto l’ascesa dei partiti sovranisti aggregatori di matti e infelici. Già impegnati nell’offrire un florilegio quotidiano di anniversari, trigesimi, compleanni e ricorrenze più da parroci di provincia, i giornali e le riviste si sono buttati a corpo morto sullo storytelling del caro estinto. Non più ridotto solo ai consueti due giorni massimo di lutto, il canovaccio online prevede lo speciale con foto poetica, spesso in bianco e nero, introdotto dall’anno di nascita e morte tra parentesi (altra evidenza dell’egemonia culturale di Wikipedia sulle nostre vite), un muro di video che tornano improvvisi tra cui immancabili le interviste ad amici, e bisogna dire che ogni archivio riesce a tratteggiare molto bene tutto il percorso di vita con pochissimi mezzi.

Siamo in presenza di eventi ad altissima carica emozionale, che accadranno sempre, anzi in maniera sempre più frequente, il cui pubblico per motivi affettivi è molto ben disposto a garantire click, consultare video di antica annata e anche acquistare uscite editoriali ad hoc, i cui contenuti per motivi di archivio sono relativamente facili ed economici da allestire. E se il ricordo dei morti fosse l’ancora di salvezza dell’editoria? È una spericolata fantasia pensare a una testata monografica che pubblichi esclusivamente necrologi, che azioni le rotative ad ogni scomparsa improvvisa anziché fermarle? Un futuro dalle commemorazioni ogni quindici minuti, in cui il celebre “È la stampa, bellezza, e non puoi farci nulla” assumerebbe nuovi significati.

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