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Per i vent’anni di High School Musical, Disney ha spezzettato il film in 52 video brevi e lo ha pubblicato tutto su TikTok È la prima volta che un produttore e distributore come Disney "adatta" un film per essere visto su un social.
C’è un sito in cui le AI possono affittare degli esseri umani a cui far fare tutto quello che vogliono Si chiama Rentahuman.ai, lo ha lanciato un signore di nome Liteplo, finora (per fortuna) non ha riscosso alcun successo.
Sono state pubblicate le foto della corona tutta ammaccata che i ladri hanno lasciato cadere durante il furto al Louvre Il museo ha diffuso le immagini del gioiello, danneggiato ma ancora integro, in attesa di lanciare un bando per decidere chi la restaurerà.
In realtà, il litigio tra Ghali, Comitato olimpico e ministero dello Sport va avanti da settimane Le polemiche di questi giorni sono il culmine di bisticci che vanno avanti da quando Ghali è stato scelto per partecipare alla cerimonia d'apertura.
Un articolo fatto con l’AI pubblicato da un’agenzia di viaggi ha portato dei turisti a cercare delle inesistenti terme in uno sperduto paesino in Tasmania All'improvviso, nel minuscolo paesino di Weldborough, 33 abitanti, si sono presentati decine di turisti che chiedevano come raggiungere le terme.
Da oggi Stati Uniti e Russia potranno aggiungere al loro arsenale militare tutte le testate atomiche che vogliono Sono le conseguenze del mancato rinnovo dell'accordo New START, che limitava la proliferazione delle armi nucleari.
Pieter Mulier è il nuovo Direttore creativo di Versace Diventerà ufficialmente Chief Creative Officer l'1 luglio.
La Lofi Girl di YouTube aprirà il suo primo Lofi Café in centro a Parigi Proprio come nel suo canale, diventato famosissimo durante la pandemia e attivo ancora oggi, sarà un posto dove studiare e rilassarsi insieme.

Cattelan, Gucci e l’arte di copiare

Dall'11 ottobre il Museo Yuz di Shanghai ospita The Artist is present, una mostra collettiva sul tema della copia, a cura di Maurizio Cattelan.

14 Settembre 2018

«L’appropriazione è il modus operandi per eccellenza del contemporaneo, e questo vale per le arti visive almeno quanto per le strategie di marketing e comunicazione», scriveva Angelo Flaccavento nel 2015 in Gucci e l’estetica dell’appropriazione, commentando un nuovo progetto di Alessandro Michele, da poco approdato alla direzione creativa di Gucci. E continuava: «viviamo un big bang continuo nel quale risulta sempre più difficile distinguere l’originale dalla copia – sempre che la nozione di originalità abbia ancora una qualche rilevanza – non ultimo perché la differenza è spesso nel modo, o nel come, non nel cosa, ovvero nell’oggetto».

Le immagini di #Guccigram definivano «un caleidoscopio insieme consistente e inconsistente di effervescenze pop intorno al marchio, visto come hub culturale/curatoriale. Un congegno a tempo, in altre parole, ma va bene così: l’assuefazione fulminea, oggi, è parte dell’esperienza estetica di ciascuno, mentre la perversione di rimandi, associazioni, incongruità aggrega e insieme disgrega cultura alta e bassa, creando un territorio elastico di confine». Un territorio così elastico che si piega senza mai spezzarsi: 3 anni dopo Alessandro Michele ha dimostrato di aver saputo dare forma a un sistema consapevole, coerente e potenzialmente inesauribile, in grado di germinare continuamente meraviglia e sorpresa, pur procedendo attraverso l’elaborazione del passato, e quindi l’appropriazione, la ricostruzione, il collage, addirittura la copia.

L’ultima sorpresa nata dal rigoglioso giardino che, per come me la immagino, dev’essere la mente di Alessandro Michele, è la mostra The Artist is Present, un progetto espositivo curato da Maurizio Cattelan e promosso da Gucci che avrà luogo al Museo Yuz di Shanghai (proprio in Cina, dove l’arte della copia raggiunge la perfezione), dall’11 ottobre al 16 dicembre. La breve durata dell’esposizione sembra riproporre la natura momentanea di quelli che Flaccavento aveva definito “congegni a tempo”. Come curatore, Alessandro Michele non poteva scegliere artista più appropriato e coerente di Cattelan, che fin dai suoi primi esperimenti degli anni Novanta ha saputo mantenere intatto lo spirito del bambino dispettoso, del genio anarchico, dello scemo del villaggio e del cocco dei musei più importanti del mondo (tutto insieme, ovviamente), dimostrandosi sempre in grado di irritare il pubblico generalista (che però, chissà perché, tra gli artisti italiani ricorda soltanto il suo nome) e deliziare la critica.

L’ArtWall realizzato a Milano si trova in Corso Garibaldi

In pieno stile cattelaniano, perfino il titolo della mostra è copiato: The Artist is Present rimanda alla famosa performance di Marina Abramovic al MoMA. Nel 2010 l’artista trascorse 700 ore su una sedia, invitando i visitatori del museo a sedersi di fronte a lei: all’evento parteciparono quasi 1400 persone, alcune sedendosi per solo pochi minuti, altre per un giorno intero. Muta e immobile, Abramovic – abito rosso, treccia nera – cercò di impedire che dal suo viso trapelasse ogni forma di emozione o stanchezza.

Rubare il titolo di una performance del genere, in cui l’artista si dona in carne ed ossa (e al tempo stesso si nega, rifiutando l’interazione, ma trasmettendo un’enorme energia emotiva) al suo pubblico, è già di per sé un gesto geniale: qui nessun artista sarà presente con il corpo, né attraverso le tracce fisiche di un qualche sacrale gesto artistico, tantomeno attraverso l’emotività. Le opere che verranno esposte alla mostra – realizzate da alcuni tra i più noti artisti contemporanei (Philippe Parreno, Yan Pei-Ming, John Armleder, Kaari Upson, Danh Vo, per citarne solo alcuni) e diversi artisti cinesi – saranno invece accomunate dal tema del falso e della simulazione.

The Artist is Present è la dimostrazione che, nell’era della pervasività delle immagini nella nostra vita quotidiana e della loro infinita riproduzione su ognuno dei nostri schermi, questo modo di agire – riproducendo, imitando, selezionando, componendo, mescolando – definisce il paradigma della cultura globale. Ebbene sì: anche quando copia, l’artista è presente. Nel caso di Cattelan (che nel 2017 si era raccontato sulle pagine di Studio), così presente da curare la mostra. Anche questa volta, come da sempre accade nel suo lavoro, i valori fondamentali identificati con l’opera d’arte dal mondo occidentale – originalità, intenzione, espressione, sacralità, autorialità – vengono demoliti dalle fondamenta.

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