Hype ↓
16:42 mercoledì 1 luglio 2026
Tom Verlaine dei Television aveva una collezione di 4 mila vinili e adesso quella collezione è in vendita I vinili del frontman dei Television si potranno acquistare sulla piattaforma Discogs oppure nel negozio di dischi Academy Recors, a Brooklyn.
Quest’anno il Glastonbury non ci sarà perché gli organizzatori vogliono far “riposare” il terreno sul quale si tiene il festival Lo chiamano anno di maggese, ce n'è uno ogni cinque edizioni del festival, serve a far ricrescere l'erba e a far brucare tranquille le mucche.
In Francia hanno approvato una legge che equipara l’ultra fast fashion a sigarette e alcolici Una legge che va a limitare fortemente le attività di colossi come Shein, Temu e AliExpress, imponendo una nuova tassa e il divieto di pubblicità.
L’ondata di caldo è stata una catastrofe per i festival musicali indipendenti, che già se la passavano piuttosto male Solo nello scorso fine settimana ci sono state una mezza dozzina di cancellazioni di concerti e festival annullati. Alcuni rischiano di non tornare più.
A Balenciaga piace così tanto Substack che è diventata la prima maison di moda a farci una partnership La maison utilizza la piattaforma da tempo: lì ha annunciato l'arrivo di Piccioli e fa anche le dirette streaming delle sfilate
Oltre a quella di Nolan, quest’anno uscirà anche un’altra Odissea: un audiolibro lungo 13 ore narrato dalla voce di Michael Caine clonata con l’AI L'ha fatto l'azienda AI ElevenLabs e sì, Michael Caine ha dato il consenso a clonare la sua voce e no, l'audiolibro non c'entra niente con il film.
Quella per trovare l’ombra, quella per cercare le fontanelle, quella per lamentarsi del caldo e tutte le app di cui abbiamo scoperto di avere un disperato bisogno per colpa dell’ondata di caldo E si chiamano rispettivamente shademaps.app, fontanelle.org e troppocaldo.it. Difficilmente potremo farne a meno nel futuro.
La Filmoteca Española, la Cineteca Nazionale italiana, la Cinémathèque Française e il Filmmuseum di Monaco lavoreranno assieme per ricostruire il leggendario Don Chisciotte di Orson Welles Un'"alleanza" per compiere un'impresa considerata impossibile: portare finalmente a termine il sogno che Welles inseguì per tutta la vita.

Mastodon ci salverà da Twitter?

Cos'è e come funziona il social network che in molti cominciano a considerare come l'antidoto al Twitter di Elon Musk.

di Studio
27 Novembre 2022

Eugen Rochko è il fondatore del social network Mastodon e in questi giorni sui social sta girando molto lo screenshot di una conversazione tra lui e un utente di quello che in tanti hanno cominciato a definire l’anti-Twitter, dove anti sta per abbreviazione di antidoto e Twitter sta per qualsiasi cosa verrà fuori dopo che Elon Musk avrà completato la ristrutturazione aziendale. Lo screenshot, si diceva. Rochko, che su Mastodon è noto con il nickname Eugen, risponde a un utente che gli chiede perché sul suo social le posizioni “alt-right” vengono censurate. «I nazisti sono il male e non voglio dare loro una piattaforma per fare proselitismo», risponde Eugen. L’utente – Iwakura Lain – risponde indignato che «i nazisti non esistono più da tempo e non tutto ciò che è di destra è nazista». Chiosa di Eugen: «Queste stronzate con me non funzionano, bello». In questo scambio ci sono diversi motivi per i quali moltissime persone nelle ultime settimane – più o meno da quando Musk è entrato nella sede di Twitter portandosi dietro un lavandino – hanno deciso di lasciare Twitter e trasferirsi su Mastodon. Perché, come spiegava Omkar Khandekar in un’intervista a Rochko pubblicata su Mint nel 2019, la differenza fondamentale tra Mastodon e tutti gli altri social attualmente esistenti sono le sue «inflessibili politiche contro l’abuso e la discriminazione».

In questi giorni Mastodon ha superato per la prima volta la soglia del milione di utenti attivi mensili e ha registrato un picco di ottantamila nuove iscrizioni in un solo giorno il 27 ottobre, data della conferma del passaggio di proprietà di Twitter. Ovviamente c’entra quello che sta succedendo a Twitter e che potrebbe succedere a Twitter ora che «the bird is free», come ha scritto il neo-proprietario Elon Musk al momento dell’acquisizione. A prescindere dalla fama che Musk si è fatto nel corso degli anni – su Twitter soprattutto – le premesse poste in queste settimane non sembrano delle più incoraggianti ed è per questo che in tanti hanno cominciato a guardarsi attorno, in cerca di un’alternativa. A nemmeno due settimane dal completamento dell’acquisto, si sono già registrate novità come: l’esponenziale aumento di tweet contenenti insulti razzisti – secondo il Washington Post, una parte di questi pare siano stati “organizzati” su 4chan e sul forum di lealisti trumpiani TheDonald; la promessa di Musk di «indagare approfonditamente» sulla sospensione dei profili degli esponenti della destra brasiliana; la chiusura del profilo della comica Kathy Griffin, rea di aver imitato Musk senza postare prima un disclaimer che precisasse che si trattava di un’imitazione (Griffin è poi tornata sul social usando il profilo della defunta madre); l’invito di Musk a votare per i repubblicani alle imminenti elezioni di medio termine negli Stati Uniti. E quindi, tutto sommato, si può dire che un milione di utenti attivi al mese per Mastodon sono pure pochi.

Se c’è una cosa che serie tv come Succession e film come Triangle of Sadness ci hanno spiegato è che i ricchi fanno schifo. È una delle cose che molti trovano attraente di Mastodon è che i ricchi che fanno schifo non potranno mai acquistare la piattaforma e trasformarla in una schifezza. Ha a che vedere con l’architettura stessa della piattaforma: non si tratta di un vero e proprio social network, a essere precisi, ma un network di social network chiamato Fediverse tenuto assieme dalla tecnologia Mastodon. Almeno in teoria, nessuno può acquistare Mastodon nella sua interezza data la sua architettura “decentralizzata” di rete che distribuisce i contenuti a seconda degli interessi espressi e della posizione geografica, ed è per questo che il social è stato finora una sorta di oasi per quelle che il Guardian ha definito «left leaning niche communities». In teoria, non è possibile che un giorno un miliardario decida di spendere 44 miliardi di dollari per il piacere di decidere che la lunghezza dei toots – l’equivalente dei tweet, un gioco di parole sulla parola tooth, la zanna del mastodonte che è nome e icone del social – deve passare dagli attuali 500 caratteri a 1000 per motivi di libertà d’espressione o che agli utenti del social deve essere garantita la possibilità di “boostare” – è così che su Mastodon si chiama il gesto su Twitter noto come retweet – contenuti razzisti. È un punto, questo, di cui Rochko si è sempre detto molto orgoglioso. Per lui, “l’inscalabilità” di Mastodon è parte dell’ethos della piattaforma e l’ethos della piattaforma si basa sulla negazione della celebrity culture con tutto quello che ne consegue. Quando a Rochko si dice che la mancanza di figure come Elon Musk o Donald Trump costituisce una debolezza per la crescita di Mastodon, lui risponde sempre che «certo, in Mastodon non esiste la celebrity culture. Ma per me questa è una feature e non un bug. L’adorazione delle celebrità è ciò che ha reso malsano il nostro rapporto con i social media». Anche per questo, sul suo social la questione della spunta blu – gratuita, a pagamento, necessaria, superflua – non si pone. Diventare utente certificato su Mastodon è piuttosto semplice: basta linkare nel proprio profilo un sito gestito tramite quello stesso profilo, e il social network aggiungerà quell’utente alla lista dei certificati.

Se Mastodon potrà davvero diventare un’alternativa – un antidoto, dicono i pessimisti – a Twitter, in questo momento è impossibile dirlo. Un milione di utenti attivi in un mese possono sembrare tanti in termini assoluti, ma basta un confronto per ricordare gli ordini di grandezza: Twitter, il minore dei maggiori social, ha 238 milioni di utenti attivi. Al giorno. A queste cifre, gli ottimisti rispondono ricordando il repentino aumento delle iscrizioni alla piattaforma che il social ha registrato dal 27 ottobre in poi: fino a quel giorno, a Mastodon si iscrivevano tra i sessanta e gli ottanta nuovi utenti all’ora; dal 27 ottobre in poi i nuovi iscritti sono stati migliaia tutti i giorni. Di sicuro, Rochko dovrà decidersi a trasformare quella che finora è stata poco più di una ditta individuale in un’azienda vera e propria: dal 2016, anno della fondazione, a oggi, lui è sempre stato l’unico dipendente a tempo pieno di Mastodon, ha fatto tutto dalla sua casa in Germania, assegnandosi il modesto stipendio mensile di 2400 euro. Da quando del suo social si è cominciato a parlare così tanto, è stato costretto a lavorare dalle 12 alle 14 ore tutti i giorni – più o meno la settimana lavorativa che Musk vorrebbe imporre ai dipendenti che resteranno a Twitter dopo la fine dei licenziamenti di massa – per star dietro alla domanda crescente e alle necessità in aumento.  L’unica cosa che Rochko ha assicurato che non cambierà mai è il principio che ha voluto seguire sin da quando ha avuto l’idea di costruire un social media: «Gli utenti di Mastodon devono avere molto più potere di me».

Articoli Suggeriti
C’è un gioco da tavolo in cui la missione è organizzare e compiere un attentato contro Mussolini

Si intitola Attento al dvce! ed è un racconto delle «gesta di poche persone, spesso sole e mal organizzate ma colme di rabbia, coraggio e soprattutto di speranza in un mondo nuovo libero dal fascismo».

Si è scoperto che Peter Thiel ha fondato una società segreta in cui le persone più ricche e potenti del mondo si ritrovano per parlare di argomenti piuttosto strani

Tra gli incontri organizzati da questo curioso club figurano "Fondiamo una setta" e "Come va la tua vita sessuale?".