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JD Vance si è prodotto in un incredibile spiegone per dimostrare che Emily in Paris è la miglior serie di sempre e lo «Shakespeare della nostra epoca» Secondo il Vicepresidente la serie è «una grande critica culturale al processo decisionale dei Millennial».
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Nonostante gli scienziati dicano che non funzionerà mai, diverse persone stanno pagando 200 mila euro a un’azienda australiana per far congelare i loro cadaveri nella speranza di essere resuscitati in futuro L'azienda si chiama Southern Cryonics, si trova a Holbrook, nel New Souther Wales, e ai suoi clienti propone "a chance of life extension".
Per salvare i suoi cittadini dal brainrot, Singapore ha deciso di pagarli per leggere almeno 15 minuti al giorno Quindici minuti valgono venti monete virtuali, per arrivare a un dollaro di Singapore ne servono mille, cioè cinquanta giorni di lettura.
Dopo che Ed Sheeran ha cacciato Macklemore dal suo tour per aver urlato Free Palestine dal palco, tutti i musicisti che lavoravano al tour lo hanno abbandonato per protesta Finneas O'Connel, Lukas Graham, Aaron Rowe e i Beoga si sono ritirati dal Loop Tour subito dopo la cacciata di Macklemore, in aperta polemica con Sheeran.
A quanto pare, il nuovo ayatollah Mojtaba Khamenei ha due grandi passioni: i film di Christopher Nolan e le startup tech Lo hanno detto il cognato e la suocera, parenti della moglie Zahra Haddad-Adel, uccisa nello stesso attacco in cui è morto il padre Ali, a diversi media vicini al regime.
Per la prima volta nella storia, e “grazie” agli Stati Uniti, ci sono armi anche nello spazio aperto Non esistono dettagli sul tipo di armi ma la US Space Force ha detto che «possono essere impiegate sia a scopo difensivo che offensivo».
Non contento di stare girando già una dozzina di film contemporaneamente, Luca Guadagnino ha pure disegnato una collezione di arredamento e abbigliamento di 140 pezzi per Zara 65 pezzi tra mobili e oggetti per la casa, a cui si affiancano 75 capi tra abbigliamento e accessori. Realizzati nei ritagli di tempo tra un set e un red carpet, si capisce.

Miuccia Prada e Raf Simons, parlarne tra amici

Dopo aver presentato la loro prima collezione insieme, i due stilisti hanno risposto alle domande degli utenti social in un’inedita intervista.

25 Settembre 2020

La prima collezione di Miuccia Prada e Raf Simons era l’evento più atteso della settimana della moda di Milano. Per il loro debutto, i due stilisti hanno scelto di mantenere la formula della presentazione digitale, non lanciandosi in uno show a porte chiuse o con un pubblico ristretto come pure hanno fatto altri colleghi. Dopo “The Show That Never Happened” dello scorso luglio, ultima collezione solista di Miuccia Prada, questa volta il titolo era “Dialogues”, a indicare l’inizio di un confronto tra i due co-direttori creativi, noti per essere schivi, cerebrali, spesso caustici. Nei 40 look che si sono succeduti all’interno del set costruito da OMA/AMO – una stanza rivestita di pesanti tendaggi dal cui soffitto pendevano telecamere-lampadari – c’era come sempre l’idea di partire dall’uniforme, fissazione di lunga data dei due, e trasformarla in un punto di incontro e di sfogo, di una certa comunità, di un certo modo di intendere i vestiti e costruire così l’immagine di sé stessi. Tutti concetti che da sempre stanno dentro alla moda che Miuccia Prada e Raf Simons disegnano, e che sono ben riassunti da una collezione che è estremamente misurata. Il maxi logo sul petto, lo studio sui soprabiti in re-nylon, gli accessori a prova di selfie, dagli orecchini triangolo alle spille da balia, i completi in felpa, le bluse smanicate e i pantaloni dritti, le silhouette pradesche che già vivevano nell’immaginario di Simons, la mano che stringe il cappotto come simbolo della connessione tra umano e digitale, punto di partenza della collezione: un lessico familiare, una prima prova prudente tra due mondi certamente affini, ma comunque differenti.

 

«Non so dove stiamo andando, abbiamo appena cominciato a lavorare insieme», dice a un certo punto la signora Prada durante l’intervista post sfilata, in cui i due designer hanno risposto alle domande che gli utenti hanno fatto a partire da un box postato dal marchio sui propri canali social. Dopo l’annuncio della loro collaborazione “senza fine”, così diversa nelle intenzioni da quelle a tempo determinato ormai standardizzate nell’industria, l’insistere sul tempo da dedicare a un’idea perché si sviluppi, ma anche no, è già una dichiarazione programmatica di per sé, forse – a questo punto della carriera di entrambi – persino più dei loro abiti. «Qualche volta ci sarà più lei in una collezione, qualche altra volta sarà una cosa più mia», ha aggiunto Simons, abbottonatissimo nella sua timidezza e già materiale per meme da appassionati. È una conversazione tra amici, colleghi, spiriti affini, che le circostanze non felici della pandemia in corso ci hanno restituito in forma di dialogo in streaming, in un set preparato e ingessato come si addice alle personalità dei presenti, ma certamente inedito. Finito il tempo del backstage per pochi, pochissimi, il più ambito della settimana della moda, quelle domande che si visualizzavano sullo schermo in font Prada (finte, reali, rigorosamente scrutinate, non importa), riscrivono il modo in cui due tra i designer più influenti della moda degli ultimi trent’anni si raccontano e il ruolo che occupano all’interno dell’industria.

A fronte di una collezione molto cauta, c’è in quella conversazione una certa ricerca del contatto attraverso il digitale che esplica bene il culto della personalità ai tempi di TikTok. Mentre loro parlano, c’è un mondo a guardarli: a cominciare dagli spettatori in Cina, dove Prada ha recentemente lanciato una serie di iniziative digitali e fisiche che sono state molto ben accolte, come racconta Jing Daily, e dove le vendite post lockdown sembrano segnare un’inversione di tendenza in positivo. Ma che cos’è la Prada-ness, alla fine? È un’uniforme non militare ma comunque comunitaria, è Raf Simons che si ispira a come Miuccia Prada si veste ogni giorno, da sempre, è l’acqua calda prima di fare colazione e la Coca Zero, è l’accento italianissimo e quello belga, è la poker face di entrambi e l’invito perentorio “Study! Study! Study!”, è il nuovo che è l’incubo di ogni designer ma che ora non ci serve più, è lavorare ognuno nel suo e incontrarsi/scontrarsi a un certo punto della strada, è parlarne tra amici alla maniera di Sally Rooney, fino al mal di testa. Chissà cosa ci racconteranno la prossima volta.

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