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Dopo aver riportato al cinema le streghe, i lupi mannari e i vampiri, Robert Eggers farà la stesa cosa con Romeo e Giulietta E siccome gli piacciono gli adattamenti infedeli, il film non si intitolerà Romeo e Giulietta e potrebbe non essere ambientato a Verona
In Israele sta iniziando a mancare l’acqua potabile perché Israele ha distrutto gli impianti di depurazione a Gaza Dal 7 ottobre 2023 i bombardamenti hanno distrutto il 90 per cento delle infrastrutture idriche e fognarie di Gaza. E adesso questo è diventato un problema anche per Israele.
Non si sa niente del nuovo film di Gregg Araki, ma il fatto che si intitoli Il declino della fottuta civiltà occidentale ci fa sperare benissimo Il regista di Mysterious Skin starebbe dirigendo una commedia dark con Ashton Kutcher, Alison Brie e Jesse Williams.
I Meta Glasses sono talmente odiati che qualcuno si è inventato un’app che si chiama Zuckoff che ti avverte se ce n’è un paio nella vicinanze Si chiama Zuckoff, intercetta le frequenze bluetooth con cui gli smart glasses si collegano al telefono e avvisa chi l'ha installata.
Trump non fa altro che parlare male dell’ONU, ma intanto è solo grazie all’ONU se Usa e Iran si sono finalmente incontrati dopo settimane di bombe, insulti e minacce Ovviamente all'incontro hanno partecipato funzionari americani e iraniani, non lui. Lui ha fatto un discorso in cui insultava e minacciava l'Iran.
Sally Rooney è riuscita a far cancellare la costruzione di un data center in Irlanda Un data center contestato dall'autrice di Intermezzo e Persone normali si è appena visto revocare il permesso di costruire per aver violato la politica climatica nazionale irlandese.
La migliore risposta all’uscita di Tajani sulle gonne delle donne sono le immagini AI di Tajani che indossa gonne di ogni foggia, fattura, lunghezza, materiale e colore Il Ministro degli Esteri ha detto che l'affidabilità di una donna è inversamente proporzionale alla lunghezza della sua donna. La shitstorm non si è fatta attendere.
Meta ha bloccato la promozione di un adattamento teatrale di Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf in quanto contenente “temi femministi” Il Teatre Raval di Barcellona ha condiviso la surreale conversazione avuta con Meta riguardo alla censura dei post sullo spettacolo: per risolvere la situazione, Meta ha consigliato di eliminare le «parole chiave», in modo che il testo non sembrasse «incoraggiare l'attivismo».

Mastodon ci salverà da Twitter?

Cos'è e come funziona il social network che in molti cominciano a considerare come l'antidoto al Twitter di Elon Musk.

di Studio
27 Novembre 2022

Eugen Rochko è il fondatore del social network Mastodon e in questi giorni sui social sta girando molto lo screenshot di una conversazione tra lui e un utente di quello che in tanti hanno cominciato a definire l’anti-Twitter, dove anti sta per abbreviazione di antidoto e Twitter sta per qualsiasi cosa verrà fuori dopo che Elon Musk avrà completato la ristrutturazione aziendale. Lo screenshot, si diceva. Rochko, che su Mastodon è noto con il nickname Eugen, risponde a un utente che gli chiede perché sul suo social le posizioni “alt-right” vengono censurate. «I nazisti sono il male e non voglio dare loro una piattaforma per fare proselitismo», risponde Eugen. L’utente – Iwakura Lain – risponde indignato che «i nazisti non esistono più da tempo e non tutto ciò che è di destra è nazista». Chiosa di Eugen: «Queste stronzate con me non funzionano, bello». In questo scambio ci sono diversi motivi per i quali moltissime persone nelle ultime settimane – più o meno da quando Musk è entrato nella sede di Twitter portandosi dietro un lavandino – hanno deciso di lasciare Twitter e trasferirsi su Mastodon. Perché, come spiegava Omkar Khandekar in un’intervista a Rochko pubblicata su Mint nel 2019, la differenza fondamentale tra Mastodon e tutti gli altri social attualmente esistenti sono le sue «inflessibili politiche contro l’abuso e la discriminazione».

In questi giorni Mastodon ha superato per la prima volta la soglia del milione di utenti attivi mensili e ha registrato un picco di ottantamila nuove iscrizioni in un solo giorno il 27 ottobre, data della conferma del passaggio di proprietà di Twitter. Ovviamente c’entra quello che sta succedendo a Twitter e che potrebbe succedere a Twitter ora che «the bird is free», come ha scritto il neo-proprietario Elon Musk al momento dell’acquisizione. A prescindere dalla fama che Musk si è fatto nel corso degli anni – su Twitter soprattutto – le premesse poste in queste settimane non sembrano delle più incoraggianti ed è per questo che in tanti hanno cominciato a guardarsi attorno, in cerca di un’alternativa. A nemmeno due settimane dal completamento dell’acquisto, si sono già registrate novità come: l’esponenziale aumento di tweet contenenti insulti razzisti – secondo il Washington Post, una parte di questi pare siano stati “organizzati” su 4chan e sul forum di lealisti trumpiani TheDonald; la promessa di Musk di «indagare approfonditamente» sulla sospensione dei profili degli esponenti della destra brasiliana; la chiusura del profilo della comica Kathy Griffin, rea di aver imitato Musk senza postare prima un disclaimer che precisasse che si trattava di un’imitazione (Griffin è poi tornata sul social usando il profilo della defunta madre); l’invito di Musk a votare per i repubblicani alle imminenti elezioni di medio termine negli Stati Uniti. E quindi, tutto sommato, si può dire che un milione di utenti attivi al mese per Mastodon sono pure pochi.

Se c’è una cosa che serie tv come Succession e film come Triangle of Sadness ci hanno spiegato è che i ricchi fanno schifo. È una delle cose che molti trovano attraente di Mastodon è che i ricchi che fanno schifo non potranno mai acquistare la piattaforma e trasformarla in una schifezza. Ha a che vedere con l’architettura stessa della piattaforma: non si tratta di un vero e proprio social network, a essere precisi, ma un network di social network chiamato Fediverse tenuto assieme dalla tecnologia Mastodon. Almeno in teoria, nessuno può acquistare Mastodon nella sua interezza data la sua architettura “decentralizzata” di rete che distribuisce i contenuti a seconda degli interessi espressi e della posizione geografica, ed è per questo che il social è stato finora una sorta di oasi per quelle che il Guardian ha definito «left leaning niche communities». In teoria, non è possibile che un giorno un miliardario decida di spendere 44 miliardi di dollari per il piacere di decidere che la lunghezza dei toots – l’equivalente dei tweet, un gioco di parole sulla parola tooth, la zanna del mastodonte che è nome e icone del social – deve passare dagli attuali 500 caratteri a 1000 per motivi di libertà d’espressione o che agli utenti del social deve essere garantita la possibilità di “boostare” – è così che su Mastodon si chiama il gesto su Twitter noto come retweet – contenuti razzisti. È un punto, questo, di cui Rochko si è sempre detto molto orgoglioso. Per lui, “l’inscalabilità” di Mastodon è parte dell’ethos della piattaforma e l’ethos della piattaforma si basa sulla negazione della celebrity culture con tutto quello che ne consegue. Quando a Rochko si dice che la mancanza di figure come Elon Musk o Donald Trump costituisce una debolezza per la crescita di Mastodon, lui risponde sempre che «certo, in Mastodon non esiste la celebrity culture. Ma per me questa è una feature e non un bug. L’adorazione delle celebrità è ciò che ha reso malsano il nostro rapporto con i social media». Anche per questo, sul suo social la questione della spunta blu – gratuita, a pagamento, necessaria, superflua – non si pone. Diventare utente certificato su Mastodon è piuttosto semplice: basta linkare nel proprio profilo un sito gestito tramite quello stesso profilo, e il social network aggiungerà quell’utente alla lista dei certificati.

Se Mastodon potrà davvero diventare un’alternativa – un antidoto, dicono i pessimisti – a Twitter, in questo momento è impossibile dirlo. Un milione di utenti attivi in un mese possono sembrare tanti in termini assoluti, ma basta un confronto per ricordare gli ordini di grandezza: Twitter, il minore dei maggiori social, ha 238 milioni di utenti attivi. Al giorno. A queste cifre, gli ottimisti rispondono ricordando il repentino aumento delle iscrizioni alla piattaforma che il social ha registrato dal 27 ottobre in poi: fino a quel giorno, a Mastodon si iscrivevano tra i sessanta e gli ottanta nuovi utenti all’ora; dal 27 ottobre in poi i nuovi iscritti sono stati migliaia tutti i giorni. Di sicuro, Rochko dovrà decidersi a trasformare quella che finora è stata poco più di una ditta individuale in un’azienda vera e propria: dal 2016, anno della fondazione, a oggi, lui è sempre stato l’unico dipendente a tempo pieno di Mastodon, ha fatto tutto dalla sua casa in Germania, assegnandosi il modesto stipendio mensile di 2400 euro. Da quando del suo social si è cominciato a parlare così tanto, è stato costretto a lavorare dalle 12 alle 14 ore tutti i giorni – più o meno la settimana lavorativa che Musk vorrebbe imporre ai dipendenti che resteranno a Twitter dopo la fine dei licenziamenti di massa – per star dietro alla domanda crescente e alle necessità in aumento.  L’unica cosa che Rochko ha assicurato che non cambierà mai è il principio che ha voluto seguire sin da quando ha avuto l’idea di costruire un social media: «Gli utenti di Mastodon devono avere molto più potere di me».

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