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18:34 martedì 15 settembre 2026
Per la prima volta nella storia, e “grazie” agli Stati Uniti, ci sono armi anche nello spazio aperto Non esistono dettagli sul tipo di armi ma la US Space Force ha detto che «possono essere impiegate sia a scopo difensivo che offensivo».
Non contento di stare girando già una dozzina di film contemporaneamente, Luca Guadagnino ha pure disegnato una collezione di arredamento e abbigliamento di 140 pezzi per Zara 65 pezzi tra mobili e oggetti per la casa, a cui si affiancano 75 capi tra abbigliamento e accessori. Realizzati nei ritagli di tempo tra un set e un red carpet, si capisce.
La colonna sonora più incredibile dell’anno è quella di un documentario sulla scena rave ucraina in cui suonano Fred Again, Brian Eno, Aphex Twin, Sega Bodega e gli Idles Si intitola Black Sunflowers, ha debuttato al Toronto International Film Festival l'11 settembre e, anche e soprattutto grazie alla musica, è già uno dei documentari più chiaccherati dell'anno.
Secondo una ricerca pubblicata su Lancet, basterebbe una patrimoniale del 3 per cento sulla ricchezza dei miliardari per salvare la vita a 30 milioni di persone Un minuscolo contributo dei 3 mila miliardari che vivono nel nostro mondo, che collettivamente possiedono un patrimonio di 17 mila miliardi.
Bernie Sanders ha proposto una legge per punire chi sviluppa una “super AI” con la stessa pena di chi sviluppa un’arma nucleare illegale Proposta di legge (che difficilmente verrà approvata) a cui ha dato l'esplicativo titolo di Ban Artificial Superintelligence Act.
Sulle Dolomiti quest’anno ci sono davvero tutti, pure Timothée Chalamet Assieme a suo padre Marc, compagno di un'escursione che l'attore ha dettagliatamente raccontato in un post Instagram.
Il governo israeliano vuole revocare la cittadinanza ai registi di NAZA, Yuval Abraham e Rachel Szor, per alto tradimento Vincitori del Premio speciale della giuria a Venezia, i due si sono ritrovati accusati dal Ministro della Cultura Miki Zohar.
Da gennaio la Svezia dà un “sussidio di rimpatrio” alle persone immigrate per andarsene via dal Paese, ma finora non lo ha richiesto praticamente nessuno Il programma è partito a inizio 2026. Finora ci hanno aderito soltanto 171 persone in tutta la Svezia. I cittadini stranieri sono più di due milioni, un quinto della popolazione totale.

Leggere Michael Pollan fa bene

In ogni suo libro (compreso l'ultimo) lo scrittore riesce a unire la divulgazione scientifica con un approccio da romanzo di formazione.

15 Luglio 2019

Se c’è un libro meriterebbe di stare in testa alle classifiche, in Italia e non solo, è Come cambiare la tua mente di Michael Pollan (Adelphi, 2019, traduzione di Isabella C. Blum). In realtà se c’è un autore che meriterebbe sempre, con ogni libro, di stare in testa alle classifiche, quello è Michael Pollan. La bolla (o bollicina) della non-fiction è ultimamente evaporata e non si sente più o quasi, nelle conversazioni culturali, la frase di posa che era tanto diffusa non molto tempo fa, qualcosa come “io ormai non leggo più romanzi, solo saggi”, eppure i libri di Pollan resistono nella loro forza e dimostrano, anche alla fine del decennio, di avere qualcosa in più sui loro simili. È qualcosa che c’entra con il fatto che Pollan è in grado di scardinare molte pose e difetti tipici di questa epoca: l’eccessiva sicurezza, la partigianeria a tutti i costi, l’assenza di empatia, la superficialità svergognata o l’eccesso di accademia. Tutto ciò che è eccessivo, più o meno.

Partiamo dalla fine: Michael Pollan è uno scrittore di natura – «uno scrittore di natura che scrive di quella particolare parte della natura che non pensiamo come natura», ha detto in un’intervista lunga e interessante al New York Magazine nel 2013 – anche se in molti usano l’espressione, semplicistica, “food writer”. Il suo ultimo libro, Come cambiare la tua mente, un’esplorazione della storia, degli effetti e delle applicazioni scientifiche degli psichedelici (psilocibina, LSD, DMT), si discosta soltanto apparentemente da questa definizione: le oltre 450 pagine del saggio – presente nella classifica dei saggi negli Stati Uniti per più di quattro mesi – hanno in realtà molto a che fare con la natura, e proprio con una parte di natura che siamo abituati a non considerare natura: noi stessi, il nostro ego, e il nostro cervello. Michael Pollan esplora gli effetti che gli psichedelici hanno sulla mente (e quindi sul comportamento) di persone affette da diversi tipi di problemi (alcolismo, dipendenze, depressione, malattie terminali) ma anche di quelle “sane” (parola scivolosa che meriterebbe un libro a sé). Si confronta con scienziati, psicologi e psichiatri che da molti anni studiano queste sostanze e con persone la cui vita è migliorata grazie al trattamento. Le prova, ne descrive le sensazioni. Cambia idea, e cambia la sua mente: il titolo inglese, How to Change Your Mind, si basa sul gioco di parole che si è purtroppo necessariamente perduto nella traduzione italiana.

Pollan sembra piuttosto ottimista sul fatto che le sostanze psichedeliche entreranno nella quotidianità medica ufficiale nel giro di pochissimi anni, e spiega bene il perché: gli apparenti benefici riscontrati fino a ora, i passi ancora da fare, gli equivoci a cui si è incappati negli anni Sessanta – per gran parte colpa di Timothy Leary – e da cui non ci siamo ancora liberati del tutto. Questo ottimismo non era, però, la tesi del libro, e questa è un’altra dei punti di forza delle opere di Michael Pollan. Era partito scettico, materialista, come partiranno molti lettori. Ha cambiato idea.

Ogni suo libro riesce a unire, in un certo senso, la divulgazione scientifica e culturale con un approccio da romanzo di formazione: come il lettore, Pollan parte da una curiosità, e nelle pagine successiva la soddisfa e amplia. Nei suoi stessi libri – Una seconda natura, in cui tratta di giardini, wilderness, addomesticazione delle piante; Cotto, sulle fondamenta alimentari delle diverse culture del mondo; Il dilemma dell’onnivoro, sulla necessità di costruirsi una consapevolezza alimentare e politica – Michael Pollan divulga ma soprattutto impara, e si leggono quindi non come saggi in cui pendere dalle labbra informate di un professore, ma come viaggi in cui ogni tappa è un arricchimento. C’è un punto difficile da trovare, come una bolla perfetta in una livella molto complessa, ed è quello del sapere e allo stesso tempo saper scrivere. Michael Pollan ha la capacità unica di starci in equilibrio con facilità.

Uno dei motivi per cui diventa ancora più utile, o importante, leggere i libri di Pollan soprattutto in questi anni è proprio questo percorso: che ha sempre come punto di partenza un’insicurezza – che non è un’indecisione ma una consapevolezza di parziale ignoranza – e si tramuta, pagina dopo pagina, intervista dopo intervista ed esperimenti dopo esperimento – che sia fare una seduta di psilocibina o diserbare il proprio giardino o imparare a organizzare il pit perfetto per un vero barbecue della Carolina del Nord – in un percorso in cui acquisire conoscenze come si colgono, mano a mano, dei fiori per un mazzetto nell’arco di una passeggiata in campagna. «Non voglio essere per la gente un guru del cibo», ha detto spiegando questo approccio, «non ho le risposte, e voglio che le persone lavorino su quello che leggono da sole». D’altronde, sa bene di non inventarsi nulla, e che il suo metodo di raccolta è figlio di un rigoroso giornalismo: «Non sono uno scienziato», dice di sé, «quello che ho è l’abilità di sintetizzare una storia e raccontarla».

Approfondire, studiare, imparare, interagire: in questo il metodo Pollan è in un certo senso erede di quello di Alexander von Humboldt, l’inventore dell’idea moderna di natura – «Vedendo la natura non come un sistema meccanicistico, ma un nuovo mondo eccitante pieno di meraviglie», nelle parole della biografa di Humboldt, Andrea Wulf. Non significa che non si arrivi a delle conclusioni o a dei capisaldi anche etici, nella sua opera: è diventato famosa la sua regola alimentare «Eat food. Not too much. Mostly plants», o l’altro motto che suggerisce di non mangiare niente che abbia, sull’etichetta, più di cinque ingredienti. Non segue le mode alimentari del momento – una delle sue passioni, ha più volte detto, è il pane, a lungo bandito dalle tavole più salutari negli Stati Uniti – e sa prendere posizioni anche politiche come, per esempio, sulla necessaria introduzione di una tassa sulle bibite gassate zuccherine. «Puoi usare il cibo per parlare dell’ambiente. Puoi usare il cibo per parlare di cultura. Puoi usare il cibo per parlare di politica», ha detto sempre al New York Magazine. I libri di Michael Pollan sono manuali per la consapevolezza e consigli per vivere meglio. Di questi tempi è tantissimo.

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