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19:29 sabato 14 marzo 2026
Due episodi di Doctor Who degli anni ’60 che si pensava fossero andati perduti sono stati ritrovati in uno scatolone nella casa di un collezionista Si tratta, tra l'altro, di due puntate molto importanti perché raccontano la storia dei Dalek, i villain più famosi dell'universo di Doctor Who.
Kim Jong-un e sua figlia vestiti uguali che sparano assieme al poligono di tiro sono la più surreale immagine di genitorialità mai vista La giovane Kim Ju Ae, erede designata del Supremo leader, ha mostrato le sue doti balistiche in una splendida giornata padre-figlia al poligono.
Degli scrittori hanno creato un logo da apporre sui libri per far sapere ai lettori che sono scritti da un umano e non dall’AI La Society of Authors chiede a tutti gli editori di appore il logo "Human Authored" sulla quarta di copertina dei libri, per salvare l'editoria dall'AI.
I Fugazi hanno pubblicato un album “scartato” che avevano registrato trent’anni fa con Steve Albini È la prima versione dell'album che è poi diventato In on the Kill Taker. Tutti i proventi andranno all'ente benefico fondato da Albini, Letters Charity.
Dopo quasi un millennio, l’Inghilterra si è decisa ad abolire definitivamente i seggi ereditari della Camera dei Lord Ne erano rimasti 92, che il governo laburista ha cancellato. Concedendo ad alcuni Lord, però, di diventare parlamentari a vita.
I protagonisti di The Voice of Hind Rajab, candidato all’Oscar per il Miglior film internazionale, non saranno alla cerimonia perché gli Usa vietano l’ingresso ai cittadini palestinesi Ad annunciarlo sono stati gli attori e le attrici del film, con una dichiarazione congiunta pubblicata sui loro profili social.
È stato annunciato il sequel di KPop Demon Hunters ma i registi hanno già detto che ci sarà molto da aspettare prima di vederlo Maggie Kang e Chris Appelhans hanno messo le mani avanti e avvisato i fan: i tempi di lavorazione saranno lunghi, molto lunghi.
La nuova Guida suprema dell’Iran ha detto di aver scoperto di essere la nuova Guida suprema dell’Iran guardando la tv Lo ha fatto nel suo primo messaggio alla nazione, letto da un annunciatore sui canali della tv di Stato. Per il momento, il nuovo ayatollah ancora non si è fatto vedere in pubblico.

Vite nell’auto

Nella sua serie degli anni Settanta People in Cars, l'artista Mike Mandel ha fotografato il rapporto degli americani con le automobili.

10 Maggio 2017

Era un fine settimana del 1961, e Groucho Marx compariva su milioni di televisioni americane di ogni latitudine per presentare il DuPont Show of the Week, un’ora di programmazione sponsorizzata dal conglomerato chimico, al tempo influente azionista di General Motors. Già nel titolo, “Merrily We Roll Along”, la puntata mirava a mettere in scena nei salotti statunitensi «la storia d’amore fra l’America e l’automobile». Groucho Marx rendeva più chiara la metafora raccontando ai telespettatori una storiella: c’era questa nuova ragazza in città, Lizzie, bellissima e di cui presto un ragazzo finiva per innamorarsi perdutamente. Da qui nasceva una «storia d’amore ardente», che portava al matrimonio, alla luna di miele, e ovviamente, dopo un po’, a qualche complicazione: «Non sai sempre come andarci d’accordo, ma di certo sai di non poterne fare a meno. E questo cos’altro può essere, più che un matrimonio?», chiosava il fratello Marx.

Niente come l’automobile ha influenzato la storia, l’economia, la politica dei trasporti e, soprattutto, la cultura pop degli Stati Uniti. Per dimostrarlo basta un elenco delle prime cose che tornano in mente pensando a “Lizzie”: la DeLorean di Ritorno al futuro, la Ford Mustang compagna di Steve McQueen in Bullitt, la Bluesmobile di Elwood e Jake Blues, fino alle più recenti Gran Torino del 1972 celebrata da Clint Eastwood e la Chevrolet Chevelle del 1973 immersa nell’atmosfera anni Ottanta di Drive di Winding Refn. E i mezzi che hanno permesso a Keroauc di scrivere Sulla strada? E Melmoth, l’auto di Humbert Humbert in Lolita? E l’incipit di Meno di zero di Ellis, che recita: «La gente ha paura di buttarsi nel traffico delle autostrade a Los Angeles»? Le sagome aerodinamiche su quattro ruote hanno segnato e modellato l’immaginario culturale nordamericano fin dai primi anni del Novecento, in un matrimonio che, per l’appunto, sembra non avere fine.

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In questo senso, un giorno degli anni Settanta Mike Mandel ha deciso di diventare un fotografo per matrimoni: ha preso il suo obiettivo e si è spostato di poco dalla sua casa di Los Angeles, stabilendosi in prossimità di un incrocio a un isolato di distanza. Nella serie che ne è risultata, People in Cars, esposta alla Robert Mann Gallery di New York e appena diventata un libro fotografico, l’artista, allora diciannovenne, riesce a cogliere l’essenza più effimera ma potente dell’esperienza sociale della guida. Nei suoi scatti ci sono donne anziane entusiaste, bambini incuriositi o spaventati, gruppi di amici che si spintonano per entrare nell’obiettivo ed eleganti ragazze degli anni Settanta che reggono svogliatamente sigarette. L’America in macchina di Mandel, coi suoi sorrisi tirati e i suoi sguardi spaesati, sembra un’ambiziosa allegoria della libertà e i limiti del suo proverbiale sogno.

Mandel ha saputo raccontare un mondo che potrebbe sembrare perduto, a guardare il bianco e nero delle fotografie e le linee cromate delle vetture che lo animavano, ma i dati dicono che è ancora molto reale e contemporaneo: ancora nel 2014 il magazine The Atlantic raccontava che metà degli stipendi degli americani finiva in una casa o in un’automobile, e che un sesto dei dollari a disposizione della famiglia media era investito nei mezzi di trasporto. Non è così in nessun altro Paese del mondo, e per spiegarlo si potrebbe dire che è il risultato magico di una commistione di grandi spazi assolati, di tasse sui carburanti generalmente basse, di corse verso la suburbia e di una storia inventata da Groucho Marx.

From the series People in Cars
© Mike Mandel, courtesy Robert Mann Gallery
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