Si chiama Human Consent Registry, è stato presentato a Bruxelles e potrebbe diventare uno dei primi strumenti davvero efficaci contro i furti dell'AI.
La lista di nemici pubblicata da Morrissey era (chiaramente) uno scherzo, ma conoscendo Morrissey tutti ci hanno creduto lo stesso
Si intitolava The Malefactors e dentro c'era chiunque: Nigel Farage, Taylor Swift, Greta Thunberg, Johnny Marr (tre volte), Lisa Simpson, tutto il Canada e pure lo stesso Morrissey.
Nel grande, caotico teatro della musica c’è una regola aurea: se una provocazione sembra troppo assurda per essere vera, ma l’ha detta Morrissey, allora potrebbe essere vera davvero. È con questo spirito che internet ha accolto la lunghissima e spietata lista nera di nemici ribattezzata The Malefactors (I Malfattori). Un elenco firmato apparentemente dall’ex frontman degli Smiths, pubblicato sui social e rimosso nel giro di pochissime ore, in cui comparivano tutti: da politici come Nigel Farage alle popstar come Taylor Swift, dall’eterno rivale Johnny Marr fino, paradossalmente, a Morrissey stesso. Il post era impaginato graficamente in modo perfetto, indistinguibile dalle comunicazioni ufficiali di Morrissey Central, il blog-trincea da cui l’artista lancia solitamente i suoi strali contro il mondo moderno.
Chiaramente i legali si sono mossi alla velocità della luce per far rimuovere il contenuto per violazione del copyright e furto d’identità. Poco dopo la rimozione è arrivata la confessione di MozPosting, una nota pagina Instagram satirica, che ha ammesso lo scherzo: «Il post era una burla. Non volevo creare problemi inutili, grazie a tutti quelli che si sono goduti la battuta finché è durata». Il tempismo dello scherzo, in realtà, è stato di una cattiveria sublime. Solo pochi giorni fa, infatti, Morrissey si era sfogato pubblicamente e aveva raccontato una causa legale piuttosto seria che sta portando avanti contro nove persone, accusate di aver creato finti profili a suo nome per truffare i fan e spingerli verso movimenti politici radicali, dichiarando che uno dei truffatori avrebbe persino «legami con un ex membro degli Smiths». In questo clima di paranoia e veleni, l’elenco dei Malefactors è sembrato autentico, o quantomeno non impossibile, a molti.
E a scorrere quella lista, c’era da perdere la testa per l’assurdità dei dettagli. Accanto a bersagli storici e prevedibili, come il primo ministro Keir Starmer, la defunta Margaret Thatcher, il quotidiano The Guardian e l’immancabile Johnny Marr (il cui nome veniva ripetuto nella lista per ben tre volte), i creatori della fake news hanno mescolato il gotha della cultura pop globale, personaggi inventati e nazioni intere. C’erano Miley Cyrus, Jeff Goldblum, Gordon Ramsay, Greta Thunberg, ma anche personaggi di finzione come Lisa Simpson e Ronald McDonald, l’intera nazione del Canada, il Bigfoot e, chicca assoluta, «uno gnomo da giardino molto giudicante di nome Clive». Il post è diventato ovviamente virale, strappando una risata anche a uno dei “segnalati”, Mike Mills, storico bassista dei R.E.M., che ha commentato ironicamente su X: “A) Probabilmente non sono io, ma il regista Mike Mills. B) Penso che l’intenzione fosse far ridere, e in effetti fa ridere. Il Canada? Davvero tutto intero?”.
Archiviata la finta lista dei cattivissimi, il 2026 di Morrissey resta comunque turbolento e affollatissimo. A marzo ha pubblicato il suo quattordicesimo album solista, Make-Up Is A Lie (per la Sire Records), e ha appena annunciato per questa estate un lungo tour europeo che si concluderà a dicembre nel Regno Unito. I fan incrociano le dita, sperando che la salute lo assista: negli ultimi mesi il cantante ha dovuto cancellare diverse date prima negli Stati Uniti per «reazioni avverse a un farmaco prescritto» e poi a Valencia per una grave forma di «privazione del sonno».