Hype ↓
18:19 mercoledì 15 aprile 2026
In Russia non solo non si può vedere Heated Rivalry, ma si viene multati anche solo a parlarne Una rivista che aveva "osato" recensire la serie Hbo si è vista recapitare una multa di 500 mila rubli, l'equivalente di circa 6 mila euro.
In dieci anni gli affitti a Berlino sono aumentati del 69 per cento I prezzi sono aumentati in tutta la Germania, ma nella capitale la situazione è nettamente la peggiore.
La petizione per interrompere tutti i rapporti tra Unione europea e Israele ha superato il milione di firme Ora la Commissione europea dovrebbe presentare al Consiglio una proposta formale che, se approvata, porterà alla sospensione dell'accordo di associazione UE-Israele.
Al Festival di Cannes verrà presentato Gli amanti della notte, il primo film tratto da un romanzo di Mieko Kawakami All the Lovers in the Night di Yukiko Sode, tratto dall'omonimo romanzo della scrittrice giapponese, è stato selezionato nella sezione Un Certain Regard.
La Danimarca è diventata il primo Paese al mondo a usare solo energie rinnovabili per un mese intero A marzo del 2025 il Paese è riuscito a soddisfare tutto il suo fabbisogno energetico usando solo l'eolico e il solare, per 31 giorni consecutivi.
Il fotografo che ha fatto la copertina dell’Espresso sugli abusi dei coloni israeliani in Palestina è stato costretto a pubblicare un video della scena per dimostrare che la foto non è fatta con l’AI Pietro Masturzo si è dovuto difendere dalle accuse di aver pubblicato una foto falsa. Non è bastato a convincere gli accusatori.
C’è un book club in cui si pagano 1500 euro per leggere in silenzio assieme a degli sconosciuti a cui non bisogna rivolgere la parola Si chiama Rest + Read, si tiene in Galles e si pagano 1.250 sterline (1.495 euro) per quattro giorni di lettura e silenzio.
Una delle nuove differenze tra ricchi e poveri è il green divide, cioè la possibilità e facilità di accedere a zone verdi Lo ha dimostrato una ricerca pubblicata su Nature Communications: meno del 15 per cento dei cittadini europei ha un accesso adeguato al verde. Nella situazione peggiore, ovviamente, ci sono i cittadini più poveri.

Michaela Coel, l’autrice dell’anno che critica la tv

Poco prima di vincere l'Emmy per I May Destroy You, ha pubblicato Misfits: A Personal Manifesto, un libro su come si raccontano i disadattati partendo proprio dalla sua storia.

22 Settembre 2021

Quando Michaela Coel va a scuola di teatro, una delle prime cose che mettono in chiaro i suoi insegnanti è che nessuno degli studenti avrebbe mai fatto veramente i soldi, che il loro compito era solo di raccontare delle storie, e di farselo piacere. All’inizio l’idea non le dispiace, «tutti noi insieme, mossi dal desiderio di narrare, rasentando la povertà, che urliamo “sì, facciamolo!». Fino a quando, durante una stranissima lezione, agli studenti viene chiesto di correre verso un punto A se i loro genitori hanno una casa di proprietà, e se non ce l’hanno verso B: Coel si trova da sola al punto B. Così torna a casa, apre il suo blog e inizia a scrivere «della forza che nasce dalla mancanza di una rete di salvataggio, di iniziare una carriera senza un terreno stabile sotto di te». Da allora Michaela Coel, afroinglese, racconta proprio quelle storie, di personaggi che di solito non verrebbero mai presi in considerazione e rendendoli persino protagonisti attraverso ruoli che interpreta lei stessa. Lo ha fatto in Chewing Gum (2017), la sua prima serie su una ragazzina cattolica che decide di voler perdere la verginità a tutti i costi, poi con I May Destroy You (2020), che racconta di una blogger londinese che deve fare i conti con uno stupro di cui è appena stata vittima; lo farà in un nuovo capitolo della Marvel. Questi sono i personaggi della televisione del futuro, dice, ma a una condizione: di far rispettare le loro condizioni.

È quello che scrive in Misfits: A Personal Manifesto, il suo primo libro uscito nel Regno Unito questo mese, che dovrebbe essere una specie di lettura obbligatoria per tutti e non solo per quelli che dopo quella serie inglese della E4 (Misfits) continuano a definirsi misfit, disadattato, un po’ sfigato. In realtà il manifesto non è altro che il discorso chiamato “MacTuggard Lecture” che Coel ha tenuto nel 2018 all’Edinburgh TV Festival e che ha poi raccolto in questo volumetto di appena 128 pagine. Perché i momenti in cui Coel sale sul palco e le telecamere la inquadrano sono sempre, in qualche modo, una lezione, come l’altra sera alla cerimonia degli Emmy, in cui ha vinto per la migliore sceneggiatura di una miniserie sbaragliando una concorrenza composta da candidati tutti uomini e tutti bianchi (lei è la prima autrice nera a vincere nella categoria). Sembrava non voler salire sul palco all’inizio, e poi ha parlato meno di tutti, selezionando le parole col contagocce: ma è stata l’unica che, oltre a ringraziare gli amici e i produttori già seduti in sala ha parlato a chiunque la ascoltasse, a chi era nelle ultime file o a casa, quelli che lei chiama tanto amorevolmente “misfits”: «Scrivete la storia che vi fa paura, che vi rende insicuri, che non è confortante, vi sfido».

Come spiega nel libretto, alla definizione canonica di “misfit”, e cioè qualcuno che non appartiene a nessun gruppo, ha aggiunto una piccola variazione: «Il termine “misfit”, disadattato, assume due connotazioni: uno, è disadattato chi guarda alla vita in modo diverso; due, altri, invece, sono resi disadattati perché è la vita che guarda loro in modo diverso». Michaela Coel è una “misfit” autodichiarata, spiega che se ne è accorta quando, da piccola, dalla sua casa all’interno di un complesso residenziale sociale in centro a Londra notava la differenza tra l’abbigliamento di chi le passava davanti per dirigersi alla Bank of England e quello della sua famiglia. Lo è rimasta all’università, prima studentessa nera accettata nel suo corso, fino a quando si è trovata da sola nel punto B alla classe di recitazione. Secondo Coel, essere disadattato è uno stato di grazia, «semplicemente significa non essere interessato al commerciale e non provare attrazione dal mondo convenzionale».

Il punto a cui arriva nel libro è che c’è stato un periodo, fino a qualche anno fa, in cui le loro storie non venivano nemmeno prese in considerazione; serviva una narrazione dominante, nella quale in molti si potessero riconoscere o in cui sognare di vivere, la prestige television. «Ultimamente i canali, le compagnie di produzione e i servizi streaming si trovano a cercare disperatamente i disadattati perché sanno che ora portano profitto», scrive, spiegando come simili personaggi e caratteri che prima venivano trascurati ora sembrano invece risuonare improvvisamente con il momento culturale.

Il problema, però, è che bisogna rendere appetibili queste storie al pubblico di prima: vogliono la narrazione degli outsider, ma vogliono essere loro a raccontarla. Al contrario, nella sua Lecture e quindi nel volume, Coel fa sapere che c’è un’altra strada, che è importante raccontare la propria storia con i propri termini, che rappresentazione e autenticità sono importanti sì, ma non in un discorso collegato alla cultura woke di superficie. Volevano che Chewing Gum, la sua prima serie, la firmasse come ideatrice e non come autrice e produttrice, «ma senza un team di autori e una bella storia, cos’altro c’è sullo schermo a ispirare i disadattati? Ah, Love Island». Per questo il libro si muove tra i mondi della televisione e dell’editoria costruendo una critica all’industria culturale, e soprattutto alla sua pretesa di inclusività e diversità.

In Misfits: A Personal Manifesto c’è Michaela Coel autoriflessiva (è a tratti un memoir e una seduta dallo psicologo), provocatoria (è determinata a cambiare il sistema di rappresentazione televisivo parlando direttamente a chi la televisione la fa), c’è la comica («ho scoperto che dormire non è qualcosa che fai profondamente o ogni sera, ma solo qualche sera, come il sesso anale»), come l’abbiamo conosciuta in I May Destroy You, quando interpretava la blogger disadattata in crisi per il secondo libro. Alla fine il libro l’ha pubblicato, come Michaela Coel, disadattata come il suo personaggio, che alla fine su quel palco ci è salito e ha tenuto un discorso profondamente necessario.

Articoli Suggeriti
In Russia non solo non si può vedere Heated Rivalry, ma si viene multati anche solo a parlarne

Una rivista che aveva "osato" recensire la serie Hbo si è vista recapitare una multa di 500 mila rubli, l'equivalente di circa 6 mila euro.

Per la Design Week, Golden Goose ha creato un campo da gioco in cui succede di tutto

Il "cortile metafisico" della Golden Goose Arena il 21 aprile smette di essere un campo da padel e diventa una scenografia da abitare, dove sport, design, musica e community si sfidano a ritmo di dj set.

Leggi anche ↓
In Russia non solo non si può vedere Heated Rivalry, ma si viene multati anche solo a parlarne

Una rivista che aveva "osato" recensire la serie Hbo si è vista recapitare una multa di 500 mila rubli, l'equivalente di circa 6 mila euro.

di Studio
Per la Design Week, Golden Goose ha creato un campo da gioco in cui succede di tutto

Il "cortile metafisico" della Golden Goose Arena il 21 aprile smette di essere un campo da padel e diventa una scenografia da abitare, dove sport, design, musica e community si sfidano a ritmo di dj set.

Al Festival di Cannes verrà presentato Gli amanti della notte, il primo film tratto da un romanzo di Mieko Kawakami

All the Lovers in the Night di Yukiko Sode, tratto dall'omonimo romanzo della scrittrice giapponese, è stato selezionato nella sezione Un Certain Regard.

Un anno di scuola è esattamente il tipo di film di cui il nostro cinema ha bisogno in questo momento

Il secondo lungometraggio di Laura Samani è un film "piccolo", ambientato in una città di confine e che racconta quella terra di mezzo che è l'adolescenza. E lo fa con un linguaggio che si è visto raramente nel cinema italiano.

Il fotografo che ha fatto la copertina dell’Espresso sugli abusi dei coloni israeliani in Palestina è stato costretto a pubblicare un video della scena per dimostrare che la foto non è fatta con l’AI

Pietro Masturzo si è dovuto difendere dalle accuse di aver pubblicato una foto falsa. Non è bastato a convincere gli accusatori.

Un tizio ha registrato più di 10mila concerti di band leggendarie quando ancora non erano famose e ora sta mettendo tutta la sua collezione su Internet, disponibile gratuitamente per tutti

Lui si chiama Aadam Jacobs, ha collezionato migliaia di bootleg di (tra gli altri) Nirvana, R.E.M., The Cure, Depeche Mode, Sonic Youth e Björk. E adesso li metterà tutti online.