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14:44 lunedì 5 gennaio 2026
Una delle ragioni per cui Maduro è stato catturato sarebbero i balletti che faceva in pubblico e che infastidivano Trump Trump avrebbe interpretatoquei gesti come una provocazione e avrebbe quindi deciso di dimostrare che le precedenti minacce non erano un bluff.
Gli sciamani peruviani che ogni anno predicono il futuro avevano predetto la caduta di Maduro Durante l'abituale cerimonia di fine anno avevano avvertito della cattura del presidente venezuelano, e pure di un'imminente e grave malattia di Trump.
A nemmeno quarantott’ore dal colpo di Stato in Venezuela, Trump ha già minacciato altri quattro Paesi Stando a quello che ha detto Trump, i prossimi a doversi preoccupare sono Cuba, Colombia, Groenlandia e pure il Messico.
Le azioni di Warner Bros. sono salite del 170 per cento da quando è iniziato il triangolo con Netflix e Paramount L'offerta d'acquisizione di Netflix e la battaglia con Paramount hanno trasformato Warner nel titolo più desiderato del 2025.
Xavier Dolan ha confermato che non è più in pensione e che quest’anno girerà un nuovo film Dopo aver annunciato l’addio al cinema nel 2023, il regista ha deciso di tornare a lavoro e ha mostrato una nuova sceneggiatura su Instagram.
Anche quest’anno lo Studio Ghibli ha festeggiato il Capodanno pubblicando un nuovo disegno di Hayao Miyazaki Sui social dello studio è apparso il disegno di Miyazaki che celebra nel 2026 l'anno del cavallo, secondo lo zodiaco cinese.
Secondo le prime ricostruzioni, il rogo di Crans-Montana sarebbe stato causato dalle stelle filanti infilate nelle bottiglie di champagne Una foto mostrerebbe il momento dell’innesco del rogo durante i festeggiamenti di Capodanno, costato la vita a quarantasette persone.
Martin Scorsese ha scritto un editoriale sul New York Times in cui spiega perché Misery è il miglior film di Rob Reiner In un commosso editoriale, Scorsese ha individuato nel thriller del 1990 l’apice della filmografia del collega, ricordando la loro amicizia.

Miuccia Prada e Raf Simons, parlarne tra amici

Dopo aver presentato la loro prima collezione insieme, i due stilisti hanno risposto alle domande degli utenti social in un’inedita intervista.

25 Settembre 2020

La prima collezione di Miuccia Prada e Raf Simons era l’evento più atteso della settimana della moda di Milano. Per il loro debutto, i due stilisti hanno scelto di mantenere la formula della presentazione digitale, non lanciandosi in uno show a porte chiuse o con un pubblico ristretto come pure hanno fatto altri colleghi. Dopo “The Show That Never Happened” dello scorso luglio, ultima collezione solista di Miuccia Prada, questa volta il titolo era “Dialogues”, a indicare l’inizio di un confronto tra i due co-direttori creativi, noti per essere schivi, cerebrali, spesso caustici. Nei 40 look che si sono succeduti all’interno del set costruito da OMA/AMO – una stanza rivestita di pesanti tendaggi dal cui soffitto pendevano telecamere-lampadari – c’era come sempre l’idea di partire dall’uniforme, fissazione di lunga data dei due, e trasformarla in un punto di incontro e di sfogo, di una certa comunità, di un certo modo di intendere i vestiti e costruire così l’immagine di sé stessi. Tutti concetti che da sempre stanno dentro alla moda che Miuccia Prada e Raf Simons disegnano, e che sono ben riassunti da una collezione che è estremamente misurata. Il maxi logo sul petto, lo studio sui soprabiti in re-nylon, gli accessori a prova di selfie, dagli orecchini triangolo alle spille da balia, i completi in felpa, le bluse smanicate e i pantaloni dritti, le silhouette pradesche che già vivevano nell’immaginario di Simons, la mano che stringe il cappotto come simbolo della connessione tra umano e digitale, punto di partenza della collezione: un lessico familiare, una prima prova prudente tra due mondi certamente affini, ma comunque differenti.

 

«Non so dove stiamo andando, abbiamo appena cominciato a lavorare insieme», dice a un certo punto la signora Prada durante l’intervista post sfilata, in cui i due designer hanno risposto alle domande che gli utenti hanno fatto a partire da un box postato dal marchio sui propri canali social. Dopo l’annuncio della loro collaborazione “senza fine”, così diversa nelle intenzioni da quelle a tempo determinato ormai standardizzate nell’industria, l’insistere sul tempo da dedicare a un’idea perché si sviluppi, ma anche no, è già una dichiarazione programmatica di per sé, forse – a questo punto della carriera di entrambi – persino più dei loro abiti. «Qualche volta ci sarà più lei in una collezione, qualche altra volta sarà una cosa più mia», ha aggiunto Simons, abbottonatissimo nella sua timidezza e già materiale per meme da appassionati. È una conversazione tra amici, colleghi, spiriti affini, che le circostanze non felici della pandemia in corso ci hanno restituito in forma di dialogo in streaming, in un set preparato e ingessato come si addice alle personalità dei presenti, ma certamente inedito. Finito il tempo del backstage per pochi, pochissimi, il più ambito della settimana della moda, quelle domande che si visualizzavano sullo schermo in font Prada (finte, reali, rigorosamente scrutinate, non importa), riscrivono il modo in cui due tra i designer più influenti della moda degli ultimi trent’anni si raccontano e il ruolo che occupano all’interno dell’industria.

A fronte di una collezione molto cauta, c’è in quella conversazione una certa ricerca del contatto attraverso il digitale che esplica bene il culto della personalità ai tempi di TikTok. Mentre loro parlano, c’è un mondo a guardarli: a cominciare dagli spettatori in Cina, dove Prada ha recentemente lanciato una serie di iniziative digitali e fisiche che sono state molto ben accolte, come racconta Jing Daily, e dove le vendite post lockdown sembrano segnare un’inversione di tendenza in positivo. Ma che cos’è la Prada-ness, alla fine? È un’uniforme non militare ma comunque comunitaria, è Raf Simons che si ispira a come Miuccia Prada si veste ogni giorno, da sempre, è l’acqua calda prima di fare colazione e la Coca Zero, è l’accento italianissimo e quello belga, è la poker face di entrambi e l’invito perentorio “Study! Study! Study!”, è il nuovo che è l’incubo di ogni designer ma che ora non ci serve più, è lavorare ognuno nel suo e incontrarsi/scontrarsi a un certo punto della strada, è parlarne tra amici alla maniera di Sally Rooney, fino al mal di testa. Chissà cosa ci racconteranno la prossima volta.

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