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Ikea ha annunciato che non produrrà più la borsa Frakta (quella blu da 99 centesimi) L'accessorio, passato anche sulle passerelle di Balenciaga e sui campi da tennis, sarà sostituito da un nuovo modello, in fase di progettazione.
Sydney Sweeney rischia una denuncia per atti vandalici per aver coperto la scritta Hollywood con i suoi reggiseni Era tutta una trovata pubblicitaria per lanciare la sua linea di biancheria intima, Syrn. Ma, a quanto pare, la trovata pubblicitaria la porterà in tribunale.
La CDU, il partito di maggioranza in Germania, vuole abolire il diritto di lavorare part time Secondo il partito del cancelliere Merz, la crisi economica tedesca è colpa soprattutto dei troppi lavoratori che decidono di fare part time.
I cittadini di Minneapolis hanno organizzato una festa per il licenziamento di Greg Bovino davanti all’hotel dove alloggiava Cori, canti, balli, musica, festeggiamenti. Fino a quando la polizia non è intervenuta per interrompere violentemente il party improvvisato.
Ad Amsterdam saranno installate lungo i canali delle mini scale per aiutare i gatti che cadono in acqua Centomila euro che il Comune ha deciso di investire nella costruzione di quelle che tecnicamente si chiamano “scale per l’uscita della fauna selvatica”.
Dopo il litigio con il figlio Brooklyn, una canzone di Victoria Beckham di 25 anni fa è arrivata in cima alle classifiche inglesi A 23 anni dal lancio, "Not Such An Innocent Girl" raggiunge la vetta di ben due classifiche inglesi, grazie al pubblico litigio tra Victoria e David da una parte e il figlio Brooklyn dall'altra.
Per la prima volta Pitchfork ha spiegato come assegna e cosa significano i voti che dà agli album È una guida che introduce anche gli abbonamenti al sito, che permetteranno agli utenti di aggiungere il loro voto a quello dei giornalisti.
A sorpresa è uscito un nuovo trailer dell’Odissea di Nolan e sono tutti interdetti dalla scoperta che nel film c’è anche Travis Scott E anche questa volta i fan si sono messi subito a litigare, anche se nessuno sa ancora che ruolo interpreta Scott nel film.

Midsommar è un’altra grande prova di Ari Aster

È uscito il nuovo film del regista di Hereditary.

25 Luglio 2019

Ci sono alcuni cose che fanno pensare che Ari Aster sia un grandissimo. Per esempio come ha deciso di affrontare la sua fissazione: la famiglia disfunzionale (e sai che novità, starete pensando). Il punto è che per rappresentare questo topos c’è chi decide di prendere una famiglia e metterla su un’isola in tempesta portandola allo sfinimento (Muccino non ce ne volere, è solo un esempio), e chi come Aster inventa una nonna strega, una madre suo-malgrado-medium, una figlia freak e un figlio prossimo re dell’inferno (Hereditary), o un figlio che abusa sessualmente di un padre succube (The Strange Thing About The Johnsons, la sua disturbante tesi di laurea per l’American Film Institute).

A un anno esatto da Hereditary, che un po’ tutti hanno considerato il miglior horror del 2018, esce oggi Midsommar, che infatti in fase promozionale è stato presentato come “il nuovo horror del regista di Hereditary”, ma che in realtà con l’horror ha a che fare in modo piuttosto marginale. Tre studenti di antropologia statunitensi sono invitati dal loro coinquilino svedese alla Festa di Mezza Estate della sua comunità nell’estremo nord della Svezia, dove il sole in quel periodo va via solo per poche ore. Con loro partirà anche l’indesiderata Dani, la fidanzata di Christian, enormemente depressa per via di un gravissimo lutto che ha coinvolto tutta la sua famiglia che viene mostrato nella fase iniziale del film.

Non dovranno passare tanti minuti prima di capire che Dani (una Florence Pugh in formissima) è il personaggio centrale del film, ne serviranno molti invece per realizzare che il vero scopo del suo viaggio, prima inconscio e poi consapevole e più che mai fisico, non è dimenticare il lutto, ma fare i conti con chi da tempo le impedisce di vivere in modo franco la sua emotività: Christian, che è un inetto, di quelli che liquidano la malattia mentale a “ricerca di attenzioni”. Per arrivare a questa conclusione catartica e potente, Aster cuoce tutto a fuoco lentissimo, creando così i presupposti per un più tradizionale horror, perché assesta il tono generale su una tensione lenta ma costante, di quelle che, solitamente, portano a un’improvvisa esplosione e al conseguente pandemonio, ma non in Midsommar. Tutti gli abitanti del villaggio sono iper ospitali e sorridenti, ma che qualcosa di torbido sia nell’aria è chiaro, se non ai personaggi, certamente fin da subito allo spettatore, che da un momento all’altro si aspetta l’agguato, la trappola, l’inizio della cerimonia.

E invece la violenza non arriverà mai nelle modalità attese, e anzi alle sue prime manifestazioni, gli studenti statunitensi la cui educazione umanistica e politicamente corretta non permette in nessun modo di dare un’interpretazione disdicevole, la accetteranno, certo turbati, ma chi sono loro per giudicare la tradizione pagana di un villaggio ai confini dell’Europa? Questa incapacità di prendere una posizione mascherata da buon senso è il carburante della storia, perché, come sempre, ai protagonisti gli elementi per sfuggire a quello che sembra inevitabile sono stati forniti fin dal loro arrivo. Sarebbe bastato che questi americani di città avessero abbandonato per un attimo la modalità-meraviglia da storia Instagram (Wow, un villaggio immerso nel verde! Wow, delle ragazze biondissime con una corona di fiori in testa!) e avessero guardato con più attenzione, tanto più che sono degli antropologi. Ma Aster è impietoso con loro, e non li salva da questa connotazione rozza, pur riprendendoli magnificamente, con immagini che riempiono gli occhi, con una luce perenne e artefatta (il lavoro del direttore della fotografia Chung-Hoon Chung è fantastico) e con una cura dell’inquadratura da Refn o Lanthimos, e cioè da grande autore.

E proprio questa è la sua pasta, quella di chi fa un film che per smania di categorizzazione viene definito un horror ma horror non è, che parla di una certa ottusità statunitense attraverso un gruppo di giovani dalla presupposta mentalità apertissima, che persegue la bizzarria senza strizzare l’occhio a nessuno e che non teme di avere degli idioti come protagonisti di un suo film. Un grande autore.

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