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06:27 domenica 1 febbraio 2026
TikTok ha chiuso l’account di Bisan Owda, una delle più note e apprezzate giornaliste palestinesi, senza una spiegazione Secondo la giornalista, 1.4 milioni di follower, vincitrice di un Emmy per i suoi reportage, la versione Usa dell'app sta censurando le voci palestinesi.
È uscita la prima immagine di Paul Mescal, Barry Keoghan, Harris Dickinson e Joseph Quinn nei panni dei Beatles e in tanti li trovano piuttosto buffi Hanno colpito molto soprattutto la scodella e i baffoni sfoggiati da Barry Keoghan, che nella saga diretta da Sam Mendes sarà Ringo Starr.
L’IDF ha confermato che i morti a Gaza sono almeno 70 mila, la stessa cifra riportata dal ministero della Salute della Striscia Finora, il numero di 71,667 non era stato considerato credibile da alcuni perché fornito da Hamas. Adesso anche l'esercito israeliano lo conferma.
Yung Lean, Robyn, Arca, Oklou, Kelela e tutte le altre buone ragioni per festeggiare i 25 anni di C2C Festival Sono finalmente stati annunciati i primi artisti che suoneranno a Torino dal 29 ottobre al 1 novembre 2026.
Il documentario su Melania Trump è appena uscito ma è già uno dei peggiori flop dell’anno Sostanzialmente, finora nessuno ha prenotato né comprato i biglietti. E quindi sarà difficile rientrare dei 70 milioni spesi tra produzione e distribuzione.
Nel sottosuolo di Niscemi c’è un sistema di rilevamento delle frane di cui tutti si sarebbero “dimenticati” per 20 anni Lo si è scoperto grazie a un'inchiesta della Stampa, secondo la quale gli strumenti di rilevamento sarebbero stati installati e poi abbandonati.
Un uomo ha tentato di far evadere dal carcere Luigi Mangione usando un forchettone da barbecue e una rotella tagliapizza L'improbabile colpo tentato da un ex pizzaiolo noto alle autorità si è concluso con la sua incarcerazione nella stessa prigione di Mangione.
Dopo due mesi di silenzio, Paul Dano ha risposto ai commenti offensivi che Quentin Tarantino ha fatto su di lui Al Sundance Film Festival, Dano ha raccontato di essere estremamente grato alle persone che lo hanno difeso

Ritorno a Neverland

Gli articoli da leggere per capire qualcosa di più del documentario Hbo su Michael Jackson e delle reazioni che ha provocato.

di Studio
09 Marzo 2019

Il 3 e 4 marzo Hbo ha trasmesso, fra molte polemiche, Leaving Neverland, il documentario diretto da Dan Reed che racconta la storia di James Safechuck e Wade Robson, due uomini che dichiarano di essere state abusati sessualmente da Michael Jackson quando erano bambini. Già durante la prima, che si è tenuta al Sundance Festival dello scorso gennaio, le reazioni al docu-film erano state tante e di natura diversa. Da una parte la Michael Jackson Estate, che si occupa dell’eredità del cantante scomparso nel 2009, che, insieme ai fan più accaniti, l’ha bollato come un’operazione volta a screditarne la memoria; dall’altra le tante riflessioni su quella memoria e sul rapporto che oggi instauriamo con il personaggio – sia pubblico sia, inevitabilmente, privato – che è stato Michael Jackson. Per approfondire, abbiamo scelto alcuni degli articoli più interessanti usciti in questi giorni e l’intervista di Gayle King sulla Cbs a Safechuck e Robson, i protagonisti del documentario. Quindi potrete leggere due pezzi d’archivio, uno di Vanity Fair e l’altro del New Yorker, uno dei quali risale agli anni del celebre processo che coinvolse il cantante nel 2005. Il 19 novembre del 2003, infatti, il tribunale di Santa Barbara, in California, aveva spiccato un mandato d’arresto nei confronti di Jackson con l’accusa di molestie sessuali a un minore di 14 anni. Il giorno dopo la star si consegnò spontaneamente alle forze dell’ordine, mentre il processo vero e proprio iniziò due anni dopo. Si concluse il 13 giugno del 2005, dopo che le accuse furono smantellate una per una, con la decisione all’unanimità della giuria di assolvere Jackson. È un caso che più di ogni altro (in questi giorni si è parlato molto anche di R. Kelly, ad esempio, in occasione della sua prima intervista pubblica dall’arresto per molestie sessuali) offre spunti di riflessione sulla celebrità, sulla separazione tra opera e artista e sul dibattito attorno a questi temi.

She Wrote the Book on Michael Jackson. Now She Wishes It Said MoreThe Cut
Nel 2006, la scrittrice e Premio Pulitzer Margo Jefferson ha scritto On Michael Jackson, che il New York definisce «l’analisi definitiva» sul personaggio, perché ne racconta la storia senza essere una biografia compilativa e descrive bene lo spazio che Jackson ha occupato (e ancora occupa) nella cultura pop. In questa bella intervista con Anna Silman, Jefferson spiega perché oggi vede quel libro come incompleto e discute dell’eredità di Jackson, delle accuse vecchie e nuove e del nostro complicato rapporto con le icone della sua portata.

Can we love Michael Jackson’s work and loathe the man?Financial Times
Fiona Sturges sul Ft si concentra su uno dei temi di cui più abbiamo discusso in tempi recenti, in particolare da quando è scoppiato il caso Harvey Weinstein e il movimento #MeToo. È una discussione per niente nuova e ha riguardato personalità come Woody Allen, Bill Cosby e Roman Polanski fra gli altri. «Ognuno di noi definisce in maniera diversa il proprio rapporto con quegli artisti considerati “problematici”. È una linea che tracciamo nella sabbia e che può cambiare in base all’età, all’estrazione sociale, al genere e, naturalmente, al tipo di crimini commessi», scrive la giornalista.

Neverland’s Lost BoysVanity Fair
Maureen Orth, una delle giornaliste più celebri che ha coperto il processo del 2005, nel 2004 scriveva un lungo articolo su VF in cui raccontava nel dettaglio la vita nel ranch avvalendosi delle testimonianze dell’ex consulente legale di Michael Jackson e altri insider che a Neverland avevano vissuto e lavorato. È un lungo racconto pieno di aneddoti sulla vita privata della star e, soprattutto, testimonia bene l’interesse spasmodico che in quegli anni di sviluppò attorno al processo, uno dei più seguiti e documentati dalla stampa internazionale.

The Pale KingThe New Yorker
Nel 2012, a tre anni dalla sua morte, Bill Wyman torna sull’eredità ambigua di Michael Jackson e ne traccia un lungo profilo, ricostruendone la scalata al successo. Nessuno più di lui, secondo il giornalista, rappresentava meglio l’eterna ambizione di un’intera categoria di artisti – soprattutto afroamericani – di assurgere all’olimpo del sogno americano. Eternamente scisso tra le sue origini e le sue aspirazioni, Michael Jackson «ha soddisfatto quell’ambizione nel modo più spettacolare rispetto a qualsiasi altro artista nero venuto prima o dopo di lui». Un’affermazione che, molto probabilmente, è vera ancora oggi.

Michael Jackson’s accusers detail alleged abuse by the late pop icon – CBS This Morning

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