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20:38 martedì 3 marzo 2026
La Spagna è fin qui l’unico Paese occidentale che ha condannato l’attacco di Usa e Israele all’Iran Pedro Sánchez ha detto che «si può essere contro un regime odioso e, allo stesso tempo, contro un intervento militare ingiustificato e pericoloso».
Anche gli eredi di Frida Kahlo sono esasperati dalla mercificazione di Frida Kahlo La pro nipote Cristina Kahlo ha pubblicamente espresso la sua frustrazione per la trasformazione dell'artista in un santino commerciale.
Sta riscuotendo grande successo un sito che raccoglie firme per mandare in guerra Barron Trump, il figlio più piccolo di Donald Si chiama DraftBarronTrump.com e lo ha lanciato Toby Morton, ex sceneggiatore di South Park.
Nonostante la guerra sia scoppiata di sabato, l’organo di sicurezza dell’Unione europea si è riunito di lunedì perché nel fine settimana non lavora nessuno Lo ha annunciato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen con un post su X, diventato un instant classic dei meme sulla burocrazia europea.
L’ex ministro dell’economia greco Yanis Varoufakis verrà processato perché in un podcast ha detto di aver provato l’ecstasy 37 anni fa L'ex ministro delle Finanze è accusato di «promozione e pubblicità di sostanze stupefacenti» e rischia dai 6 mesi ai 10 anni di carcere.
Nell’album di beneficenza Help(2), assieme a tutte le rockband più importanti di quest’epoca, ci saranno anche gli Oasis Nel disco, che esce il 6 marzo, ci sarà anche una loro versione di “Acquiesce” registrata durante uno dei concerti a Wembley del reunion tour.
C’è un videogioco in cui la missione è sopravvivere alla vita da disoccupato Si chiama Unemployment Simulator 2018 e affronta il dolore emotivo e la pressione sociale che derivano dal ritrovarsi improvvisamente disoccupati.
Un fan ha scoperto su internet che Rosalía si è esibita ai Brit Awards su un remix techno di “Berghain” fatto da lui Si chiama Conrdad Taylor, è un producer e dj tedesco che vive a New York e non aveva idea che sarebbe successo.

Se gruppi Facebook come “Mia Moglie”, in cui uomini pubblicano foto delle compagne senza il loro consenso, rimangono aperti è anche per colpa dell’AI

Se ne sta parlando moltissimo dopo la denuncia della scrittrice Carolina Capria: il gruppo, a cui erano iscritti 32 mila uomini, è rimasto aperto e pubblico per 6 anni, sfuggendo a ogni moderazione.

20 Agosto 2025

Aggiornamento delle 14 di mercoledì 20 agosto
Il gruppo “Mia moglie” è stato chiuso, «Abbiamo rimosso il Gruppo Facebook Mia Moglie per violazione delle nostre policy contro lo sfruttamento sessuale di adulti. Non consentiamo contenuti che minacciano o promuovono violenza sessuale, abusi sessuali o sfruttamento sessuale sulle nostre piattaforme. Se veniamo a conoscenza di contenuti che incitano o sostengono lo stupro, possiamo disabilitare i gruppi e gli account che li pubblicano e condividere queste informazioni con le forze dell’ordine», si legge nel comunicato diffuso da Meta.

Non c’è niente di nuovo nella storia di “Mia moglie”, famigerato gruppo Facebook che in tanti hanno avuto il dispiacere di scoprire in queste ore grazie alla denuncia su Instagram della scrittrice Carolina Capria, ripresa poi da un articolo di VDnews e successivamente da molti altri (Ansa, Sky, Fanpage, La Stampa tra gli altri). Uomini che fotografano di nascosto le loro compagne, pubblicano queste foto su un gruppo Facebook – aperto, pubblico – senza alcun consenso e lasciano che altri uomini le commentino con affermazioni che vanno dal disgustoso al violento. Non è una storia nuova, dicevamo, né una che invecchierà tanto presto, purtroppo. Proprio per questo viene da chiedersi: perché continua a succedere? Com’è possibile che le piattaforme, in questo caso Facebook, quindi Meta, non riescano a trovare una soluzione al problema? Ancora una volta, “Mia moglie” è un gruppo aperto, pubblico, che esiste da sei anni.

La risposta ha a che vedere con cosa è e come si fa la moderazione dei contenuti oggi. Partiamo da un fatto, risaputo ma comunque da sottolineare: sui social media vengono pubblicati ogni giorno tantissimi contenuti illegali, nel senso di criminali, nel senso di penalmente perseguibili (violenti, pedopornografici, etc.) e che la maggior parte di questi contenuti non fanno in tempo ad arrivare agli utenti grazie al tempestivo intervento dei moderatori (sulle conseguenze psicologiche del mestiere di moderatore sono stati scritti tanti articoli, uno dei primi e più belli è questo di The Verge, dallo stupendo titolo “The Trauma Floor”). Ora, negli ultimi anni sono successe due cose che hanno reso ancora più difficile un compito già arduo come la moderazione dei contenuti sui social: le piattaforme hanno deciso di moderare meno, quindi di investire meno in personale addetto – i servizi di moderazione venivano spesso affidati ad aziende terze – e il compito è stato progressivamente ma velocemente tolto agli esseri umani e lasciato alle intelligenze artificiali.

Ricorderete le diverse affermazioni di Zuckerberg in fatto di moderazione dei contenuti delle piattaforme Meta: è da cambiare, cioè da allentare, per garantire la libertà d’espressione. Molti di questi cambiamenti sono avvenuti dopo l’elezione di Trump, momento in cui, sicuramente per un fortuito caso, Zuckerberg ha deciso di inaugurare questa nuova linea politica in fatto di moderazione. Tante persone che lavoravano in questo settore sono state licenziate e sostituite da una AI. Ora, perché questo è un problema, nei casi come quello del gruppo “Mia moglie”? Perché qualsiasi AI va addestrata ed è molto, molto difficile far capire a una AI che certi contenuti sono da moderare o da eliminare. L’AI riconosce facilmente immagini di nudo o di sesso, ma nel caso di “Mia moglie”, di immagini così ce ne sono pochissime: la maggior parte delle donne sono ritratte in momenti quotidiani, ignare di quello che il compagno sta facendo. Lo stesso discorso vale per i commenti alle fotografie: un essere umano capisce che, nel contesto di quel gruppo, un commento come «Da sfondare» è violento. Ma una macchina, per la quale quel contesto è molto più difficile da cogliere, quelle stesse parole costituiscono solo una preposizione e un verbo all’infinito: potrebbero riferirsi a una parete e non a una donna, non sono immediatamente riconoscibili come violente, a differenza di parole come “violentare” o “uccidere”, per esempio. E poi c’è la questione del consenso, fondamentale in tutti i casi come questo e in tutti i casi di violenza sulle donne: se i 32 mila uomini iscritti al gruppo “Mia moglie” sembrano incapaci di comprendere il concetto di consenso, come possiamo sperare che lo capisca una macchina, spesso addestrata, tra l’altro, fruendo i “contenuti” prodotti da quegli stessi uomini?

Questa la situazione, dunque. Al momento in cui scriviamo, il gruppo “Mia moglie” resta aperto e pubblico. È pieno di commenti indignati e disgustati di persone che lo hanno scoperto in queste ore, e di risposte sorprese e stizzite degli uomini che lo frequentavano da tempo (che nel frattempo hanno creato un nuovo gruppo, privato, da aggiungersi agli altri canali, sicuramente almeno uno Telegram, in cui scambiarsi foto). È stata sporta denuncia alla Polizia Postale e le autorità stanno indagando.

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