Lo ha annunciato il Ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, secondo il quale «Un aquilone viene trattato come un drone, con o senza esplosivi».
Il nuovo report dell’Onu sulla crisi climatica dice sostanzialmente due cose: sta andando tutto molto male e andrà tutto sempre peggio
Non solo non riusciremo a tenere l'aumento della temperatura sotto gli 1,5 gradi di media, ma entro la fine del secolo rischiamo che l'aumento tocchi i 3 gradi.
Il rapporto stesso definisce così, con questa mestizia, i suoi stessi contenuti: «Questo non è affatto un percorso accettabile o preferibile, è semplicemente la migliore opzione rimasta». Le pagine pubblicate oggi (2 settembre) dalle Nazioni Unite mettono per iscritto che la soglia di 1.5 gradi in più rispetto all’era preindustriale verrà superata sicuramente nei prossimi anni, e che quello che resta da fare è contenere il danno e poi tentare di riportare giù le temperature. Dieci anni fa a Parigi quasi tutti i Paesi del mondo si erano impegnati a restare ben sotto i 2 gradi, stabilendo appunto la soglia degli 1.5 gradi in più come quella oltre la quale ci sarebbe stato da preoccuparsi davvero. Da allora il contributo dell’eolico e del solare all’approvvigionamento energetico mondiale è cresciuti, ma petrolio, gas e carbone hanno continuato a bruciare e quindi le temperature medie globali sono salite di circa 1.4 gradi. Con le politiche attuali, il pianeta supererà i 2.6 gradi di aumento della temperatura media entro la fine secolo.
Perché le temperature scendano di 1.5 gradi in media entro il 2100, il picco del riscaldamento dovrebbe fermarsi a 1.8 gradi, cosa che la maggior parte degli scienziati considera improbabile, in quanto servirebbe un programma gigantesco di rimozione dell’anidride carbonica per raggiungere questo obiettivo. Questo programma comporterebbe: ricoprire di foreste aree enormi o, in alternativa, affidarsi a tecnologie di cattura dell’anidride carbonica che finora non hanno prodotto risultati significativi. Anche negli scenari più ottimistici, ci vorrebbero circa cinquant’anni per annullare un solo decennio di riscaldamento globale. Come spiega al New York Times Glen Peters, del CICERO Center for International Climate Research di Oslo, l’idea di piantare un miliardo di alberi può sembrare semplice, ma per come stanno le cose adesso andrebbero rimboschite superfici più grandi di interi Stati americani, con conflitti prevedibili con i terreni agricoli e poche certezze riguardo alla sana crescita degli alberi delle foreste, la cui salute verrebbe messa a rischio dal caldo e dagli eventi climatici estremi.
Le obiezioni al rapporto Onu sono di due tipi. L’istituto berlinese Climate Analytics ha detto che il documento rischia di diventare un invito all’apatia e lo ha criticato per non avere insistito sull’abbandono dei combustibili fossili, impegno che i Paesi avevano nuovamente sottoscritto a un vertice internazionale nel 2023, mentre le emissioni continuavano a salire. Michael Mann, dell’Università della Pennsylvania, pone il problema della volontà politica senza la quale nessuno degli obiettivi fissati verrà raggiunto. Gli obiettivi ci sono ma, senza la volontà politica, abbiamo visto che effetto hanno: la colonnina di mercurio sale un po’ più in alto, il cambiamento climatico è diventato crisi, la catastrofe si è solo avvicinata, come mostrano il crollo del ghiacciaio e l’alluvione in Nepal della settimana scorsa (ne abbiamo parlato qui).
Nel frattempo, l’amministrazione Trump ha ritirato gli Stati Uniti dagli accordi sul clima e ha implementato una fortissima deregulation in tema ambientale con una serie di leggi una più ecocida dell’altra. Sopra gli 1.5 gradi, dice Inger Andersen, direttrice esecutiva del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, non ci sono esiti positivi possibili: ondate di calore e inondazioni più intense, ghiacciai che si sciolgono, mari che salgono, coralli che sbiancano, e il rischio che si indeboliscano o si fermino le correnti oceaniche che portano calore dai tropici verso nord, con la possibilità (sempre più reale) di rimodellare il mondo per sempre.