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Anthropic ha cambiato le sue linee guida perché vuole che gli utenti la smettano di insultare e maltrattare Claude Da adesso, Claude potrà troncare le conversazioni con utenti che adottano «comportamenti violenti o crudeli, prolungati e immotivati».
David Byrne ha fatto una canzone contro Elon Musk usando solo e soltanto frasi dette da Elon Musk Si intitola "Let Me Sell You a Dream" e fa parte della colonna sonora di Musk, il documentario di Alex Gibney in uscita negli Stati Uniti il 16 ottobre.
In Argentina c’è un treno che come carburante usa esclusivamente il sole delle Ande Si chiama Tren Solar de la Quebrada, percorre 42 chilometri nella provincia di Jujuy e viene usato anche per i viaggi notturni per vedere le stelle.
L’Ipcc sta subendo fortissime pressioni da parte dei petro-Stati per non pubblicare un importante ricerca sulla crisi climatica Arabia Saudita, Russia, India e Cina vogliono rinviarne la pubblicazione al 2029. I Paesi più poveri e più esposti alla crisi climatica pretendono che sia pubblicato subito.
Sayf ha fatto un bellissimo documentario sul carcere di Chiavari e lo ha reso disponibile gratuitamente sul suo YouTube Si intitola Il cielo in una stanza, dura 20 minuti ed è stato girato durante una visita lunga 12 ore alla casa di reclusione di Chiavari.
Viviamo anche nella linea temporale in cui i Kneecap cantano “Siamo tutti antifascisti” in prima serata sulla tv generalista italiana È successo a Propaganda Live, su La7. DJ Próvaí si è pure spogliato per far vedere il Bella Ciao è scritto sul petto usando un pennarello nero.
Per la sua nuova serie fotografica Cindy Sherman ha chiesto a Chanel dei vestiti da “rovinare” e Chanel sorprendentemente le ha detto sì La serie Fabric Matrons, in mostra a Londra da Hauser & Wirth, nasce da una collaborazione con la maison francese che le ha dato carta bianca e metri e metri di stoffa.
Alanis Morisette ha fatto un nuovo album ed è un album di canzoni natalizie Si chiama Good Weather for Immaculate Conception e raccoglie le cover natalizie pubblicate dal 2020 a oggi, più due inediti.

Mission: Impossible è l’unica saga che non invecchia mai

Oggi arriva nelle sale cinematografiche Dead Reckoning – Part One, il settimo capitolo del franchise hollywoodiano che sembra aver scoperto il segreto dell'eterna giovinezza. Proprio come il suo protagonista, Tom Cruise.

12 Luglio 2023

Negli Stati Uniti, Barbie di Greta Gerwig e Oppenheimer di Cristopher Nolan usciranno lo stesso giorno, il 21 luglio. Questo ha causato un trend, il Barbenheimer, che si è espresso tramite innumerevoli meme sul fatto che i due film dovrebbero essere visti in sequenza. Quello che una volta, quando si fumava in sala, si chiamava double feature. In America sono già stati prenotati oltre 20 mila biglietti per vederli uno dopo l’altro. Le due anime così differenti rappresentate dalle due pellicole – la creazione della bomba atomica da una parte e le avventure di una fashion doll dall’altra, in uno gli anni quaranta dark e apocalittici, nell’altro un mondo di plastica ipercolorato fatto di status symbol giocosi, Ryan Gosling nel suo ruolo più comico e Robert Downey Jr. che passa al drama dopo i decenni da Tony Stark – costruiscono un mix estremamente postmoderno.

«Uno di questi due film ha un protagonista che deve vedersela con il concetto di morte. L’altro è Oppenheimer», ha scritto The AV Club. Uno dei meme che più esemplifica questo fenomeno, così straordinariamente millennial, è una scena di Mission: Impossible – Protocollo fantasma, del 2011. Nella scena, diventata virale come video-meme per il Barbenheimer, Tom Cruise esce dal Cremlino vestito da generale sovietico e in meno di un secondo la giacca militare diventa un bomberino e rivela sotto l’uniforme una maglietta di Bruce Springsteen. È come se il franchise d’azione di Cruise contenesse i due estremi, tutte le anime, fosse una sintesi, in pochi secondi, di due umori antitetici. Talmente semplice, talmente cliché, in location da cartolina, un McGuffin dopo l’altro, da contenere moltitudini, da annientare ogni sofisticatezza.

Mentre si aspettava l’arrivo del nuovo capitolo della serie, Mission: Impossible Dead Reckoning – Part One, che esce oggi, non ci sono stati meme che si burlassero del film. Non ci sono stati fenomeni virali sul web che l’abbiano toccato. Non ci sono orpelli umoristici o dietrologie socio-simboliche. Nemmeno le foto di Tom Cruise con Giorgia Meloni sono state memizzate. Il film basta a sé stesso. C’è solo attesa per 163 minuti in cui vedere Tom Cruise che fa cose folli, che si lancia in motocicletta da un precipizio, che si appende a un aereo, sapendo che lo fa davvero. Perché lo fa davvero, e il fatto di esserne a conoscenza causa una piacevole sospensione di incredulità. Chi ha lavorato insieme a lui sa quanto Cruise sia dedicato alla sua vera missione: accontentare il pubblico. In ogni sala ci sarà almeno qualcuno che sussurrerà esaltato al suo vicino: “Tom Cruise l’ha fatto davvero, e si è lussato un ginocchio”.

Piace tantissimo questa vicinanza con la verità in un medium che celebra l’irrealtà (e l’impossibile). Un po’ come i modellini per le scenografie di Wes Anderson piacciono di più degli effetti speciali, seppur ormai verosimili. Questa distruzione ammiccante della barriera dell’illusione, aggiunta al totalizzante effetto numbing, anestetizzante, tipico dei film d’azione costruiti chirurgicamente, montati con il cronometro, l’assenza di desiderio di raffinatezza lo rendono un prodotto perfettamente funzionale. Ma l’apice è lui, Tom Cruise, che non invecchia, e che sta continuando a fare la fortuna della serie.

Nessuno ricorda mai i registi di queste saghe action, ma il primo Mission: Impossible è stato diretto da Brian De Palma. E infatti aveva ancora dei toni tetri e tragici che si sono persi con i film successivi. Era il 1996. Al cinema c’erano Il Ciclone, Fargo e Trainspotting. Cruise aveva 34 anni. Mission: Impossible nasceva negli anni Sessanta come serie tv (sette stagioni, fino al 1973). Quando uscì il film di De Palma venne aspramente demolito da attori e attrici della serie, tra cui Martin Landau. Il film si teneva il nome dell’agenzia per cui lavora Ethan Hunt (Cruise), l’Impossible Mission Force, IMF (da non confondere con l’International Monetary Fund), e l’uso di gadget tecnologici e travestimenti per salvare la democrazia, restando sempre sotto i radar. Il film del ’96 costò poco anche perché Cruise rinunciò ai soliti 20 milioni di ingaggio in cambio di una fetta dei guadagni, e incassò tantissimo. Il primo e il secondo sono considerati dai critici i peggiori, anche perché la trama ha poco senso, dicono. È uno di quei pochi casi di saghe lunghe in cui più si va avanti più i film vengono meglio, e Dead Reckoning è già stato bollato come un capolavoro, con quella solita terminologia: “tiene incollato allo schermo”.

«Quanto può essere impossibile una missione se viene completata cinque volte?», si chiedeva nel 2015 Anthony Lane sul New Yorker all’uscita di Rogue Nation, quinto capitolo, e il primo diretto da Christopher McQuarrie, da allora regista di tutti gli altri M:I. La risposta è che i nemici, le liaison platoniche, le gag con la squadra di aiutanti, non mancano mai quando tutto gira intorno agli stunt di Tom Cruise. Questa volta c’è l’Intelligenza Artificiale di mezzo, ovviamente. Ciò che differenzia la più elegante saga 007 dall’americanissimo Mission: Impossible è proprio questo. In 007 vige un sottinteso di nostalgia per la Guerra fredda, quando le spie al servizio di sua maestà avevano senso, quando, prima dell’11 settembre, i nemici erano più facilmente individuabili e giocavano con le stesse tue regole. A Ethan Hunt tutto questo non importa, e non importa nemmeno al suo pubblico, si trova sempre una scappatoia di trama per non avere rimpianti delle ideologie anti-marxiste. Stessa cosa con i gadget. James Bond iniziava già a non essere più lui con Roger Moore e poi di nuovo con Pierce Brosnan (si salva invece la troppo breve parentesi di Timothy Dalton) che iniziavano a fare sempre più affidamento su armi e oggettini tecnologici vari che non sul proprio charme e sul sangue freddo. M:I invece fin da subito è stato basato sugli strumenti del progresso e della scienza che facilitano il salvataggio del mondo, comprese le macchine portatili per costruire maschere che potrebbero confondere anche tua madre, molto fumetto (davvero Tom Cruise può sembrare Philip Seymour Hoffman, come succede in Ghost Protocol? «Tu mi fai cambiare volto come Diabolik» canta Tutti Fenomeni).

A differenza di Bond, nessuno può sostituire Tom Cruise e la sua ricerca del limite di pericolosità fisica. Quando nel ’96 gli chiesero perché aveva scelto di fare il film, Cruise disse che «puoi portare la storia dappertutto, la puoi portare dove vuoi». Non ci sono restrizioni storiche, solo il decadimento del suo corpo, perché poi, per il resto di tutte le interviste vuole solo parlare degli stunt. «Mentre ero lì appeso a un aereo a 250 km/h pensavo: come sarà incredibile per il pubblico».

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